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Museo di stranezze
«E’ necessaria soprattutto una grande sensibilità. Rappresentarsi tutto nel mondo come un enigma, non soltanto le grandi questioni che ci si è sempre posti (...). Capire l’enigma di certe cose considerate in generale come insignificanti (...). Vivere nel mondo come in un grande museo di stranezze, pieno di giocattoli curiosi e variopinti che cambiano aspetto e che talvolta, come dei bambini, noi rompiamo per vedere com’erano fatti dentro. E, delusi, ci accorgiamo che erano vuoti.» Giorgio De Chirico, 1913. ...mi accingo a scrivere finalmente i miei primi pensieri “seri” su questo sito, che mi entusiasma ogni giorno di più!Parto con queste riflessioni di un De Chirico 25enne, perchè mi diverte immaginarlo mentre le scrive, ma soprattutto perchè mi piacciono e volevo condividerle con Voi.
Mi sento di affermare che, indirettamente, sto lavorando proprio per Giorgio De Chirico; ho firmato, qualche mese fa, un contratto di lavoro a tempo determinato (incredibile: non il tanto utilizzato “contratto a progetto”!!) che mi lega a Palazzo Zabarella di Padova, sede - fino al 27 Maggio 2007 - di una straordinaria mostra antologica che vanta ben 97 opere di De Chirico, alcune mai viste prima perchè appartenenti a collezioni private. Il percorso espositivo fa rivivere tutto l’iter artistico di questo genio, che vi assicuro non essere “solo” il pittore dei manichini e della sua tanto conosciuta (siamo sicuri?) Metafisica. «Far vedere ciò che non si può vedere» è stato fin dall’inizio lo scopo della sua ricerca artistica e chiamò Metafisica la sua pittura perché essa ci mostra che il mistero e l’enigma non stanno al di là ma dentro le cose fisiche, nella “tranquilla e insensata bellezza della materia”, nella molteplicità di sensi che sprigionano le immagini qualora vengano rotti i nessi logici di relazione tra loro. Molte persone adulte che visitano la mostra ne escono deluse perchè sostengono sia un pittore “difficile”, poco comprensibile, ermetico...sinceramente non hanno tutti i torti! De Chirico è un artista complesso, ma si trasforma in una scatola chiusa ermeticamente se lo si guarda con gli occhi sbagliati, con lo sguardo di chi sa che cos’è, ad esempio, un manichino, quali sono i suoi usi più comuni, cosa rappresenta nella vita quotidiana e si ferma in quel punto preciso: alla realtà e alla concretezza dell’oggetto in sè. Vi assicuro , perchè lo vedo con i miei occhi, che i gruppi di bambini delle scuole elementari (soprattutto i più piccini) escono dal percorso espositivo entusiasti e felici. Perchè? Ho parlato con uno scricciolo di 7 anni tutto riccioli e sorrisi che, con una semplicità disarmante mi ha detto:«Questa mattina ho visto un sacco di cose nuove!» E’ proprio questo il punto: guardare gli oggetti liberandosi del loro “uso comune”, guardare le opere contemporanee (non solo quelle di De Chirico) con gli occhi di un bambino, che riesce ad andare oltre la realtà, che riesce ad usare a pieno l’immaginazione e la fantasia senza filtri. Quando si cresce ci si lascia intrappolare inevitabilmente tra le lezioni di scoperta della prospettiva, tecniche di costruzione dell’opera, iconografia ed iconologia, definizioni su definizioni, etichette su etichette. Ma sono convinta che l’Arte non la si possa etichettare!!! Sono in molti a sostenere che sia troppo semplice diventare artisti oggi; la frase che spesso ricorre è la seguente:«Sono in grado pure io di fare un taglio sulla tela e definire così la mia arte!». Ci si riferisce ai tagli nelle tele di Lucio Fontana che, ovviamente, siamo in grado di fare tutti: il gesto è semplice, elementare, si direbbe quasi banale, ma quanti di noi riescono a vedere dentro la tela? Quanti riescono ad aprirsi un varco all’interno della tela? Quanti si immaginano o riescono a percepire uno spazio che va al di là della materia palpabile?
E’ questo che mi piace dell’Arte Contemporanea: l’uso della mente nel modo più libero, senza condizionamenti, senza limiti...tutto è possibile, tutto si può raggiungere! E’ questo il mio personale “barbatrucco”: riuscire a togliere le catene e liberare la mente dai miei perchè di adulta. Fate attenzione però: le difinizioni e lo studio della tecnica non sono inutili! Non è questo che intendo dire e non voglio essere fraintesa. E’ mia opinione personale (data anche dalle esperienze lavorative nel settore) che per capire un’opera d’arte non sempre serve essere degli esperti...i migliori critici d’arte sono bambini! Mumble mumble...spero di non aver fatto troppa confusione...non è semplice per me scrivere le impressioni e le sensazioni che mi trasmette l’Arte, dopo che ho passato anni a studiare sui libri la Storia dell’Arte, rendendomi conto poi, tutto sommato, che l’Arte non l’ho trovata sui libri, non la puoi “imparare”... Come ho iniziato, allo stesso modo vorrei concludere: con una frase d’ artista che mi disse una maestra alla fine di un laboratorio didattico di Arte Contemporanea con la sua classe; è una frase che mi scrissi subito e che vi riporto, appartiene a Joan Mirò. «In un quadro dobbiamo poter scoprire cose nuove ogni volta che lo vediamo. Possiamo guardare un quadro per una settimana e non pensarci più. Possiamo guardare un quadro per un secondo e pensarci tutta la vita.»










...i migliori critici d’arte sono bambini
certo perchè i bambini limitano l'arte a ciò che è: VISIONE!
Le maree di chiacchiere (tipo le tue) servono solo a segnalare chi dell'arte non ha capito proprio niente...
Ti rispondo perchè sei il primo/a che commenta questo mio articolo...
è vero: le mie sono una marea di chiacchere (non sai quanto mi piace chiaccherare)...e quindi? chi sei tu per impedirmi di dire la mia opinione? perchè è di questo che si tratta, del mio punto di vista a cui sono arrivata dopo anni di lavoro con bimbi e con l'arte, che può essere condivisibile o meno, ma esigo venga rispettato come io rispetto quello degli altri.
Probabilmente non capirò nulla di arte, ma vorrei sapere chi sei tu per dirmi questo?
buona vita!
Cinzia
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