Ti trovi qui: Aggregatore di feed / Sorgenti / Mente Critica
Mente Critica
falling down (the first of)
- 08/02/2012 19:58dfc: Ecco, dottore, sono un po’ imbarazzato nel confessarlo … A volte non sono sicuro del fatto che una situazione che sto vivendo sia reale o no.
doc: Potrebbe spiegarsi meglio, per favore.
dfc: Vediamo. Da un po’ di tempo i miei sogni sono molto realistici. Non riesco a capire se sto sognando o se sto vivendo una situazione reale.
doc: Capisco. In realtà, non credo che lei abbia cambiato il modo di sognare. Forse, più semplicemente, la sua capacità critica si è leggermente attenuata. E’ un effetto collaterale della terapia farmacologica che stiamo seguendo. Non c’è da preoccuparsi. Man mano che diminuiremo le dosi lei ridiventerà capace di valutare correttamente il contesto. Come prima.
dfc: Ah, bene. Mi sembra una buona notizia. Solo che quando mi manca il fiato e non riesco a respirare mi sembra di morire. E questo sta capitando ogni notte ormai.
doc: A lei non manca il fiato signor Dfc. Lei soffre di apnee notturne non ostruttive. In pratica il suo cervello dimentica di respirare. L’effetto è amplificato dal triazolam. Forse è il caso di diminuire gradualmente la dose. Ci vorrà qualche giorno. Un paio di settimane.
dfc: E nel frattempo dottore, quando sogno essere richiuso in una camera senza ossigeno come mi regolo?
doc: Dovrebbe andare al letto con le bombole, hahahaha (ride. da solo). Guardi, le insegno un piccolo trucco. Ci pensi la sera prima di addormentarsi. Mi dia la mano, ecco tenga il palmo verso il basso. Non abbia paura dell’accendino, appena sente il calore tiri via la mano. I suoi sogni possono essere realistici quanto vuole, ma difficilmente si possono sognare gli odori e il dolore se non scatenati da un evento reale esterno. Saremmo nel caso di una grave psicosi. Non siamo ancora in quelle condizioni.
Non posso fare a meno di notare quell’”ancora” lasciato cadere lì per caso. Lui accende l’accendino sotto il mio palmo. Io aspetto. Dopo 10 secondi inizio a preoccuparmi. Guardo il dottore. Lui continua a tenere l’accendino sotto il palmo della mia mano e sorride. Sarà passato un minuto. Che sia una specie di trucco? Un fuoco freddo. Il dottore mi tiene ancora la mano. L’accendino è acceso, ma non sento nulla, né dolore, né calore. Tiro via la mano, guardo il palmo. E’ liscio, fresco, roseo. Mi sveglio.
Sono seduto sul cesso. Ho le spalle gelide e la tosse mi scuote. Cazzo, mi sono addormentato di nuovo sul cesso. Ho tanta paura di sognare che la notte faccio tardissimo. A volte mi chiudo nel cesso ad ascoltare la radio che, adesso, emette solo un fruscio. Mi alzo. Ho le gambe rigide. Prima di uscire guardo la mensola con il dopobarba. Lo apro e ne sento l’odore di alcol. Ok. Anche se in sogno, il consiglio dato dal dottore mi sembra ragionevole. Apro la porta per uscire e cado nel vuoto.
Sole, mare, nubi, montagne, mare. Tutto gira vorticosamente. Non riesco a rappezzare un sistema di riferimento. Sento il pantalone del pigiama sbattermi violentemente sulle cosce ed il vento gelido romba violentissimo nelle mie orecchie. Dio, devo stabilizzarmi. Apro le braccia e le gambe in posizione di massima resistenza e dopo qualche altro giro pigro eccomi rivolto con il viso verso la terra che si avvicina velocemente. Sto cadendo e da quel poco che riesco a capire da un’altitudine non inferiore ai quindicimila metri visto che riesco quasi a percepire la curvatura terrestre. Sotto di me una lunga spiaggia bianca deserta e poi il mare scurissimo. No, non può essere vero. Come sono arrivato qui e a quest’altitudine c’è pochissimo ossigeno. Dovrei aver difficoltà persino a respirare. Infatti, inizio subito a soffocare, apro la bocca e cerco di respirare affannosamente. Mi sveglio.
Sono seduto sul cesso. Ho le spalle gelide e la tosse mi scuote. prima di muovere un solo muscolo fisso per un po’ il led arancione della luce notturna. La radio trasmette un pezzo jazz. Il volume è bassissimo. Mi alzo. Sulla mensola non c’è nessun dopobarba anche perché io non ho mai usato dopobarba. Apro la porta. Stavolta, prima di muovere un passo, guardo nel corridoio. E’ scuro e solido. Nessun precipizio in cui saltare senza paracadute. Cercando di non fare rumore arrivo in soggiorno. Mancano 20 minuti alle sei. Fuori è ancora scuro. Il termometro segna meno 10. E’ tutto molto plausibile, ma non voglio correre rischi. Mi siedo in cucina, con le spalle appoggiate al lungo termosifone. Guardo fuori la roccia illuminata dalla luna piena. E’ lucida, reale. Nel cielo ci sono milioni di stelle. Chiudo per un attimo gli occhi e poggio la testa. Mi sveglio.
Categorie: Informazione libera
B- Bankers
- 08/02/2012 15:17 «Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale.» Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno.
Mario 9000 sarebbe anche un’intelligenza artificiale simpatica, se non avesse attorno delle vecchie befane che ci fanno girare i coglioni con i loro discorsi da zie ricche di merda. Se non avesse attorno dei banchieri, anch’essi di merda che, siccome non hanno più un euro perché se li sono fottuti tutti a giocare al Gran Casino Borsa Mondiale, vogliono toglierci il posto fisso così hanno la scusa per non erogare più i loro mutui del cazzo.
Eh si, ci eravamo un po’ illusi che gli invasori ultracorpi sciolti fossero benevoli, ma si stanno rivelando i rettiliani che sono. Invasori finto-buoni come i Visitors, ricordate la serie di fantascemenza degli anni ’80?
Elsa piange come la madonnina di Civitavecchia e noi ci caschiamo, ma sotto la scorza da borghesona torinese con il tailleur di Chanel anni ’60 – a proposito di modernità -, ha una bella pelle verde da pitonessa. Un giorno scopriremo che lei e Mario, quando si ritirano nelle loro stanze, ingoiano topi vivi.
E lei, la feldmarescialla agli Interni, la suocera che tutti noi vorremmo avere? Cos’è ‘sta storia ancora dei bamboccioni? Vi si è rigato il CD? Perché lei e gli altri B- Bankers parlate sempre e solo ai giovani degli altri e fate i liberisti con i figli degli altri?
Sturatevi bene i circuiti, spremetevi il cervellaccio rettiliano e ascoltate. Ma lo sapete che i nostri figli – soprattutto quelli del Sud – sono abituati a percorrere centinaia di chilometri per andare a studiare in Università migliori di quelle della città natale e ad adattarsi ad andare a lavorare anche all’estero, perfino in Padania? E che, se vivono ancora in casa con mamma e papà è perché permettersi di vivere in una casa propria in autonomia finanziaria, in Italia, è un lusso che molti non si possono permettere? Per non parlare del fatto che quella strana forma di vita che si chiama disoccupato, e che voi raramente incontrate nei vostri salotti, campa solo grazie ai soldi della famiglia o addirittura con la pensione di nonna.
Di che cazzo sta parlando la superprefetta perfetta? Ci vuole spappolare la minchia con il pestacarne perché, dopo essere andati a lavorare in miniera in Belgio per decenni a farci trattare peggio delle bestie e a farci venire la silicosi, ora noi italiani godiamo di un po’ di meritato benessere?
Mi dica, feldy, perché dovete menarcela tutti i giorni e rinfacciarci in loop il fatto di aver fatto carriera da sapientoni, di esservi fatti il culo – proprio proprio senza una spintarella eh? – di essere tanto bravi e noi no? Sfigati, bamboccioni, viziati, gné gné. Sembrate quei piccoli figli di borghesi di merda che ci picchiavano da bambini perché non avevamo la Graziella ultimo modello come loro e perché nostro padre – Dio lo perdoni – aveva la NSU Prinz.
Mi faccia capire, Prefetta di Ferro, perché mi ci sto amminchiando da giorni. All’inizio vi abbiamo dato fiducia perché ci avete denanizzato il governo e ora capiamo anche come avete fatto: agguantando il coso per le aziende e tenendogliele bene strette a morsa. Ci avete fatto capire che il vostro nobile compito è quello di eliminare la giungla di contratti precari che ci ammorbano, per spargere equità a piene mani.
Poi però le professorone se ne escono con la frasetta che non ha nulla di programmatico ma è pura ideologia. L’ideologia del “posto fisso a noi” e in culo a voi.
Noi dobbiamo inventarci un nomadismo lavorativo, uno spirito di avventura da senza-radici e senza-legami che non ci appartiene più perché i viaggi all’estero li abbiamo fatti tutti in passato, perché abbiamo riempito con la nostra merda tutte le fottute fogne del mondo, dalle Americhe all’Oceania. Dobbiamo rinunciare alle radici che, da vecchi alberi secolari, abbiamo messo magari in una cittadina di provincia che, con le sue piccolezze e mancanze, ci piace perché lì conosciamo tutti e la cosa ci dà un bel senso di appartenenza; dobbiamo sacrificar…… no, che facciamo piangere Elsa – perché voi dovete mantenere i prodotti degli schizzi dei vostri mariti in un bel posto fisso, anzi due contemporaneamente, con il culo bello al sicuro, che così si fanno una bella carriera, ammamma? Come la brava mamma cagna Elsa, che ha sistemato la cucciola in un luogo dove non la scardinerà mai nessuno, l’Accademia dei Raccomandati, e che ora viene ad abbaiare la lezioncina a noi come uno stronzettissimo yorkshire con il collare di Swarowsky? Solo per il fatto di costringerci a dar ragione per una volta a Libero, andrebbe presa a schiaffi a tarantella.
Vedete, mie care sapientone, che ho ragione, che è l’ultimo stadio della lotta di classe: noi classe dirigente nell’Arca e voi paria in culo al mondo che crolla sotto i colpi che gli abbiamo inferto con la nostra ingordigia? “Spalmare le tutele”? Cominciate a spalmare la nutella puzzolente da casa vostra.
Io però sono più ottimista di Gianalessio perché so che queste situazioni, dove la pretesa del mantenimento di un odioso privilegio da parte della classe dominante è più evidente di uno scarafaggio sul tappeto bianco, prima o poi, storicamente, finiscono nel simpatico gioco di società della Ghigliottina. Voi ci mettete le teste, al resto, compreso al raccoglierle per il definitivo lancio nel cesto alla Shaquille O’Neal, ci pensiamo noi. Sta tutto pagato. E sarà un divertimento folle allenarci con il tiro da tre con le vecchie teste cotonate.
Se volete evitare gli inevitabili play-off, rassegnatevi al fatto che dovete sistemare i conti, rimettere in sesto la baracca e levare le tende, magari per andare a cercare l’avventura in qualche remoto ano del mondo da sverginare con la vostra sapienza.
Lavorate in silenzio, sistemate i conti, chiudete quelle vecchie fogne sparacazzate e non rompeteci i coglioni, che ogni limite ha una pazienza.
Categorie: Informazione libera
Quegli Stronzi e Incompententi che Gestiscono il Nostro Gas
- 08/02/2012 11:00Si chiama “pianificazione”.
E’ quell’arte di simulare possibili scenari futuri con ridotto margine di approssimazione, combinando tra loro tutta una serie di problematiche tanto più ampia quanto più largo è l’orizzonte spaziotemporale preso in esame. Serve a consentire a chi sta al vertice di una certa organizzazione di prendere decisioni in grado di orientarne, per il lasso di tempo preso in esame, esigenze ed opportunità in una certa direzione; e di far fronte agli imprevisti che, sulla base di queste previsioni, potrebbero manifestarsi nello stesso periodo.
A chiunque è capitato di pianificare qualcosa. Dalle cose più semplici alle più complesse. E chiunque sa come si tratti di una delle cose più difficili del mondo.
Difatti salvo il verificarsi di situazioni al limite dell’umana ponderabilità categorizzabili alla voce “eventi di sfiga”, nella vita si può finire nei guai per due soli motivi:
- aver pianificato il futuro con approssimazione;
- averlo pianificato optando per una direzione ad alto tasso di rischio.
Tra le tante cose che mancano alla nostra nazioncina, da anni annoveravo la capacità di pianificazione a medio e lungo termine. Inconsapevolmente mi fidavo ancora di quella a breve.
Emergenza controllata per il gas. Consumi record, è allarme
Fonte: Il Sole 24 Ore
Capito? Siamo nel bel mezzo di una crisi energetica.
Potrebbe essere accettabile in caso di terremoto, alluvione, tsunami, guerra termonucleare globale. Lo trovo meno accettabile se dovuta a un banale allerta meteo per neve e temperature molto rigide. Perché d’inverno solitamente fa freddo, le caldaie sono accese e il loro consumo è pari alla media più o meno il delta del gradiente termico da riscaldare sulla base delle temperature previste. A scongiurare qualsiasi emergenza sarebbero sufficienti un servizio meteorologico decente (e quello non manca, basti guardare lo spazio riservato al meteo sui tiggì nostrani), delle riserve adeguate e dei contratti di ferro coi paesi fornitori.
