Ti trovi qui: Blog / Blog di Diego Gardina / C'era una volta la Provincia di Rovigo..
C'era una volta la Provincia di Rovigo..

Panico pa-panico pa-panico paura! Manca solo che l’annuncio della soppressione delle Province annunciato alcuni giorni fa come parte della Finanziaria 2011 venga gridato ai quattro venti a ritmo dance, dopo che nei giorni scorsi ci son state propinate pseudonotizie allarmistiche in tutte le salse.
In particolare, visto che mi riguarda da vicino, mi riferisco a quello che sta succedendo a Rovigo, o meglio nel Polesine: un ritrovato senso di appartenenza al territorio, di profonda radicazione nelle origini e nella cultura, unitamente a una punta di “razzismo” nei confronti delle province confinanti, con le quali non sia mai che ci uniamo o che ci annettano al loro territorio.. manco fossero l’Impero Austro-Ungarico!!
Ma facciamo un passo indietro, magari così la nebbia (che più di ogni altra cosa fa parte della nostra tradizione) si dirada un po’.
Il testo dell’art. 15 della manovra Finanziaria dello scorso 12 Agosto (titolo: Soppressione di Province e dimezzamento dei consiglieri e assessori) recita: Comma 1. [...] sono soppresse le Province diverse da quelle la cui popolazione rilevata al censimento generale della popolazione del 2011 sia superiore a 300.000 abitanti o la cui superficie complessiva sia superiore a 3.000 chilometri quadrati; Comma 3. [...] le funzioni esercitate dalle province soppresse sono trasferite alle Regioni, che possono attribuirle, anche in parte, ai Comuni gia' facenti parte delle circoscrizioni delle Province soppresse oppure attribuirle alle Province limitrofe a quelle soppresse, delimitando l'area di competenza di ciascuna di queste ultime. In tal caso, con decreto del Ministro dell'Interno, sono trasferiti alla Regione personale, beni, strumenti operativi e risorse finanziarie adeguati; Comma 5. A decorrere dal primo rinnovo degli organi di governo delle Province successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, il numero dei consiglieri provinciali e degli assessori provinciali previsto dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto e' ridotto della meta', con arrotondamento all'unita' superiore [...]; Comma 6. La soppressione delle Province di cui al comma 1 determina la soppressione degli uffici territoriali del governo aventi sede nelle province soppresse [...].
Personalmente non sono un burocrate o un politicante, ma mi sembra che il testo SE LO SI LEGGE (testo integrale: DECRETO) sia abbastanza chiaro e chiunque può capire che ciò che vuole essere soppresso sono le Province (con la “P” maiuscola, ovvero l’ente) e non le province (con la “p” minuscola, ovvero il territorio con i suoi confini) che hanno un numero relativamente basso di abitanti o di superficie (per quello Belluno “si salva”); i servizi offerti dagli uffici provinciali poi saranno trasferiti alle Regioni, o meglio agli uffici della Regione, i quali potranno a loro volta demandarli agli uffici dei singoli comuni. Il decreto prevede poi che per le Province che resteranno il numero di consiglieri e assessori venga dimezzato (finalmente qualcosa di intelligente). Infine, essendo direttamente legati all’ente Provincia sarebbero soppressi altri enti, quali ad esempio le Prefetture (nel testo si legge “uffici territoriali di governo”).
Alla luce di una lettura un po’ più ragionata, viene dunque da chiedersi perché le nostre bacheche su Facebook (in primis) o le pagine dei quotidiani siano invase da notizie allarmistiche e gruppi o sondaggi con una neanche troppo velata vena xenofoba: “NON VOGLIO MORIRE PADOVANO: NO ALLA CANCELLAZIONE DELLA PROVINCIA DI ROVIGO” oppure “Se il Polesine viene cancellato a quale provincia vorresti essere annesso?” sanno più di recenti rancori rugbystici che di un uso equilibrato della propria materia grigia. E perché nessuno dia la notizia con un minimo di spiegazione ragionata senza voler creare solo inutili allarmismi.
A maggior ragione dovrebbe far riflettere quanto è apparso poche ore fa sul sito della Provincia stessa, che, cavalcando l’onda campanilistica che fin dalle prime ore si è diffusa sui social network, propone una specie di “sondaggio-solidarietà” la cui premessa in una sola riga diventa un trattato di demagogia e terrorismo psicologico con cui il popolino con gli occhi foderati di prosciutto (o salame) va a nozze: “Questo (l’art. 15 del decreto, nda) comporterebbe l'annientamento dell'identità del Polesine ed il conseguente smembramento del territorio con notevoli ripercussioni sulla cittadinanza” (link: PROVINCIA).
Vien da chiedersi perché non spieghino invece alla popolazione come stanno davvero le cose (ad onor del vero qualcuno aveva tentato di spiegare che era solo Palazzo Celio a venire chiuso: ROVIGOOGGI), che il vero problema sarà che altri decideranno per noi! E che la vera disparità sta nel fatto che i servizi di tutte le Province italiane (e non solo di quella di Rovigo) dovrebbero essere affidati ai Comuni, proposta che tra l’altro è stata bocciata in Parlamento solo una decina di giorni prima dell’uscita di questa Finanziaria.
Oppure per prevenire il problema potremmo armarci di forche e badili e preparaci ad invadere noi una provincia vicina ed estendere il territorio.. ;-)










Ricordiamo pure le false promesse, che male non fa..
AH!!Falso!!
Uno che scrive panico paura all'inizio di un articolo è da radiare!
Invia nuovo commento