Ripensandoci, d’estate solitamente fa caldo, i condizionatori sono accesi in pieno giorno eppure i consumi d’energia elettrica dal 1° luglio al 15 agosto, tra le 12 e le 16, vanno in crisi con costanza certosina.
Mi viene il sospetto che non sia stata fatta una corretta pianificazione dei nostri consumi energetici.
L’Italia, succube del gas più di ogni altro paese europeo, incrocia le dita. Si fida delle promesse russe di un progressivo rientro dell’emergenza che ci taglia le forniture (in effetti ieri l’ammanco dalla direttrice nord si è ridotto a poco più del 15% rispetto al 30% della scorsa settimana).
Dunque, siamo nella merda col gas. Quale soluzione al problema, incrociamo le dita e soprattutto ci fidiamo delle promesse russe per venirne fuori. Le note “promesse russe”, sinonimo di certezza e affidabilità. Ora sì che mi sento tranquillo.
Ma come ci siamo finiti, questa volta, nella merda?
Proviamo a considerare la cosa così come la considererebbe un’impresa.
Da tempo si sapeva che la Libia avrebbe potuto dare problemi nell’erogazione del gas: la situazione politica, benché non se ne parli, non è ancora sfociata in un governo stabile del paese. Ma ecco la prima sorpresa.
Da Sud l’Algeria pompa il massimo, ma anche lì con qualche incognita legata all’insolito scenario glaciale che la sta martoriando. E pompa a pieno ritmo anche la Libia, riconnessa. Ma non abbastanza da sostituire gli ammanchi dalla Russia rispetto alla richiesta.
Il problema non è la Libia. E’ la Russia. Quella delle promesse di cui sopra. Quella che da diversi anni litiga con l’Ucraina per il dazio dovuto al passaggio dei metanodotti sul suolo di quest’ultima. Una situazione che non ha mai trovato un epilogo definitivo, passata attraverso colpi di stato più o meno dichiarati, attentati, veleni somministrati a politici di spicco e situazioni che fanno tanto vecchio KGB.
.
In gergo aziendale si chiama “fornitura a rischio”. Quando si presenta una simile evenienza, la procedura standard prevede l’attuazione di tutte le contromisure necessarie a ridurre o quantomeno limitare l’incidenza di questa copertura sul fabbisogno totale. Incidenza che, in questi casi, non dovrebbe superare il 10/15%.
Dal sito del Giornale riesco non senza fatica a estrarre, in mezzo alla solita marea di puttanate, i dati relativi alle fonti d’approvvigionamento di gas naturale dell’Italia:
“l’88% del gas utilizzato in Italia arriva attraverso il tubo dei gasdotti e non via nave. Il che si traduce con una dipendenza per oltre i due terzi del fabbisogno nazionale da Algeria (37%) e Russia (30%). E se l’Eni non avesse riavviato la produzione libica (12,5%), come ha detto l’ad Paolo Scaroni, la situazione sarebbe ancor più drammatica.”
A parte quell’8,5% di fornitura di cui non riusciamo a conoscere la provenienza, appare del tutto evidente
che un’importazione dalla Russia pari al 30% del consumo totale sia un fattore di enorme rischio. Cui va aggiunta, per l’appunto, la quota del 12,5% proveniente dalla Libia e non certo considerabile sicura. Che equivale a un totale del 42,5% della domanda italiana di gas naturale a rischio fornitura.
Torniamo al nostro articolo sul Sole.
Nonostante quest’analisi, il mio nazionalismo non incontra brecce e prosegue, solido come una roccia, nella fiducia per le istituzioni.
Un Paese degno di questo nome, mi dico, avrà certamente un piano d’emergenza.
E così la terapia preventiva è già, nei fatti, scattata. Con il via alle prime procedure rivolte alle utenze industriali “interrompibili” (quelle che pagano il gas di meno rendendosi appunto disponibili a tagliare se serve): prime riduzioni autonome ma obbligate.
Eccola, la soluzione.
Come per l’energia elettrica, vi sono delle utenze “interrompibili”: imprese i cui dirigenti hanno deciso di accettare uno sconto sulla bolletta in cambio del rischio d’interruzione in caso d’emergenza.
Va benissimo, ma a quanto ammonta questa quota “interrompibile” sul totale dei consumi?
Turandomi il naso, torno sul sito del Giornale dove scopro, a corollario di un simpatico tentativo di rilancio dell’energia nucleare, che “nel 2010 il 25,4% (dei consumi, ndr) è stato destinato agli usi industriali e il 41,7% (35,8 miliardi di metri cubi) alla produzione di energia elettrica.”.
La quota interrompibile è una frazione di quel 25,4% di consumi che, tutto insieme, è comunque una percentuale inferiore rispetto alla quota russa, molto inferiore rispetto alla nostra “fornitura a rischio”. Mi spiego meglio: nemmeno se in un momento di crisi come quello attuale decidessimo di tagliare tutto il gas “industriale” potremmo far fronte all’eventuale chiusura dei rubinetti da parte delle nostre forniture a rischio.
Significa non possedere una via di fuga, non avere un piano B.
E infatti…
E poi chissà. Il chissà per ora non esiste, rassicura per ora il Governo attraverso il “comitato di crisi gas” riunito ieri (e riconvocato ogni 24 ore) per concludere con una rassicurazione alle famiglie: distacchi mai. «Situazione critica ma ben monitorata» rimarca il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera -cut-
Insomma non abbiamo un piano B, non siamo padroni del nostro futuro ma state tranquilli, stanno osservando per benino tutto quel che succede.
Complimenti per la capacità di pianificazione.
Clicca qui per vedere il video incorporato.
Postilla.
Di fronte alla preoccupazione di trovarsi con le chiappe al gelo, passa quasi sotto silenzio l’ormai prossimo fallimento della Grecia, che trova finalmente una data: il 20 marzo, ultimo giorno d’inverno, è fissato l’inizio della fine dell’Occidente economico così come lo conosciamo.
Categorie: Informazione libera
Nuova Privacy Google, Chi l’ha Vista? L’Europa Chiede a Google di Fermarsi.
- 07/02/2012 17:47Poche reazioni dagli utenti internet italiani, proverbialmente disinformati e tardivi a mettersi al passo. Goggle sta introducendo, praticamente immediatamente, nuove norme riguardo la modalita attraverso cui verra autorizzato a registrare ogni cosa che faremo con o senza il nostro beneplacito.
In una lettera a Larry Page, fondatore ed esponente di Google, Jacob Kohnstamm il responsabile per la privacy dell’Unione Europea gli ha comunicato che la commissione Francese sulla Privacy digitale ha lanciato una investigazione riguardo gli effetti delle nuove norme in Europa.
Io non sono in grado di fare una disamina tra il prima e il dopo ma leggendo le nuove norme diventa chiaro che in questo modo Google si arroga qualsiasi diritto sui dati raccolti mentre un utente usa i suoi prodotti ( il motore di ricerca, Android, eccetera)
Ora non avevo dubbi che questo in effetti fosse già la situazione in essere almeno quando l’amministrazione americana nelle vesti delle sue entita di sicurezza e informazione ( leggi CIA) avessse richiesto a Google di passargli i dati registrati. Ma mi sembra che con l’introduzione della nuova privacy Google acquisisce legalmente il diritto di spiare. Da ora, non importa se sarete registrati o no, o se abbiate proceduto al login oppure no, Google avra il diritto di raccogliere i dati e di incrociarli costruendo attraverso l’acquisizione dell’IP un dossier su ognuno di noi in un gigantesco archivio.
EU ask Google to delay new privacy policy http://www.mirror.co.uk/news/technology/2012/02/03/eu-ask-google-to-delay-new-privacy-policy-115875-23734365/
In a letter to Google Chief Executive Larry Page, Jacob Kohnstamm, the chairman of the group of 27 national privacy regulators in the EU, said the French data protection agency has launched an investigation into the new rules and how they will affect Google users in the EU.
Categorie: Informazione libera
Le Ministre
- 07/02/2012 13:09Il problema più grosso, urgente e importante, la vera emergenza di questo paese mutilato è il distacco dalla realtà, la dissociazione, che vive la classe dirigente. Questo problema però, non vedrà soluzione, perché è simile a una psicopatologia. Nessun malato di mente – arrivato a uno stadio così grave della patologia – sarà in grado di riconoscerlo autonomamente, e di conseguenza scegliere di essere curato.
Una volta si diceva “Potere al Popolo.” Oggi bisognerebbe esigerlo in maniera più decisa, senza troppi strilli, senza perdere la voce. Aggredire la Fornero ricordandole che la figlia è stata la vincitrice di due preziosissimi e illusori “posti fissi” è quasi banale. Obbligarla ad infilarsi le nostre scarpe, per farci dentro un giretto lungo qualche anno, sarebbe una giusta condanna. Credo che arrivati a questo punto di non ritorno non sia più sostenibile che si lasci parlare della nostra fame, chi è gonfio di cibo, chi gira satollo ruttandoci in faccia il suo “troppo pieno”.
Non è più tollerabile l’insulto dell’ipocrisia, l’arroganza dell’ignoranza, intesa proprio come non conoscenza. Non è più pensabile che si possa restare in attesa del domani, ponendo fiducia in chi vive benissimo l’oggi. E meno che mai – da donna e madre – posso tollerare che ad oltraggiarmi sia un’altra donna e madre.
Di solito, quando si resta allibiti davanti all’arroganza del potere ignorante, si tende ad augurarle, le cose. Ma l’augurio è come un sogno che non si avvera mai. La maledizione è lanciata per consolare noi stessi, per sfogare la rabbia, per rimetterci in pace. Non è più tempo di auguri: dovrebbe essere davvero quello delle condanne, migliori di un carcere più o meno comodo a seconda di quanto si possano pagare le guardie, o gli arresti domiciliari nei superattici del centro di Roma. Una di quelle condanne alla vita reale, una di quelle che dice: “Benvenute nel mio mondo, signore ministre!”
Ho visto mia figlia partire quando era poco più alta della valigia che si portava appresso, l’ho vista sparire tra la folla di un aeroporto, e io quell’immagine non me la scordo mai, dopo che aveva studiato e faticato in quest’Italia che si era scordata di dirle che la sua fatica valeva meno di nulla, perché l’Università italiana non prevedeva di poterle dare davvero una laurea. Così è dovuta andare dall’altra parte del mondo anche per finire i suoi studi, e non vicino a una madre che un giorno sarebbe diventata ministra, e che si sarebbe arrogata il diritto di oltraggiare tutte le madri come me, che prima ancora di veder sparire le figlie, hanno dovuto partire loro stesse, per provare almeno a prendersi il diritto alla vita.
L’altro giorno ho sentito la Fornero rivendicare il fatto di aver gettato solo una lacrimuccia, e di non essere – come certa stampa l’aveva definita – una fontana di lacrime. Ecco, scrissi in tempi non sospetti che quella lacrima era un oltraggio, e mi spiace non essermi sbagliata. Se fosse eseguita la condanna, la Fornero piangerebbe eccome. Come ho pianto io, così tanto da averle finite le lacrime, svegliandomi ogni giorno, e andando a dormire ogni giorno, pensando a mie figlie che avevo lontano.
Questa gente non conosce vergogna e non conosce pudore. Traducono la vita in numeri, in fantasia. Come sempre e meglio di sempre, fingono di pensare come svedesi, ma governano l’Italia nella piena tradizione dell’italianità più becera e amorale.
Soltanto in Italia è lecito sputare addosso a chi fatica per respirare. Soltanto in questo paese corrotto peggio di un paese latinoamericano o dell’Europa dell’est, puoi sentirti dire che è giusto che il padrone licenzi a patto però che trovi un altro lavoro al licenziato.
E tutta questa imbecillità, alla fine è lecita perché nessuno dirà mai alle signore ministre che sono idiote quanto i loro predecessori, e quanto loro impresentabili, vergognose e urticanti.
Io le condannerei davvero alla vita. A vita.
(Io non riconosco questo stato. Io non riconosco queste istituzioni.)
Categorie: Informazione libera
Non Ditemi più Nulla
- 06/02/2012 22:07La piccola è di là, in cucina, a misurare il vestito da principessa che la madre gli sta cucendo in una specie di raso rosa e veletta trasparente. In testa ha anche una corona ottenuta ritagliando il barattolo dello yogurt da un chilo e ricoprendolo con la stoffa dorata. Il tutto mi è costato, inconsapevolmente, intorno agli ottanta eurobyte, yogurt escluso. Tre o quattro anni fa non me sarei preoccupato eccessivamente. Oggi, quando ho sentito la cifra, sono andato a parlare da solo fuori in terrazza che non mi piace fare discussioni di soldi in famiglia, ma qualcosa deve cambiare.
Poco prima stavo al pc a fare un biglietto ferroviario. La televisione era accesa sulla RAI alla quale ho appena versato 112 eurobyte. Ogni anno mi dico che non voglio più pagare per questo servizio di merda che, tra parentesi, non uso se non casualmente tra uno scambio di telecomando e l’altro. Poi, come sempre, penso alla noia delle raccomandate, alle intimidazioni, alla possibilità che scagnozzi di Equitalia mi spezzino le dita impedendomi per sempre di suonare il piano che non suono, ma che potrei sempre imparare, e pago.
In televisione c’erano dei tizi che vedono la Madonna. Una signora dice che la Madonna è diventata una persona di famiglia, che sta sempre in casa, che suo figlio la chiama, breve pausa un po’ irritata, “la mamma buona”. Io non riuscirei a vivere con una estranea che mi gira per casa. Sì, sarà pure la Madonna, va bene una visita, ma averla notte e giorno nel salotto mi inquieta. Comunque, sarà perché sono un misantropo.
Un altro racconta che la Madonna gli appare ogni 5 del mese. Questa regolarità impiegatizia è leggermente ridicola. Perché ogni cinque del mese? Forse perché gli altri giorni la Madonna è a casa della signora e fa una scappatina una volta al mese dal ragazzo. Io, il cinque di ogni mese verso 900 eurobyte fra fitto e condominio. Vabbé, non è la stessa cosa, ma è l’unica cosa che mi succede ogni cinque del mese. Poi c’è Brosio che dice di essersi convertito al culto della Madonna dopo aver lungamente trombato donne, bevuto, drogato, giocato d’azzardo. La cosa lo ha talmente colpito che ci ha scritto tre libri ed è in tv per annunciarci l’ultimo.
Pausa. Ora ci vorrebbe un bel cognac e magari un cohiba, come quello che si è piazzato nell’avatar fma pensando che passasse inosservato questo suo subdolo invito alla perdizione tabagista. In realtà l’alcol mi è severamente interdetto perché interagisce con la varia chimica che mi viene comminata per non procurarmi una candida camicia che si chiude sul dietro. I cohiba, invece, mi sono proibiti dalla mia determinazione a non fumare più e dalla severità della madre di mia figlia la quale, tra parentesi, non vede di buon occhio nemmeno l’alcol. Ci sono eremi più allegri di casa mia.
Posto una foto su facebook, faccio un tweet, leggiucchio il corriere. Quivi scopro che adesso tocca al ministro degli interni fare la maestrina. Dopo Michel il giovane, Mario il vecchio e Elsa la stronza è il momento di Anna Maria la cicciottella informarmi che io cerco un lavoro fisso vicino ai miei genitori. A quello di prima bastava ficcarmelo nel culo, questi invece, oltre a incularmi mi vogliono insegnare “come va la vita”.
Io dico, ma perché non fate il vostro cazzo di sporco lavoro e state zitti? Perché oltre a fottermi dovete pure fare i commenti tra di voi? Mi sembrate un branco di stupratori di gruppo: non è colpa vostra se mi state inculando, sono io che mi sono laureato tardi, che voglio il posto fisso noioso e perfino vicino ai miei genitori. Mi merito quello che mi state facendo. Non è una riforma del mercato del lavoro, ma una punizione perché fino ad oggi, mentre voi e la Marcegaglia sgobbavate, io me la sono spassata.
Mi piacerebbe che domani il Corriere facesse una bella pagina bianca, senza notizie. Senza Madonna, senza ministre, senza neve a Roma, senza Schettino. Una pagina che finalmente potrei riempire con quello che mi va che sarà poco, ma sempre meglio di queste stronzate. Non ditemi più nulla, per favore. Non ditemi più nulla. Mi sono convinto. Di qualsiasi cosa mi vogliate convincere. Sono convinto. Non ditemi più nulla.
Categorie: Informazione libera
L’Era del Biocapitalismo
- 06/02/2012 11:00Le tensioni sull’Euro non sono placate.
L’informazione dei mass media, come al solito, disinforma offrendo notizie infondate (lo sbandierato e poi smentito, nel giro di poche ore, accordo sulla costituzione di un congruo fondo europeo salva stati, l’unico che potrebbe fornire una risposta forte ai sedicenti “mercati”) e noi ci rallegriamo perché lo spread è sceso a “soli” 416 punti(1).
Sembra convincente l’analisi di chi evidenzia come la crisi che attraversiamo non abbia niente di congiunturale. La crisi vi è sempre stata e siamo noi che non ce ne siamo mai accorti.
E ciò perché:
a) in un primo momento, dopo la ricostruzione del tessuto industriale e del mercato negli anni 50, nei mitici anni 60/70 (apogeo del c.d. “fordismo” delle grandi imprese e del compromesso sociale tra capitale e socialdemocrazia parasindacale) la ridistribuzione del reddito, anche di quello che non c‘era, veniva attuata attraverso i meccanismi inflattivi (chi non ricorda l’inflazione a due cifre degli anni 70 che tanto faceva bene alle nostre esportazioni. Se poi tutto ciò tagliava le gambe allo sviluppo di un’industria moderna e di punta, alla Confindustria non importava più di tanto). I lavoratori, d’altra parte, erano tutelati dal recupero dell’inflazione attraverso scala mobile e tariffe sociali dei servizi e dei beni essenziali;
La sconfitta sindacale alla FIAT del 1980 preceduta dal ripensamento “virtuoso” del sindacato (svolta dell’EUR del 1978) e dell’ala migliorista della sinistra politica segnano la fine della tolleranza dei ceti industriali a subire le limitazioni all’accumulazione tipiche di quegli anni ;
b) poi è venuta la medicina posticipatoria del debito pubblico (anni 80 e 90). Non c’erano più soldi ma si faceva finta che vi fossero stampando carta moneta e creando la montagna del debito pubblico che oggi ci schiaccia; tutti erano contenti, specialmente i sindacati che potevano far finta di non vedere il declino della struttura industriale del Paese che gettava le premesse per il ridimensionamento secco dell’Italia nel novero delle potenze industriali. In particolare, i sindacati stessi teorizzavano la fine del lavoro operaio diventando il bacino di raccolta di pensionati e di impiegati pubblici. Sono stati anni di grandi ristrutturazioni industriali sotto la spinta della rivoluzione tecnologica creata dalla diffusione dei microprocessori. Per la prima volta nel corso della storia del capitalismo il capitale variabile, specialmente quello fatto di assets immateriali (marchi, brevetti, ecc.) cominciava ad assumere un valore monetario uguale se non superiore alle immobilizzazioni industriali). Tutta la logistica era rivoluzionata dall’abbattimento de i costi di trasporto delle merci. La produzione era fatta con sistemi just in time che espungevano costi collaterali e davano luogo ad imponenti fenomeni di outsourcing, esternalizzazioni di lavorazioni a imprese terze, spesso ai limiti della legalità quanto a trattamenti salariali e normative di garanzia ).
Tutto ciò ha dato luogo ad imponenti fenomeni di disoccupazione tecnologica strutturale che rappresentano il vero nodo dei drammi che oggi viviamo. E ciò vale soprattutto per i giovani. Tutto ciò era prevedibile che accadesse ed era stato preveduto da pensatori autorevoli anche se eclettici o eterodossi (in primis, A. Gorz, sociologo austro-francese che, sin dal 1969, teorizzava una risposta a base di riduzioni dell’orario di lavoro a parità di salario).
c) oggi, dopo la vittoria culturale e politica del capitalismo, la medicina del debito pubblico è stata squalificata.. L’Unione Europea, sorta sul nobile presupposto di affratellare i suoi popoli dopo la grande tragedia della seconda guerra mondiale, ha fatto della contabilità, dell’equilibrio dei conti pubblici, la sua unica cifra culturale, la sua unica “mission”. Gli stati altro non sono che delle aziende con un budget di spesa da rispettare ed un bilancio da far quadrare;
d) le banche e i grandi investitori, istituzionali e non , vogliono che si tengano i conti in ordine e non vogliono perdere i soldi tanto generosamente prestati nella fase sub b). Così pretendono interessi sempre più alti per porsi al riparo dai rischi di default che essi hanno creato e che sempre minacciano. La cosa più eclatante è che continuano a comprare i titoli dei debiti dei vari stati, più o meno inguaiati, con i soldi generosamente elargiti dagli stessi attraverso la BCE a costi ridicoli. Una sorta di commedia delle parti in cui il fine ultimo è quello di spogliare di legittimità ogni richiesta politica di intervento dello Stato nel mercato a tutela dei cittadini massacrati dalle contraddizioni creati da questi soggetti. Oggi i cittadini non devono contare sullo Stato, se vogliono sopravvivere e consumare (perché devono consumare, specie il superfluo creato da un sistema economico che pretende di non aver nessuno aggancio con le esigenze della società. La pressante richiesta di modifica dell’art.41 della Costituzione si spiega molto chiaramente in questa luce);
vignetta di Christian Demarta
e) siamo, quindi, giunti al biocapitalismo (Marazzi)(2) in cui sono le nostre stesse persone che consentono la riproduzione del sintema economico. Le persone senza salario o con salario insufficiente si indebitano facendo fruttare il capitale finanziario che, generosamente, ti da i soldi anche se non sei in condizione di restituirli ( a questo ci pensano le assicurazioni su rischi di insolvenza, pagate dagli stessi percettori dei prestiti; poi, i debiti inesigibili si possono cartolarizzare come hanno fatto, in passato, tutte le nostre banche, salvate dalla possibilità di far diventare crediti i debiti. Magie che valgono solo per questi signori che sono riusciti a guadagnare anche con la bolla dei cosiddetti “subprime”!) ;
f) fare i soldi solo con i soldi questo è il significato profondo delle seriose riunioni di questi stimabili personaggi che vediamo sfilare in televisione, Monti compreso. Tutto il resto sono briciole. Il senso di tutto ciò è che bisogna tirare la cinghia per continuare in questo stato di cose;
g) molte cose si potrebbero fare, dalla Tobin tax alla fine della possibilità di transazioni finanziarie senza coperture immediate di denaro, al divieto dei soliti giochetti di borsa tipo contrattazioni a termine, scommesse sui prodotti finanziari derivati, sui derivati dei derivati, ecc ecc.). Inoltre, si potrebbe ripristinare la vecchia ed aurea regola (inventata dopo i crack bancari degli anni 30) per cui è vietato il sistema delle banche miste che fanno di tutto, dal prestito a breve all’impresa , alla finanza, al credito a lungo termine ecc. Insomma, ripristinare la sana e buona vecchia legge bancaria del 1936, riveduta e corretta. Di ciò sta discutendo, senza successo per ora, persino il buon Obama, un vero rivoluzionario socialista!
h) Tutto ciò consentirebbe anche di affrontare i veri nodi dell’economia reale occidentale messa in crisi dalle economie dei paesi emergenti e dai trasferimenti di know how attuati dalle stesse imprese occidentali all’epoca delle grandi dislocazioni in quei territori, attirate dalla possibilità di utilizzare forza lavoro a prezzi bassissimi e dall’assenza di ogni vincolo di carattere ambientale e normativo;
i) insomma, tocca a noi difendere il capitalismo da se stesso sempre ammonendo e ricordandoci che esso, insieme al mercato, è un prodotto sociale e non naturale o divino come opportunamente ed autorevolmente ricordato (discorso di sant’Ambrogio del cardinale arcivescovo di Milano). Il che implica automaticamente la legittimazione di ogni intervento di natura politica o giuridica a vantaggio del bene sociale pur senza arrivare a rimpiangere sistemi sociali e politici ( i cosiddetti socialismi reali) squalificatisi e bocciati dalla storia principalmente a causa di se stessi.
j) la politica nostrana nulla dice di credibile al riguardo e lascia il Paese in preda a tensioni che, se non organizzate ed incanalate, assumono la consueta forma plebea a cui assistiamo in questi giorni.
k) l’art 49 della Costituzione recita “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” L’art. 49, in realtà, non fotografa più la realtà esistente. L’art.49 dovrebbe essere il contraltare ad una visone meramente liberistica ed individualistica delle garanzie e dei diritti e del cittadino. Segnala la necessità della dimensione collettiva dell’agire sociale e politico. Senza di ciò siamo solo un gregge di consumatori di oggetti, fatti, sentimenti, preconfezionati dal grande supermercato della modernità. L’art.49 è stato di fatto abrogato e allo stato non si vede niente che non sia scomposto agitarsi .
Da dove ripartire rimane sempre i problema dei problemi. E ciò specialmente per una responsabilità verso chi ci seguirà e nei cui confronti siamo stati così clamorosamente inadempienti, sul piano morale prima ancora che su quello economico.
In sintesi, ancor oggi, per noi, dovrebbe valere l’invito che da il titolo ad uno degli ultimi libri di un nostro grande economista, Claudio Napoleoni, troppo precocemente scomparso: CERCATE ANCORA!
Note
- al momento della composizione 4-2-2012 ore 17.31 il valore è 377. Il valore aggiornato è qui
- Il biocapitalismo può essere definito come la messa a valore della materia biologica e del vissuto psichico degli individui [...] Il biocapitalismo oltrepassa l’idea dello sfruttamento del lavoratore salariato o precario per spingersi verso l’uso dell’essere umano come identità da manipolare a pagamento (chirurgia estetica), come vettore di mode monetizzabili (il fruitore di media e costrutti simbolici), come materia biologica da brevettare (ingegneria genetica), come vissuto da “riempire” e a cui trasferire senso (l’entertainment e l’industria culturale). [...] Il biocapitalismo non punta a contrattare un costo di acquisto o un prezzo finale, ma a persuadere verso l’accettazione di un modello di vita. Per l’articolo completo si veda il blog di Biagio Carrano
Categorie: Informazione libera
Italianate
- 05/02/2012 17:21 Io non mi meraviglio affatto che la giustizia italiana sia così tenera nei confronti degli stupratori di gruppo. Si, lo so che scostando il velo pietoso che copre la decisione della Cassazione c’è un delicatissimo pizzo a tombolo ricamato sul concetto di costituzionalità di una sentenza pregressa ma alla fine il risultato è comunque sgradevole. Si ha la sensazione che la giustizia, in questi casi, si comporti come una mamma e la mamma dello stupratore di solito crede al figlio e non alla puttana che lo ha inguaiato.MEDICO Dica, signorina, o signora, durante l’aggressione lei ha provato solo disgusto o anche un certo piacere… una inconscia soddisfazione?
POLIZIOTTO Non s’è sentita lusingata che tanti uomini, quattro mi pare, tutti insieme, la desiderassero tanto, con così dura passione?
GIUDICE È rimasta sempre passiva o ad un certo punto ha partecipato?
MEDICO Si è sentita eccitata? Coinvolta?
AVVOCATO DIFENSORE DEGLI STUPRATORI Si è sentita umida?
GIUDICE Non ha pensato che i suoi gemiti, dovuti certo alla sofferenza, potessero essere fraintesi come espressioni di godimento?
POLIZIOTTO Lei ha goduto?
MEDICO Ha raggiunto l’orgasmo?
AVVOCATO Se sì, quante volte?
(dal blog di Franca Rame)
Gli uomini, se fanno questo tipo di domande è perché pensano che lo stupro di gruppo sia una cosa sessuale. Pensano alle gang bang dei film porno, con le maiale che più ne prendono in tutti i buchi e meglio stanno. Anche le mamme degli stupratori pensano che il figlio sia in carcere per qualcosa di sessuale durante il quale si è divertita più la sgualdrinella che il suo bambino. …Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare.
Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola… non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
“Muoviti puttana fammi godere”.
Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo… i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
“Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano…
(dal monologo di Franca Rame)
Invece, l’essere stati violati è qualcosa che ti condanna ad una premorte che durerà tutta la vita. Ti rimarrà sempre dentro quel dolore, la fitta dell’umiliazione, la disperazione della rabbia di non esserti difesa ed essere stata difesa. Il ricordo del tuo dolore e di loro che invece ridevano. Di te.
Come potevano ridere? Perché era la gioia di farti del male e di farlo anche al tuo compagno, a tuo padre, al tuo capo di Stato che stava perdendo la guerra, quel coglione. Perché loro pensano che lo stupro di gruppo sia soprattutto una vendetta trasversale della quale a soffrire sarà il maschio ferito nell’onore. La donna è solo un mezzo. Se dopo schiatta o sopravvive ma distrutta, sono solo dettagli.
Lo stupro di gruppo come punizione e atto di guerra nei confronti di avversari politici. L’ideale, se questi sono donne da colpire al cuore.
Volevano dare una lezione a Franca Rame e scelsero il modo più efficace per farlo. Qualcuno brindò in una caserma, alla notizia del rapimento dell’attrice. Dello stupro si parlò solo anni dopo ma, chi sapeva, sapeva esattamente cosa era successo. Terrorismo, marocchinata di Stato. Un tocco di regime sudamericano nei nostri fottuti anni settanta. I soliti che a volte ritornano.Poi l’altro stupro di gruppo punitivo, nel 1979, ai danni di Lucia Luconi, regista RAI, che solo di recente aveva deciso di pubblicare il libro nel quale raccontava la sua atroce esperienza, scritto appena pochi mesi dopo quei venticinque minuti di quella notte. Libro oltretutto difficile da pubblicare perché, secondo le case editrici, era troppo violento nei confronti dei maschi. E poi quarant’anni dove, nella percezione istituzionale dello stupro di gruppo come crimine assoluto, non è cambiato nulla, nonostante il Circeo, nonostante i tanti episodi di cronaca. Non c’è certezza che sia avvenuto lo stupro, non siamo sicuri, ipergarantismo per gli accusati. Non in carcere, per carità, che potrebbe succedere anche a loro. Benevolenza, pignoleria nell’applicare la legge. Pizzo a tombolo.
Non hanno coraggio di condannare senza appello un atto di guerra perché siamo in guerra.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido…
Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani.
Categorie: Informazione libera
Presidenziali in Finlandia: un ecologista al ballottaggio
- 05/02/2012 13:05Il 5 febbraio si svolgerà il ballottaggio per l’elezione del Presidente della Repubblica di Finlandia dopo che nel primo turno del 22 gennaio è emerso che a fronteggiare Sauli Nimisto, della destra liberale moderata (KOK), non sarà ne il candidato di centro Paaro Vayvynen , ne il socialdemocratico Paavo Lipponen, ma il verde Pekka Haavisto.
Se Nimisto ha raggiunto il 37%, al di sotto delle aspettative, Haavisto ha inaspettatamente superato, con quasi il 19% Vayvynen, fermo al 17,5%, mentre Lipponen si è fermato al 6,7%. Per quanto non sia facile, l’eventuale elezione di un verde alla Presidenza, sarebbe il primo caso in Europa di un Presidente apertamente omosessuale regolarmente unito civilmente al suo compagno. Ma la presenza di un candidato gay alla presidenza è passata pressoché inosservata nel corso della campagna elettorale senza che se ne facesse argomento di scontro. La stessa Presidente uscente, la socialdemocratica Tarja Halonen, si era più volte schierata in difesa dei diritti LGBT, sostenendo apertamente anche i matrimoni omosessuali, resi legali nel paese dal 2002.
( il Parlamento Finlandese di 200 membri eletto nel 2011)
Le vere novità del voto sono altre: la prima di tutte il forte ridimensionamento delle forze antieuropeiste, nazionaliste e xenofobe che solo un anno fa, nelle elezioni politiche, avevano avuto un notevole successo con il forte risultato degli euroscettici populisti, più noti come Veri Finlandesi, il cui candidato Timo Soini si è fermato al 9,5 %, meno della metà del risultato ottenuto un anno fa. Negli ultimi anni l’equilibrio fra i partiti di centro e di sinistra moderata e lo scontro con le emergenti coalizioni di estrema destra ed euroscettiche ha portato all’alleanza di quattro partiti , verdi compresi, al governo del paese.
La seconda novità è la conferma della crisi dei socialdemocratici che hanno più che dimezzato i voti, mentre i verdi li hanno raddoppiati ed un discreto successo, specie fra i giovani, l’ha avuto anche l’Alleanza di Sinistra che ha raggiunto con Paavo Arhimäki il 5,5%.
I giornali estoni, norvegesi, inglesi, parlano del voto soprattutto come di un referendum a favore dell’Unione Europea, scrivendo che la crisi economica e la tradizione di solidarietà e pragmatismo dei paesi nordici stanno già ridimensionando le tentazioni euroscettiche e xenofobe di partiti che comunque non sono mai stati ammessi al governo.
Il verde Pekka Haavisto, che è stato già ministro nel governo di grande coalizione ed è da tempo uno dei leader della Lega verde, è una figura nota in Europa. Il candidato dei verdi ha una lunga carriera politica alle sue spalle; oltre che il ruolo di ministro ha avuto un percorso di alto profilo all’interno dell’Onu.
Haavisto è stato un membro del parlamento dal 1987 fino al 1995. È stato segretario della Lega Verde dal 1993 al 1995 e ministro dell’ambiente durante il Governo Lipponen tra il 1995 e il 1999. È stato il primo ministro europeo a rappresentare un partito verde. Tra il 1999 e il 2005 Haavisto ha lavorato per le Nazioni Unite. Ha condotto il gruppo di ricerca per il programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) in Kosovo, Afghanistan, Iraq, Liberia, Palestina e Sudan. Ha inoltre coordinato le investigazioni dell’ONU circa gli effetti dell’uranio impoverito in Kosovo, Montenegro, Serbia e Bosnia e Erzegovina. Nel 2005 è stato inserito come speciale rappresentante dell’Unione Europea in Sudan dove ha partecipato alle trattative di pace nel Darfur. Nel 2007 e nel 2011 Haavisto è stato rieletto nel parlamento dal distretto elettorale di Helsinki dove i Verdi avevano ottenuto nel 2000 fino al 23%.
Sul problema del nucleare c’è un dibattito aperto nel paese e fra gli ecologisti, che per dissidi sul tema per un certo periodo hanno abbandonato il governo. Nel paese sono presenti due impianti con quattro reattori e sono abbastanza note le vicissitudini dell’impianto in costruzione a Olkilmoto, i cui costi e tempi di realizzazione continuano a essere spostati in avanti fino al punto che una delle due società coinvolte, la Siemens , ha abbandonato il progetto rimasto tutto in mano alla EDF francese.
I risultati del primo turno, in buona parte inaspettati , dicono che la crisi delle destre ed un sostegno compatto ad Haavisto rendono ancora aperto il risultato al ballottaggio nel secondo turno, malgrado il distacco fra i due candidati. Sarebbe un buon segno per l’Europa, in attesa delle elezioni in Germania del 2013 dove una coalizione rosso-verde resta al momento vincente nei sondaggi e riporterebbe i Grünen al governo dopo dieci anni, mandando a casa Angela Merkel che ha annunciato che si ricandiderà per la terza volta.
Categorie: Informazione libera
Notte nel Quadrante Occidentale
- 05/02/2012 12:00Mustafà
Il suo vero nome non è Mustafà. In realtà non è nemmeno musulmano, ma è nero e questo per molti è più che sufficiente.
Appena sente lo stridio dei pneumatici e vede i napoletani scendere dalla macchina, non si ferma a pensare nemmeno un attimo. Inizia a correre veloce nelle strade buie e vuote della periferia remota della città di nebbia.
Nella tasca porta i cento grammi. I cento grammi che per lui sono più di un biglietto aereo. Sono la certezza di ricominciare e dimenticare questa vita per sempre. Sente i napoletani parlare ad alta voce e risalire in macchina, sente sbattere le portiere e il motore rombare. Mustafà corre. Corre leggero come ha imparato a fare da bambino negli spazi immensi e gialli di un altro pianeta. Corre come meglio non sa fare. Se ci fosse qualcuno a segnare il tempo della sua corsa penserebbe di avere di fronte un campione.
Poi sente l’urto della macchina e cade. “Te vulive fa e cazzi tuoi?, che te credivi e sta a casa toia?”. Mustafà si sente afferrare e qualcuno inizia a frugarlo. La gamba non gli fa male, apre la bocca per gridare, ma non riesce a farlo. Mentre iniziano a prenderlo a calci si accorge di essersela fatta addosso.
Dura poco. Il viso dell’uomo con la pistola è calmo e senza odio. I suoi occhi sono lontani ed indifferenti. Non sente il rumore dello sparo. La palla che gli fa esplodere la testa disegna sulla sua bocca un ampio sorriso. I suoi denti bianchissimi aprono una lama fredda nella notte finalmente silenziosa.
Wimal
E’ veramente tardi. Fargli prendere le gocce è la cosa più difficile. Il cavaliere vive la sua ultima vecchiaia con forza disperata. Il sapore della medicina è pessimo. Wimal prima di dargliene una nuova ne assaggia sempre un pochino, giusto per capire se lui fa i capricci o se il sapore è veramente cattivo.
Si avvicina alla poltrona. Il vecchio sta sonnecchiando. Wimal è piccolo ed ha il passo molto leggero, però stavolta fa di tutto per farsi sentire. Il cavaliere si sveglia e lo guarda con gli occhi vuoti. Poi vede il bicchiere e inizia a smaniare. Wimal si ferma e prende un lungo sospiro. Ora c’è da dare la medicina, dopo bisogna svestirlo, lavarlo e mettergli il pigiama. Poi fra un paio d’ore, dopo aver rassettato la cucina e il salotto, forse riuscirà a leggere qualche altra pagina di quel libro che parla di un uccello dalle piume azzurre e del suo canto in onore della principessa.
La lotta inizia silenziosamente. Wimal, stando attento a non forzare per non fargli male, cerca di avvicinare il bicchiere alla bocca del vecchio. L’altro gira la testa e cerca di non bere. Alla fine gran parte del liquido riesce ad entrare nella bocca del cavaliere che, in un ultimo tentativo di resistenza, strappa il bicchiere dalla mano di Wimal e lo fa cadere.
Il vecchio vede il bicchiere rompersi e inizia a piangere. Wimal gli sorride e gli dice di non preoccuparsi. Quando si china a raccogliere i cocci, sente la mano del cavaliere carezzargli la testa. L’uomo lo chiama col nome del figlio e continua a carezzargli i capelli scurissimi. Wimal prende la mano del vecchio e, come faceva con suo padre, la bacia prima di riporgliela dolcemente nel grembo.
Constantin
Gli altri due sono sull’altro lato. Al segnale entrano tutti insieme. Il rumore non ha importanza, la casa è isolata, l’importante è bloccare tutti prima che riescano a telefonare.
Ora sono dentro. Nicolai è in camera da letto. Con un colpo ha stordito il marito. Max ha iniziato a frugare la casa per vedere se c’è qualcun altro. Constantin ha già l’affanno, ma sale lo stesso al piano di sopra. Nessuno.
Mentre cammina zoppicando ed inghiottendo saliva, sfonda e sfascia tutto quello che trova. Ormai ha capito che a lui non interessa cercare, interessa solo distruggere. Constantin è cresciuto in una fogna di Bucarest, aggrappato ad un tubo delle condutture di acqua calda per mantenersi caldo e respirando aurolac per stordirsi. L’aurolac lo ha reso quasi cieco. I suoi amici di allora lo hanno reso zoppo e senza denti. Constantin ha 19 anni, ma è come se ne avesse settanta.
Quando arriva in camera da letto, gli altri due si stanno facendo la donna. L’uomo è legato e guarda la scena con gli occhi sbarrati. A Constantin la donna non interessa. Nel breve percorso della sua vita, da qualche parte ha perso la voglia. Prende la mazza che porta sotto la giacca e con tutte le sue forze colpisce la testa dell’uomo. Mentre il sangue si sparge sul muro e sul letto, Constantin continua a colpire. Ed ad ogni colpo è come se avesse cinque anni di meno.
Oxana
Nello stesso momento nel quale la macchina azzurra con i lampeggianti accesi si ferma vicino a lei, Oxana capisce che questa sera è uscito il suo numero. Le altre si sono allontanate velocemente. Le macchine dei clienti sono scomparse. Si guarda in giro per vedere se c’è un posto dove nascondersi, ma sarebbe inutile mettersi a correre. Se stasera non paga il dazio, ha finito di lavorare lì.
Guarda dall’altro lato della strada. L’uomo appoggiato al muro continua a fumare lentamente, alza gli occhi, la guarda e fa un piccolo cenno d’assenso. Le porte della macchina azzurra si aprono. Gli uomini in divisa hanno dei larghi sorrisi. La chiamano e la invitano ad entrare.
Oxana è in ginocchio. In bocca ha ancora il sapore di uno dei due. L’altro non c’è riuscito. Si è arrabbiato con lei e ha voluto pisciarle addosso. La macchina azzurra si allontana con i lampeggianti che girano lentamente. Lei raccoglie lo scialle e cerca di asciugarsi il viso e il seno. Ha una sola parola che continua a girare nella sua testa.
Resistere, resistere, resistere.
Categorie: Informazione libera
Rivisto e corretto, atto 6 – Art. 18, governo a muso duro. Riforma anche senza accordo
- 04/02/2012 11:30Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.
Art. 18, governo a muso duro. Riforma anche senza accordo.
I ministri Fornero e Passera: “È un treno che non possiamo perdere”. Un sondaggio rivela: il 70 per cento degli elettori Pd sta con l’esecutivo. Posto fisso monotono? Lite Pd-Pdl
di Antonio Signorini – 03 febbraio 2012, 13:00
Roma – Avanti con la riforma del mercato del lavoro, compresi i ritocchi all’articolo 18. Si farà con il consenso dei sindacati, ma anche senza. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero all’incontro di ieri con le parti sociali è stata più montiana di Monti e sui tempi (che per il premier devono essere «europei») non ha fatto una mezza concessione. «Faremo di tutto per prendere il treno della riforma. Se lo facciamo insieme siamo contenti, altrimenti il governo cercherà comunque di farlo». Un piglio decisionista che non ha disturbato più di tanto i sindacati. Qualche problema, semmai, lo ha creato alla sinistra, schierata contro le modifiche allo Statuto dei lavoratori, ma con il 70% degli elettori che – secondo sondaggi circolati nel Pd – apprezza il ministro del Lavoro.
Giù lo spread, merito mio.
Ai sindacalisti che le hanno fatto notare come, vista la crisi, si potrebbe pensare a una moratoria, cioè a una sospensione degli effetti della riforma delle pensioni che è già stata approvata, Fornero ha dato una risposta in stile Margaret Thatcher: «La riforma delle pensioni ha determinato la riduzione dello spread». Stesso metodo per la riforma che cambierà i contratti di lavoro, gli ammortizzatori e anche l’articolo 18. Entro due, massimo tre settimane ci sarà un nuovo incontro, poi arriverà la legge. Non sono mancate le concessioni. L’impressione dei sindacati è che il governo voglia dialogare. Ma i margini di manovra sono strettissimi, per motivi economici («non ci sono risorse», ha ripetuto il ministro), ma anche perché la strada è più o meno segnata.
Licenziamenti e arbitrato.
Il tema dell’articolo 18, «è sul tavolo», ha ammesso la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Il governo sta procedendo lungo due strade. Una è quella dell’arbitrato per dirimere le controversie di lavoro, comprese quelle sui licenziamenti. L’altra è prevedere il licenziamento per motivi economici e limitare l’obbligo di reintegro solo per quelli discriminatori. E la novità è che su queste ricette di fatto ci potrebbe essere una disponibilità da parte dei sindacati. Luigi Angeletti, segretario della Uil non è contrario a quelli economici. Susanna Camusso, leader della Cgil, ripete da giorni che sui licenziamenti bisogna lasciare le tutele contro quelli «discriminatori», ma non cita la giusta causa. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, chiede al governo «cautela sull’articolo 18», ma sembra più l’invito a evitare toni forti. Su questa linea anche l’Alleanza delle cooperative: «Bisogna prendere il treno, ma serve coesione sociale», è l’auspicio di Luigi Marino, presidente della confederazione.
Nuova disoccupazione. Scintille tra Camusso e Fornero sugli ammortizzatori. In particolare quando il ministro ha sottolineato come vadano salvaguardate le casse integrazioni, ma solo «quelle vere». Possibile preludio a una stretta sulle aziende che ne abusano, ma anche sui cassintegrati che lavorano in nero. Salve, per il momento quelle «in deroga». Possibili invece ritocchi alla indennità di disoccupazione per chi svolge lavori temporanei. Misura da finanziare con nuovi contributi a carico delle aziende. «Bisogna fare attenzione a cambiare i vecchi ammortizzatori, in questi tempi di crisi», spiega Guglielmo Loy della Uil.
Il tema dei temi resta quello dei contratti.
Il numero dei contratti sarà ridotto, ma solo poche tipologie ne faranno le spese, in particolare lo «staff leasig». Sul contratto unico bocche cucite. Ma leggendo tra le righe le parole di Fornero si fa strada una via di mezzo tra il modello Ichino e quello Boeri. In sintesi, tutele crescenti, possibile «accompagnare» il lavoratore fuori dall’azienda, ma solo se il datore si fa carico del ricollocamento. E poi il rafforzamento dell’apprendistato.
Fonte:
Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi.
Art. 18, governo a muso duro. Riforma anche senza accordo.
I ministri Fornero e Passera: “È un treno che non possiamo perdere O ce li fottiamo adesso, o non li fottiamo più.”. Un sondaggio rivela: il 70 per cento degli elettori Pd sta con l’esecutivo. Posto fisso monotono? Lite Pd-Pdl
di Antonio Signorini – 03 febbraio 2012, 13:00
Roma – Avanti con la riforma precarizzazione del mercato del lavoro, compresi i ritocchi all’ compresa l’eliminazione dell’articolo 18. Si farà con il consenso dei sindacati, ma anche senza. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero all’incontro di ieri con le parti sociali è stata più montiana di Monti e sui tempi (che per il premier devono essere «europei istantanei») non ha fatto una mezza concessione. «Faremo di tutto per prendere il treno della riforma. Se lo facciamo insieme siamo contenti, altrimenti il governo cercherà comunque di farlo niente vaselina». Un piglio decisionista che non ha disturbato più di tanto i sindacati. Qualche problema, semmai, lo ha creato alla sinistra, schierata contro le modifiche allo Statuto dei lavoratori, ma con il 70% degli elettori che – secondo sondaggi circolati nel Pd la portinaia di via delle Botteghe Oscure – apprezza il ministro del Lavoro.
Giù lo spread, merito mio.
Ai sindacalisti che le hanno fatto notare come, vista la crisi, si potrebbe pensare a una moratoria, cioè a una sospensione degli effetti della riforma delle pensioni che è già stata approvata, Fornero ha dato una risposta in stile Margaret Thatcher: «COL CAZZO! La riforma delle pensioni incularsi i pensionati ha determinato la riduzione dello spread». Stesso metodo Stesse inchiappettate per la riforma che cambierà i contratti di lavoro, gli ammortizzatori e anche l’articolo 18. Entro due, massimo tre settimane ci sarà un nuovo incontro, poi arriverà la legge. Non sono mancate le concessioni elemosine. L’impressione dei sindacati è che il governo voglia dialogare. Ma i margini di manovra sono strettissimi, per motivi economici («non ci sono risorse», ha ripetuto il ministro), ma anche perché la strada è più o meno segnata.
Licenziamenti e arbitrato.
Il tema dell’articolo 18, «è sul tavolo è già stato deciso», ha ammesso la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Il governo sta procedendo lungo due strade. Una è quella dell’arbitrato per dirimere le controversie di lavoro, comprese quelle sui licenziamenti. L’altra è prevedere il licenziamento per motivi economici quando cazzo a noi industriali pare e limitare l’obbligo di reintegro solo per quelli discriminatori che proprio non riusciremo ad evitarci. E la novità è che su queste ricette di fatto ci potrebbe essere una disponibilità da parte dei sindacati i sindacati si sono lasciati ampiamente corrompere. Luigi Angeletti, segretario della Uil non è contrario a quelli economici s’è già venduto anche la segretaria. Susanna Camusso, leader della Cgil, ripete da giorni che sui licenziamenti bisogna lasciare le tutele contro quelli «discriminatori», ma non cita la giusta causa. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, chiede al governo «cautela sull’articolo 18 Antani, come se fosse antani, anche per il direttore, la supercazzola con scappellamento.», ma sembra più l’invito a evitare toni forti una supplica. Su questa linea anche l’Alleanza delle cooperative: «Bisogna prendere il treno, ma serve coesione sociale», è l’auspicio di Luigi Marino, presidente della confederazione.
Nuova disoccupazione.
Scintille tra Camusso e Fornero sugli ammortizzatori. In particolare quando il ministro ha sottolineato come vadano salvaguardate le casse integrazioni le marginalità delle imprese, ma solo «quelle vere». Possibile preludio a una stretta sulle aziende che ne abusano, ma anche soprattutto sui cassintegrati che lavorano in nero, che morendo di stenti libererebbero posti di lavoro. Salve, per il momento quelle «in deroga». Possibili invece ritocchi annullamenti alla indennità di disoccupazione per chi svolge lavori temporanei. Misura da finanziare con nuovi contributi a carico delle aziende quindi impraticabile. «Bisogna fare attenzione a cambiare i vecchi ammortizzatori, in questi tempi di crisi», spiega Guglielmo Loy della Uil.
Il tema dei temi resta quello dei contratti.
Il numero dei contratti sarà ridotto, ma solo poche tipologie ne faranno le spese i precari avranno chance di lavoro, in particolare lo «staff leasig» chi accetterà la precarizzazione legalizzata di lavoratori a tempo indeterminato. Sul contratto unico bocche cucite si fa pretattica. Ma leggendo tra le righe le parole di Fornero si fa strada una via di mezzo tra il modello Ichino pecorina e quello Boeri gang-bang. In sintesi, tutele crescenti emorroidi, possibile «accompagnare» il lavoratore fuori dall’azienda profusione di ragadi e di patologie dell’ano, ma solo se il datore si fa carico del ricollocamento di Viagra. E poi il rafforzamento prolungamento dell’apprendistato della schiavitù postuniversitaria.
Altrettanto interessante.
Ma decisamente più chiaro.
Categorie: Informazione libera
Cronache studentesche: Guerra Fredda al Venturi
- 04/02/2012 11:00Qualcuno su queste pagine, qualche tempo fa, si lamentava della coscienza giovanile che era stata assente in tutti questi anni. Era assente quando sia la destra sia la sinistra hanno contribuito ad affossare sempre più la situazione di questo paese, quando hanno ridicolizzato la politica e l’hanno fatta a brandelli, quando l’Italia è diventata lo zimbello dell’Europa e del mondo e checché se ne dica non è l’unica e neanche la peggiore.
Adesso, qualche coscienza giovanile si è svegliata. Da qualche tempo sono nati dei movimenti all’interno degli istituti, in cui si susseguono occupazioni, scioperi e manifestazioni.
Alcune di queste, però, sembrano non essere più tollerate. O almeno, questa sembrerebbe l’intenzione. Gli studenti si stanno svegliando e vanno fermati prima che prendano completa coscienza della situazione. Se prima c’erano studenti svogliati, ora ci sono studenti scomodi che vanno sedati.
A Modena, durante le ultime settimane di novembre, gli studenti di alcune scuole hanno congiuntamente deciso di occupare gli edifici scolastici al fine di criticare il modo in cui il “premier” Monti era (è) salito al potere e su come la crisi dovrebbe essere affrontata.
L’azione è stata subito condannata da parte del preside, che ha invitato studenti e genitori a richiedere lo sgombero dei locali da parte delle forze dell’ordine, nonché l’interruzione del servizio di riscaldamento alla provincia (i documenti ufficiali sono tutti qui).
L’occupazione (andata avanti per 6 giorni senza che alcuna delle due richieste del preside venisse accolta) ha scatenato purtroppo anche qualche dissenso all’interno degli studenti e relative famiglie che, considerando l’occupazione un atto illegale, lo hanno etichettato come un gesto da condannare a priori. Il tutto è avvenuto, per i primi tre giorni, solamente sul gruppo del collettivo su Facebook. Finalmente il quarto giorno, dopo innumerevoli sollecitazioni a presentarsi a scuola per appianare le ostilità, hanno deciso di entrare per esprimere il loro dissenso mai espresso prima se non su Facebook. Appena entrati hanno dichiarato di avere solo un’ora di tempo perché poi sarebbero dovuti andare a lezione nelle sedi succursali per usufruire del loro “diritto allo studio” (parole che, solo pochi anni fa, erano sulla bocca di individui come Berlusconi o la Gelmini). Fortunatamente qualche savio del gruppo ha deciso di spendere qualche spicciolo in più del proprio tempo, impegnandosi (dopo che gli occupanti avevano promesso di abbandonare l’edificio il giorno seguente) a organizzare una manifestazione per la settimana successiva. Una manifestazione, dicevano, che era un atto legale, e che non avrebbe interrotto il regolare svolgimento delle ( d’un tratto fantastiche) lezioni della scuola italiana. Una manifestazione, ahimè, che non c’è mai stata.
Al rientro a scuola il dirigente scolastico ha subito preso le distanze da chi aveva riconosciuto come occupante, rifiutandosi di rivolgere loro la parola o addirittura lanciando frecciatine come “ti invito a dimetterti dal Consiglio d’Istituto perché le persone come te non sono degne di starci”. C’è da chiedersi: ma le persone come chi? Come chi s’interessa di quello che avviene nel proprio paese?
A quanto pare sì, visto che la prima decisione del preside è stata quella di sbarazzarsi del collettivo “Amici del Venturi” (aperto dal ’98) cambiando la serratura dell’aula destinata alle riunioni ed esortando gli studenti a riprendersi il materiale che vi era ancora all’interno. Insomma, le cose stanno così: voi decidete di occupare? E io vi tolgo il collettivo, così vediamo se vi riunite ancora a confabulare di proteste, rivolte, occupazioni e quant’altro. Poi, se mi capita, vi caccio qualche cinque in condotta e un paio di sospensioni, così sono sicuro che per quest’anno ancora state buoni. L’anno prossimo tanto il problema sarà di qualcun altro, io me ne vado in pensione. E magari, facendo così, riesco anche a tacervi per sempre.
Al rientro dalle vacanze di Natale, infatti, 15 persone si sono ritrovate nella posta una lettera della scuola con sopra riportate le sanzioni prese verso gli “studenti molto attivi che hanno rivestito ruolo di promotori e organizzatori, ovvero sono risultati molto attivi nel corso dell’occupazione”. E’ curioso notare come la colpa di tali studenti sia solo quella di essere stati attivi durante una protesta, e NON di aver compiuto atti vandalici o aver arrecato i danni citati dal preside a fine occupazione.
Ma c’è qualcosa di più grave che si nasconde dietro tutta questa faccenda: gli studenti citati in causa (né loro, né i loro genitori) non sono mai stati informati del “processo” che il preside aveva instaurato a loro carico, e anche quando gli stessi studenti (fiutando qualcosa che era nell’aria) hanno chiesto un incontro con i Consigli di Classe, gli è stato risposto che non era possibile perché “non è la prassi” (cosa che poi si è rivelata errata). D’altronde di Consigli di Classe non ce n’è neanche stati. In compenso si è tenuto un Consiglio allargato a tutte le classi degli alunni da “condannare” (cosa che, come si può leggere qui è assolutamente a-normale).
Seppur con tutti gli errori che gli studenti possono aver fatto nel gesto che hanno deciso di compiere, ho l’impressione che l’intenzione del preside non fosse quella di veicolare le proteste dei giovani in ambiti più legali dell’occupazione, bensì quella di punire chi aveva fatto troppo chiasso in un periodo delicato della politica italiana, e di sopprimere sul nascere qualsiasi avvisaglia di reazione concreta da parte dei giovani. Con lui, anche altri presidi hanno intrapreso questa strada che sembra aver preso una brutta piega. La piega di una repressione effimera e silenziosa, attenta a non diventare clamorosa, ma efficace quanto una scarica di celerini1.
1va annotato che il preside è stato carabiniere
Categorie: Informazione libera
#Domnica Cemortan Nuda
- 03/02/2012 13:30Per evitare la rimozione da parte di Google delle cinque foto, siamo costretti a mandarti ad un altro link, sempre su questo stesso sito, ma con un altro titolo. Segui le istruzione. Grazie e scusa.
segui il link al servizio di D… C…
Categorie: Informazione libera
Accettare il Cambiamento
- 03/02/2012 13:23Se cerchi i link alle foto di Domnica Cemortan nuda, continua a leggere. Sono nel testo, nascosti per evitare che vengano rimossi da quer cattivone bigotto di google. Cerca con attenzione. Grazie e buona visione.
Ieri discutevo con una persona che rispetto, e io non rispetto tanta gente. Si parlava dell’eventuale abolizione/modifica/edulcorazione(per la Marcegaglia) dell’articolo 18.
I tempi sono cambiati, dice il Galbusera, dobbiamo cambiare anche noi ed adattarci alla mutata condizione del nostro paese che non è più quello di una volta. Ora ci sono i cinesi, ci sono gli indiani, ci sono i senegalesi. Tutta gente disposta a fare il doppio alla metà o forse a un terzo.
Monti, con grande proprietà intellettuale ed eccezionale senso dell’opportunità, parla del “posto fisso” e lo definisce noioso. Ha ragione. Io, per esempio, ho fatto diversi lavori. Da ragazzino, alle superiori, d’estate facevo il portuale. Poi mi è venuta voglia di essere il primo ragazzo del mio quartiere a fare centro dentro qualcuno e ho passato un paio d’anni a provarci. Visto che ero stato bravo, ho fatto un po’ di carriera in quel campo. Per colpa di questa cosa sono diventato uno sfigato visto che mi sono laureato per la prima volta dopo i 29 anni, credo. Ho insegnato per un po’, mentre il sabato e la domenica accompagnavo signori e signore paurose in giro. Ho fatto qualche viaggio all’estero per sistemare cosucce scomode e cattivoni. Prima che i riflessi diventassero troppo lenti ho deciso di occuparmi di sicurezza tecnologica e sono diventato, magicamente, un impiegato. Mi cadesse quel mezzo coglione che mi è rimasto quando mi sono infilato in questo cazzo di buco nero.
E’ vero. Ora mi annoio maledettamente. Non c’è nessuno in cui fare centro. O meglio, ci sarebbe, ma non sono autorizzato e scommetto che questa volta non mi darebbero la medaglietta. Non ho studentesse carine che mi lasciano i bigliettini nei libri, non ci sono attrici che, mentre scattano i flash, mi stringono il braccio e carezzano la mia 357 in un gesto erotico di cui non ho mai capito completamente la natura. Non ci sono villaggi di cattivi da incendiare. Faccio cosette così: la ricerca, la produzione, la realtà aumentata, i progetti universitari. Cose noiose. Lo faccio perché ho 51 anni, è un lavoro che faccio discretamente bene ed è quello adatto alla mia condizione fisica e mentale.
Con un’azione persuasiva di cui solo ora mi sta diventando completamente chiara la natura, io mi sono convinto che i notai, i tassisti, i farmacisti e i commercialisti sono dei privilegiati di merda. I disoccupati si sono convinti che io, se vengo licenziato (flessibilizzato, suona meglio), hanno l’opportunità di fare il mio mestiere accontentandosi della metà di quello che prendo adesso. Il mio padrone, pardon, datore di lavoro perché io sono un “professional” si è incominciato a convincere che non è necessario importare negracci o dare lavori in outsourcing a quei cazzi di indiani che mangiano speziato e poi ruttano al curry tutto il pomeriggio. I negri sono qui, pronti ad essere opportunamente schiavizzati senza nemmeno le spese di trasporto.
E’ il mondo che va così, dice Galbusera. E ha maledettamente ragione, aggiungo. Messi da parte i grandi ideali, le religioni, la vuota morale con la quale hanno inquinato la mia formazione, rimane l’interesse, i costi, il ricavo, la competitività. Insomma, me lo devo prendere nel culo e starmi zitto, non rompere i coglioni.
Va bene. In fondo chi sono io? Una piccola merda che bene o male ha ancora una quindicina di anni attivi davanti se la genetica o i tre milioni di sigarette che ho fumato prima di capire quanto ero stronzo non mi stendono prima. Chi vuoi che sentirà la mia mancanza? Il mio datore di lavoro certamente no. Col mio stipendio ci paga due negri e una negretta che, magari, per non perdere il posto, all’occorrenza si becca pure un cazzo in bocca, attività nella quale confesso di non eccellere pur avendo tentato di imparare. Mia figlia? Forse. In fondo, bella di papà, lo sa che le voglio bene, ma appena troverà un cazzillo impomatato su facebook io mi trasferirò lentamente nel background. Non ho nemmeno debiti. Insomma, posso crepare e/o sparire con effetti praticamente nulli. Basta che mi rassegni ed accetti con compostezza il mio destino di combustione.
Ci sto. Dove si firma? Non sono più così attaccato alla vita. Anzi, non lo sono mai stato. Punto.
Ecco, vorrei che questo mio approccio sereno alla dipartita, prima sociale e poi, per quel che può interessare , fisica, sia condiviso da tutti voi, da tutti quelli che leggono. Anche da chi arriva su queste pagine cercando Domnica Cemortan Nuda (ieri, giusto per parlare di rete inutile, un paio di migliaia di cazzoni pugnettisti). Pertanto predisponiamoci a cambiare tutti e per tutti intendo:
- Insegnanti, dipendenti comunali, impiegati dello stato in generale. Se sono combustibile io, sono combustibili anche loro che, notoriamente, non fanno un beneamato cazzo.
- Pensionati con pensioni superiori, ad esempio, ai 1400 euro al mese. Se uno deve solo comprare i pannoloni e la minestrina, bastano e avanzano. Posate, vecchi di merda, e vedete di crepare il prima possibile che il PIL delle onoranze funebri è in preoccupante calo.
- Pensionati andati in pensione prima dei 65 anni. Restituire grazie. A spaccar pietre lungo le strade ladri che siete ancora giovani e forzuti. Le signore piacenti possono sopperire con allargamento di gambe per coloro appassionati del genere “mature”.
- Pensionati andati in pensione col calcolo contributivo. Cacare il maltolto prego. Anche a rate va bene, se no una pignoratina, tv compresa, che a botta di ciucciarvi canale 5 e rete 4 ci avete regalato 20 anni di Berlusconi. E’ accettato anche il sangue. Una sacca alla settimana. Valutata a prezzo di mercato decurtato del 25% perché il vostro è sangue vecchio. I giovani lo vendono a meno. Goccia per goccia, fino a rimborso completo
- Uscieri, bidelli e fattorini assunti nelle categorie protette. Protette da chi? Da me certamente no. Non ho più intenzione di nutrire con i miei danari dei magnafranca a tradimento che con la scusa di avere un solo occhio stanno seduti tutta la giornata come delle piante in un angolo. Servono due occhi per trasportare i colli alla stazione? E se ti manca una gamba, le braccia le hai? Allora trovati un cazzo di lavoro dove si usano le mani. Magari puoi fare pugnette e bocchini. Non lo sai che c’è un sacco di gente amante del genere “freak”? disposti a pagare anche 5 euro per una pompa?
- Invalidi civili che godono di pensione di accompagnamento. No, qua non ci siamo proprio. Non solo devo tenere in vita te che sei un parassita, uno che non produce, che non contribuisce al PIL, ma devo pure retribuire uno che ti accompagna? Dove ti accompagnano? Al teatro? Io sono dieci anni che non vado al teatro e se decidessi di andarci non mi accompagnerebbe nessuno.
- Tossicodipendenti. Secondo quale logica perversa io devo contribuire all’acquisto del metadone per un pervertito fancazzista che ogni santa mattina deve bersi un bicchierino di immondizia se no non riesce ad andare avanti. Perché non diventa alcolizzato che con quello che costa il metadone ci si compra un’autobotte di tavernello. Perché non crepa? Magari in un campo coltivato a grano, così almeno gli uccelli non beccano le spighe e marcendo sotto al sole trasferisce importanti sostanze nutritive al sottosuolo? Perché non sistemiamo la cosa con un colpo alla nuca? Così, senza astio, guardando il registro dove c’è scritto il costo di una dose di merda in confronto al costo di una Fiocchi calibro 7,65?
Ecco, ovviamente in questo cambiamento non sono compresi i politici, le province, i finanziamenti ai partiti che finiscono in Tanzania o nelle tasche di Lusi, gli evasori fiscali, i quattrini erogati alla stampa di regime, le diarie milionarie, i 350.000 euro a puntata per Celentano, i 250.000 mollati a Benigni per dieci minuti di cazzate, i quattrini sprecati per spacciare medicinali di marca in confezione da 50 invece che generici in numero esatto per la terapia, i finanziamenti per “salvare” le banche, quelli per “aiutare” la FIAT. No, queste cose non cambiano, perché questa è una guerra tra straccioni e chi lo prendeva in culo fino a ieri, deve prenderlo in culo ancora di più a partire da domani., mentre chi lo ficcava può e deve ficcarlo ancora più profondamente. Mi si dice che trattasi di legge naturale. Nei libri di fisica non l’ho trovata. Sarà qualcosa che ha a che fare con la catena alimentare, allora. Sarà, non mi intendo di etologia.
E così, cari amici, si cambia. Cambiamo tutti serenamente perché è così che deve andare. Se siete non siete nella Schindler list vi tocca il forno. Chi invece è nella lista, stia pure tranquillo. Ci rivediamo nel suo salotto, con lui legato in un angolo a guardare io che mi fotto la moglie dopo avergli preso tutto e prima di sparargli in bocca. E’ la catena alimentare baby, la catena alimentare.
Categorie: Informazione libera
Mario 9000
- 03/02/2012 10:00 Quanto sono monotoni. Gli si è incantato il disco, ai vecchi grammofoni a tromba che si credono dei sistemi 7.1 Hi-end. Hanno la fissa del posto fisso. Comincio a pensare che sia una di quelle idee che quando ti si piantano in testa non riesci più a non pensarle continuamente, fino a sentire uno sgradevole odorino di cervello fritto. Il posto fisso sarebbe il nostro, ovviamente, non il loro. La monotonia di cui parla Mario “I Robot” Monti con la stessa emotività del computer HAL9000 di Kubrick, non è altro che la nostra pazza idea di sopravvivenza. La nostra idea di stabilità, la certezza di poter fare piani per il futuro, magari per i propri figli o per il nostro vecchio culo stanco. Proprio quella medesima stabilità che lui sta cercando disperatamente di poter applicare un giorno, forse, ai conti pubblici. Sopravvivenza e stabilità. Cose che lui e gli altri fanno fatica a capire, visto che il posto fisso ce lo hanno per diritto di nascita, di censo e di sangue, e con loro i loro figli, parenti, conoscenti, servi, coniugi, amanti fissi ed occasionali, mantenuti, scaldaletto, portaborse, leccaculo, trote, troie, parassiti ed affini. Non è lotta di classe, è una constatazione. La Casta, da secoli, si mette il culo al sicuro e il posto fisso, per i suoi membri, è un valore irrinunciabile. Visto che i posti sono limitati, non facciamo che il posto fisso sia applicabile anche ai paria, ovvero ai comuni cittadini, ai governati in forma vessatoria. Qualcuno mi dirà che anche per i castamen esiste la precarietà. Permettete che rida. Manager che passano da una multinazionale all’altra, consulenti che prestano la loro opera un giorno a Milano e l’altro a Tokyo. Amministratori delegati che appaiono in bilocazione come Padre Pio in diversi consigli di amministrazione contemporaneamente. Professoroni ingaggiati per disinfestare le istituzioni dai nani molesti e poi, quando finiranno il lavoro, non puliranno il water. Sa, caro Mario 9000, cambiare lavoro è bello se, ogni volta, per portare a casa la liquidazione ti ci vuole la cariola. E’ bello essere esonerati se, con la buonuscita, ti garantisci comunque una pensione dorata. E’ bello se ti chiami Mourinho e non hai da affezionarti troppo ad una sola squadra. E’ che lei e gli altri androidi ragionate con i vostri circuiti e quindi arrivate a pensare che, togliendovi il brivido della liquidazione miliardaria ed incancrenendovi in un unico posto di lavoro, il mondo diventi ancora più palla di quanto non lo sia già. E’ che anche voi modelli superiori mi andate inesorabilmente in modalità Zia Ricca. Dev’essere un baco della Nexus. Per noi è diverso. Visto che ci piace strafare, l’idea di fare un lavoro e continuare a farlo nel tempo, magari nello stesso luogo di lavoro per anni, non ci fa schifo perché magari quel lavoro ci piace. Sa, caro androide, lei magari sognerà pecore elettriche ma deve sapere che, a volte, anche ai lavori umili ci si affeziona come agli incarichi prestigiosi da una botta di centinaia di milioni e via. Se vuole veramente passare alla storia faccia così: invece di incaponirsi a toglierci il posto fisso per lasciarlo ai soliti Sons Of - e non dica che non funziona così, furbacchione! – vada oltre e dichiari che pure far parte della casta è monotono. Visto che vi annoiate, che il posto fisso è una palla, che nella vostra vita manca il brivido dell’imprevisto, facciamo che a lavorare in officina, a cogliere i pomodori, a legare i kiwi, a pulire il culo ai vecchi, a vestire i morti e a spaccarsi la schiena a tirare nella bara ci venite voi. Mi mandi Michel-ma-belle Martone a spettinarsi il ciuffo, mi mandi la Fornero lacrimogena e soprattutto la Passerona banchiera. Vedrà che la monotonia gli passa che è una meraviglia. Che divertimento! Che giornate! Che faticate! In confidenza, Mario 9000, non sarà che gli androidi a volte dicono anche cazzate elettriche?Categorie: Informazione libera
#Monti è Stupido
- 02/02/2012 12:23Anche i più bravi possono fare errori grossolani. Google, per esempio, è la seconda volta che tenta di fottersi facebook. Dopo aver toppato con quella cazzata di Buzz, ora sta facendo la stessa figura con G Plus, le cerchie e gli inviti. Io ammiro Google per le cose che fa e per lo stile con cui le fa, ma se speri di rifare facebook inventandoti solo le cerchie, allora sei stupido. Facebook ormai è cresciuto troppo, te lo dovevi comprare prima, come Youtube.
Veniamo a Monti.
I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. E’ bello cambiare e accettare delle sfide
Bella dichiarazione. Più o meno in linea con quella del suo viceministro figlio di papà, eletto professore con due pubblicazioni e mezza da una commissione presieduta dal suo ex professore e tenutario dello studio professionale dove Martone aveva fatto pratica.
Me li immagino, Monti e Martone, nel salotto della contessa Sassoli Borromei Della Gherardesca, nei loro vestiti di sartoria, le scarpe inglesi, i biscottini, il tè e Vivaldi di sottofondo, fare battutine su chi si laurea dopo i 28 anni e chi vuole per forza il posto fisso. Loro, che probabilmente non hanno mai preso una metropolitana o un autobus nella vita e che considerano il capodanno passatoin famiglia mangiando il cotechino come un evento sul quale fare un comunicato ufficiale.
Monti è stupido perché se pensa veramente quello che ha detto, sarà pure un professorone del cacchio, ma non può pensare di applicare a tappeto la liberalizzazione del mondo del lavoro alla anglosassone senza allestire di pari passo gli stessi meccanismi di protezione e di controllo sulla discriminazione che Stati Uniti e Gran Bretagna garantiscono. In America, per esempio, è vietato per legge indicare l’età nei curriculum (lo so che al plurale è curricula, ma in latino, non italiano). Come è espressamente vietato indicare il colore della pelle. Questo perché non si può scartare in una selezione una persona qualificata solo perché ha 50 anni o è un negraccio. E se il candidato ha l’impressione di essere stato estromesso per motivi non legati alla sua preparazione professionale (età, sesso, razza, attitudine sessuale) può far causa. I giudici sono severissimi e le aziende sono molto attente a non mettersi in casini di questo tipo. In Italia è così? Monti lo stupido che ne pensa?
Clicca qui per vedere il video incorporato.
Se po ‘ha detto quella frase conoscendo la situazione reale è tre volte più stupido perché sa benissimo che una palla del genere non la digerisce nessuno. Se vuoi fotterti qualcuno lo devi convincere, subdolamente. Ma allora non ha imparato un cazzo dal suo predecessore?
Il problema è che la massa è ottusa e i singoli, a volte, credono ancora alla befana.
Buonasera a tutti,
vi parla la precaria cronica,nulla e cambiato da allora sempre lavori precari, potrei scrivere un libro per tutte le volte che sono stata sfruttata, trattata male, con insensibilità, potrei parlare di colleghi privi di scrupoli pronti a farti le scarpe tanto se l’ultima arrivata ..e qui mi collego a quello che ha scritto Claudio ( ti capisco al 100%)
sono contenta che il mio articolo sia stato letto da cosi tante persone , sono contenta di sapere che non sono l’ unica che vuole arrendersi a questo precariato , sento in tutti voi una forte rabbia e voglia di reagire, forse è vero che ci sono già tanti partiti e che basterebbe che qualcuno di questi s’ interessasse a noi ma la domanda è questa : chi ? Il problema è che noi sfigati precari non abbiamo una voce , un punto di riferimento , il governo Monti riuscirà a fare qualcosa per noi? Bella domanda…non vi nascondo che gli stò dando un po di fiducia forse solo per disperazione.. mi piace l’ idea di ridurre le tipologie di contratti di lavoro e del contratto a tempo indeterminato dopo un periodo di prova, però non trovo giusto che si concentrino gli incentivi solo sui giovani fino ai 35 anni , credo che tutti soprattutto quelli che hanno oltre i 35 anni debbano essere ricollocati, quelli che pagano affitti e bollette,visto che questa crisi c’e dal 2008 e anche prima… ripeto non devono esserci lavoratori di serie A e quelli di serie B ,ci sono tante cose di cui mi piacerebbe discutere con chi si occupa di trovare una soluzione li al governo Monti e lo farei con tutti quanti voi che come me avete passato l’inferno per un lavoro, perche credo che soltanto chi l’ha vissuto sulla propria pelle possa capire ed esprimere le opinioni migliori.
Voi cosa ne pensate?
Vanessa Beghin in un commento a questo post scritto da lei stessa su MC
Vanessa mia. Mi ti immagino lì, precaria a vita, saltellare da un posto all’altro senza rispetto per le tue capacità, la tua volontà e, perché no, dei tuoi piccoli desideri di brava ragazza. Usata come un pezzo di carne, un bambolotto. Va anche bene, perché il mondo è quello che è e non c’è giustizia, ma essere pure presi per il culo no. Fa cacare il cazzo a pallettoni.
Monti e Martone facciano il loro lavoro e ringrazino Dio di essere nati dalla parte giusta della barricata. I commenti del cazzo li lascino per il tè nel salotto della contessa Sassoli Borromei Della Gherardesca. Se fanno cose utili faranno la metà del loro dovere. Se faranno cazzate si confronteranno con le loro responsabilità. Bocche chiuse e cervelli in movimento. A fare spettacolo ci pensa Celentano.
Categorie: Informazione libera
Il Potere, le Lobby e l’Opinione Pubblica.
- 02/02/2012 11:13A dar retta al terzo principio della dinamica “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Peccato che non valga in campo sociale. Se le azioni intraprese dal governo Monti si dovessero misurare dalle reazioni, bisognerebbe pensare che i più vessati sono stati gli autotrasportatori, che minacciano la rivoluzione, mentre i meno colpiti i pensionati a 1410 euro al mese, che non hanno neppure fatto “beh!”
In realtà ai pensionati oltre ad aumentargli l’autostrada e il gasolio gli hanno pure bloccato la pensione, mentre agli autotrasportatori gli hanno solo aumentato il gasolio e l’autostrada, prevedendo di rimborsargli le accise e scontargli il pedaggio. Che non basterà probabilmente a calmierare il prezzo delle zucchine, notoriamente trasportate su gomma, delle quali sono ghiotti i pensionati, che in questo modo insieme alle zucchine avranno pure il danno e la beffa.
Volendolo adattare alla politica, il terzo principio andrebbe riformulato in quest’altro modo: “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, proporzionata al potere sociale di cui dispone la classe che subisce l’azione”
Così si spiegherebbe perché l’equità, quando si parla di sacrifici, sia tanto restia a tradursi in realtà, chiunque sia chiamato ad applicarla. Lo impedirebbero da una parte la forza necessariamente limitata di chi chiede, dall’altra la capacità di ritorsione di cui dispongono le categorie chiamate a dare: se tu mi fai questo, io ti faccio quest’altro. Pensaci bene, non ti conviene.
Altrimenti non si capirebbe perché un governo che decide di far pagare l’ICI ai cittadini non la faccia pagare anche alla Chiesa. Delle due l’una, o è convinto dell’insostituibile funzione della Chiesa nel processo di aggregazione sociale e pensa che vada in qualche modo premiata; oppure teme che i parroci l’accusino dal pulpito d’offendere Nostro Signore, alienandogli il supporto dei cattolici, mettendolo a rischio di cadere e di farsi male. La Chiesa, che ha il naso fine, un lieve sentore d’iniquità deve averlo avvertito se ha sentito il bisogno di rassicurare la collettività che la giustizia non è stata affatto mortificata, anzi: “I Comuni vigilino, e noi per la nostra parte lo faremo – dice il cardinale – Ci piacerebbe solo non si investissero tempo e risorse in polemiche che, se pur accettiamo in spirito di mortificazione, finiscono per far sorgere sospetti inutili e, in ultima istanza, infirmare il diritto dei poveri di potersi fidare di chi li aiuta”. Un modo molto gesuitico per spostare l’attenzione dall’elusione dell’ICI al sacrosanto diritto dei poveri a fidarsi dei propri parroci, per distrarre i villani che stanno davanti al banchetto delle tre carte.
Lo stesso fanno Notari, Speziali, Autotrasportatori, Tassinari e ogni altra categoria dotata di potere d’interdizione, quando proclamano che difendono se stessi, per il nostro bene. È evidente che ogni Categoria lavora per sé, né s’è mai visto il contrario, per spuntare le migliori condizioni; tanto più vantaggiose quanto più significativo è il ruolo che la Corporazione gioca e più vantaggiosa la posizione che occupa nel contesto sociale; quanto più debole e colluso è il Potere; ma soprattutto quanto più incapace d’intendere e di volere è l’Opinione Pubblica.
Quando si dice debole e colluso non s’intende accusare il potere di debosciaggine e di camurria, ma evidenziare che non esiste potere che non rappresenti degli interessi e non debba appoggiarsi a questa categoria per resistere alle pressioni di quella.
Non ha alcun valore pratico, né politico, affermare che non dovrebbe essere così. Non è nel DNA del Potere di essere neutrale. Nel momento in cui le fazioni trovassero un’intesa il Potere diventerebbe immediatamente inutile; ma finché restano in antagonismo tra loro il Potere è indispensabile per imporre ai riottosi la volontà comune, che è poi quella dei Grandi Elettori. Che in democrazia dovrebbero essere semplicemente gli Elettori, cioè l’Opinione Pubblica. Peccato che il favore dell’Opinione Pubblica sia sempre in vendita, Franza o Spagna purchè se magna, da ricomprarsi continuamente come quello di una mignotta qualsiasi. Con esiti spesso letali per le casse dello Stato.
È la qualità dell’Opinione Pubblica, in fin dei conti, che condiziona nel bene e nel male il Potere dello Stato, consentendogli d’essere iniquo favorendo alcune categorie ai danni di altre, senza pagarne il fio. Questo capita non tanto perché l’Opinione Pubblica sia egoista e faccia i propri interessi, che sarebbe sacrosanto, ma al contrario in quanto non sa distinguere quali siano i suoi veri interessi; portata per costituzione naturale assai poco alla logica e assai di più al sentimento. Eternamente predisposta, per essere stata tante volte scottata dallo Stato, a vedere degli amici in tutti coloro che si proclamano contro lo Stato e dalla parte del Popolo. Spesso senza andare troppo per il sottile, né entrare nel merito, sovente assai complicato; spesso senza discernere tra ciò che pare e ciò che è; senza pesare il pro e il contro per l’immediato e per il futuro; stando più volentieri dalla parte di ciò che sarebbe auspicabile, piuttosto che di ciò che è concretamente possibile; lasciandosi volentieri incantare dalle parole, anche quando sarebbe molto facile capire che si tratta di chiacchiere che non potranno mai tradursi in fatti.
Se non fosse così, se l’Opinione Pubblica non si contentasse d’essere rappresentata in piazza di volta in volta dai benzinai, dai camionisti, dagli insegnanti, dagli studenti, dai Family Day, dai no TAV, dalle bandiere e dalle canzoni, dai palchi e dalle concioni; se trovasse il modo di manifestare al Potere la propria assoluta volontà, faccio degli esempi, di destinare il canone RAI, le sovvenzioni alla stampa di partito, gli emolumenti degli impiegati in soprannumero della regione Sicilia, gli stipendi dei consiglieri e degli assessori di uno sproposito di comuni e di provincie, i fondi destinati all’acquisto degli F35, alla riduzione del debito pubblico di quel 3% annuo previsto per i prossimi anni vent’anni dal Fiscal Pact, se lo facesse, non si troverebbe l’anno venturo a dover pagare un altro aumento delle accise e dell’IVA, continuando a versare regolare stipendio a Gasparri e alla Minetti.
Ma un’Opinione Pubblica così non c’è. Né si vede dove e come possa nascere.
Quando Gutenberg inventò la stampa si disse che di lì in poi sarebbe stata tutta un’altra musica, perché tutti avrebbero potuto avere un libro e il Potere non avrebbe più potuto approfittare dell’ignoranza della povera gente. Lo si disse anche dopo che Lutero smascherò la Chiesa; dopo che Marx ebbe scoperto la congiura dei capitalisti ai danni dei proletari; lo si disse quando si avviò la scolarizzazione di massa; dopo che Marconi inventò la radio e tutti poterono sapere ciò che accadeva direttamente dalla viva voce dei protagonisti. Con l’avvento della televisione, che permise di vedere direttamente i fatti senza che fossero manipolati dai nostri inviati notoriamente asserviti al Potere, si pensò che finalmente la democrazia diretta fosse a un passo. L’apoteosi si ebbe con l’avvento della rete, che consentiva a ognuno di vedere in tempo reale le immagini di ciò che accadeva nel pianeta, di leggere il parere di tutti gli altri e finalmente di aggiungerci il proprio.
Tutto questo è accaduto. Se fosse stata solo una questione di strumenti a quest’ora dovremmo essere a cavallo. Invece l’Opinione Pubblica è sempre allo stesso punto, incapace di controllare il Potere, che preferisce trattare con le lobby.
Magari sono io che vedo male, ma se fosse così si porrebbe una domanda inquietante: e se non fosse una questione di strumenti? se l’Opinione Pubblica, compresa quella della rete, fosse solo troppo stupida per ambire a controllare il Potere?
Categorie: Informazione libera
La Beneficienza di #Celentano e i Mandorli in Fiore
- 01/02/2012 11:23 Fa molto freddo anche qua al sud, eppure, se guardo dalla finestra vedo i mandorli in fiore. E quei fiori un po’ bianchi e un po’ rosa, nella tristezza del cielo cupo sembrano l’emblema di questa poverissima Italia impazzita. Non è più una commedia degli equivoci, non è un film demenziale, e nemmeno una sceneggiatura scritta male questa nostra vita. È ormai follia collettiva. C’è, per esempio, molta soddisfazione per le dichiarazioni di Adriano Celentano, che dopo innumerevoli peripezie, discussioni pesanti e accuse infamanti, accetterà di partecipare al Festival di Sanremo. Il cantante ha infatti deciso di devolvere totalmente il suo compenso in beneficienza, versandolo a Emergency. Ebbene sì, è un gesto che lascia il segno. Un bel gesto che riempie di gratitudine l’associazione benefica che con quei soldi aprirà un ospedale in Africa. È fantastico! Perché ormai, appunto, la follia è collettiva. 350 mila euro a serata, e ancora non si sa quante saranno. Tre appartamenti (bilocale) in un paesino del centro Sardegna. Una decina di automobili utilitarie. Lo stipendio mensile di 30 operai. Una cifra che, tutta insieme, la maggior parte di noi non vedrà mai. Eppure, c’è grande soddisfazione per il gesto del Molleggiato … La voce discordante in questo coro italico. Lui che ha preso le parti del popolo, che ha contrastato il governo di berlusconi: il paladino degli oppressi dalla mancanza di democrazia. Leggo queste cose e poi vedo i mandorli in fiore, nel gelo inconsueto di questo sud che non è attrezzato per gelare. E tutto mi sembra normale, al punto che mentre batto questi tasti, mi chiedo se abbia senso continuare a pensare, se non sarebbe meglio cedere alla tentazione di farsi ammorbare. 350 mila euro per una serata, ma siccome Celentano non fa parte della “casta”, va benissimo così. Perché tutti coloro che ormai ringhiano solo e soltanto dinnanzi allo sproposito che guadagnano i politici, non riescono a mettere insieme i tasselli, capendo che anche quei soldi usciranno esattamente da dove escono quelli per pagare i privilegi dei politici? Perché ormai il non pensiero italiota viaggi su binari unici. Su quelle rotte che il pifferaio magico di turno riesce a fischiare dal suo flauto. Il problema è la casta, anzi sono le caste. Quelle si devono combattere senza sapere il perché. Perché son ladri o tutti uguali, perché è così che ha detto Grillo (che di cazzate ne spara almeno una al giorno, per garantirsi anche lui il tornaconto). Perché Sanremo è Sanremo, finiranno per dirsi coloro che alla sera si metteranno là a guardar abiti lussuosi, ed ascoltare oche starnazzanti. Perché in fondo (cito) Sanremo dopo più di mezzo secolo rappresenta la tradizione del “bel canto” in Italia. Ora dovrei scrivere un altro post, per spiegare il significato di “bel canto” al giornalista che l’ha scritto, poi però penso che io sto scrivendo gratis, levando tempo ai personaggi del mio libro, che appesi nelle pagine attendono, che lui è giornalista e io no, che lui è pagato profumatamente e che quindi – ignorante – fa parte di una piccola casta pure lui, e io mi dovrei incazzare. E non mi va, perché si gela, ma fuori ci sono i mandorli in fiore. N.d.R.: Il titolo originale del Pezzo è: “La beneficenza“. E’ Stato modificato per agevolarne la diffusione e la lettura in rete.Categorie: Informazione libera
Risparmiare sui #Bambini Invece che Sulle Province
- 31/01/2012 13:49Lo so, è un titolo demagogico, ma confesso che nonostante gli anni passati a leggere, studiare e a cercare gli aspetti meno banali delle cose è la prima cosa che mi è venuta in mente.
E’ l’età? La deriva populista? Non lo so. Oggettivamente, però, è così. Magari non se ne farà nulla, oppure ficcheranno il limite di età a sei anni per il pediatra di base in una di quelle norme nascoste dove in genere fanno passare favori per gli amici o tutele per i loro privilegi. Finirà che lo scopriremo per caso leggendo qualche giornale minore e allora sarà già passato, senza clamore, perché che sarà mai che un bambino di sette anni debba fare la fila dal medico di base insieme a gente con patologie pericolose, tossicodipendenti o persone disturbate. Oppure che problema ci sarà a farlo visitare da uno che ha visto l’ultima scarlattina quando aveva sei anni e non la sa distinguere da una banale infezione alla gola.
Si risparmia, per mantenere le promesse fatte all’Europa. Ovviamente è più facile risparmiare sui bambini che cancellare una carica politica o togliere i finanziamenti pubblici ai quotidiani come Libero. E’ più semplice far allungare le file dai medici di base che prelevare danaro dai signori scudati (che poi se lo fanno pure fregare, ben gli sta).
Sì, è che sono invecchiato, non riesco più ad approfondire, a vedere il grande disegno. Mi sono isolato, sempre più potenzialmente pericoloso per me stesso e per chi mi circonda. Sempre più convinto che non sia una questione politica, ma di difesa personale. Una faccenda militare, dove si sopravvive in alternativa al proprio avversario. Devo dirlo al medico, la medicina non funziona più. Se e quando arriverà il momento voglio essere lucido, ma calmo. L’odio è controproducente quando devi far fuori qualcuno. Si diventa poco professionali.
Categorie: Informazione libera
Combattere i Pedofili Aiutandoli
- 30/01/2012 13:03Nei giorni scorsi ho fatto il maestrino con De Bortoli. Non c’è niente da fare, quando si tratta di fare il maestrino è come se mi invitassero a nozze. Però, ad onor del vero, non sono solo i quotidiani mainstream che, qualche volta, cedono al fascino della foto morbosa. Ci cascano anche i blogger virtuosi .Io stesso, come già confessato pubblicamente, ho usato tette e titoli furbi per attirare lettori. Però, quando ci sono di mezzo i bambini, c’è da pensarci dieci volte.
Parliamo di questo post, dove correttamente si fa una disquisizione contro l’istigazione alla pedofilia insita in certe “foto di moda”, dove bambine di sei o sette anni vengono fotografate in atteggiamenti sicuramente inadatti alla loro età e che evidentemente cercano di stimolare i peggiori istinti di chi guarda le immagini.
Tutto bene, comprese le decine di commenti indignati sulla decadenza della morale. C’è solo un problema: le foto vengono riprodotte in tutto il loro splendore. Addirittura quella più morbosa reca sotto una scritta con l’indirizzo del blog che pubblica il post.
Chiedo scusa, ma questo non vuol dire “usare le foto”? Spero che nessuno mi venga a rifare la pippa del dovere di cronaca che è la stessa scusa utilizzata dai redattori di Libero quando sul loro quotidiano pubblicarono foto pedofile in nome dellinformazione.
Quando si verificano questi casi è doveroso accertarsi prima se le foto sono state correttamente rimosse dal web. Se ciò è avvenuto, non vanno ripubblicate. Se invece sono ancora on line, non vanno replicate in modo che se verranno rimosse dalla posizione originale non ci siano altre copie sparse per il web. E’ una regola aurea alla quale mi sono sempre attenuto, anche quando ho segnalato un caso analogo nel 2010 dove dovetti farmi in quattro per indicare dove vedere le foto per non riprodurle. Poi, quel sito fu chiuso e di quelle foto non c’è più traccia nel web. Certo, saranno sicuramente su qualche disco, ma almeno non rendiamogliela tanto facile.
Pertanto, ripeto pubblicamente l’invito all’autore del blog di rimuovere le foto o di rimpicciolirle a livello francobollo in modo da non favorire masturbazioni sull’indirizzo del suo sito. Ho già lasciato un commento al post, Spero che l’invito venga accolto.
Non mi prendo mai con persone che gestiscono un blog. Preferisco rompere le balle a chi con la scrittura ci fa i suoi interessi e, questo, non è sicuramente il caso, ma quando ci sono i bambini in mezzo bisogna sforzarsi. Sempre e comunque.
Categorie: Informazione libera









