You are hereAggregatore di feed / Sorgenti / Mente Critica
Mente Critica
LA Publicy in Pratica: i Cittadini Privati
Lun, 06/09/2010 - 23:31Nel post precedente abbiamo visto alcuni principi ispiratori di un ipotetico diritto alla Publicy. Ma esiste veramente questa Publicy? Che cos’è? Dove la troviamo? Perché è importante? Facciamo un esempio concreto.
In USA vige una fatidica legge chiamata “Don’t Ask Don’t Tell”: obbliga i militari a non svelare la propria omosessualità, e addirittura a non parlare di omosessualità in generale. In cambio (in cambio???) nessuno può indagare sulla vita personale delle persone sospette di essere omosessuali. Un apparentemente innocuo “Non chiedere, non dire” cela la minaccia di violazione del diritto alla privacy nel caso in cui un militare omosessuale voglia esercitare il diritto alla publicy. Non è solo una questione teorica: si tratta di minaccia del licenziamento e l’onta di essere radiati dal corpo. La tutela della propria privacy (sacrosanta) è usata come moneta di scambio e al contempo come arma di ricatto per imporre ad alcuni – una minoranza – di non esercitare un diritto altrettanto fondamentale.
Altro esempio è il sistema delle caste indiane. Una persona nasce in una casta e in quella casta è condannato a vita: condannati a fare uno specifico lavoro, a nutrire certe aspettative di vita e rinunciare ad altre, a non poter scegliere liberamente il proprio coniuge. In tutto questo la propria publicy è rigidamente sclerotizzata all’interno di una serie regole sociali – cieche e crudelissime – che si riassumono nella parola “casta”. Si è ciò che gli altri impongono che dobbiamo essere. La società entra a gamba tesa nella nostra intimità che viene devastata, togliendo ogni possibilità di realizzare progetti di vita genuini.
Più in generale, è tipico degli stati totalitaristici in generale intervenire direttamente nella vita privata delle persone. In questi casi l’intimità ne viene devastata e la tutela della privacy non esiste. Ma poco si riflette sul fatto che il modo migliore per annientare la privacy delle persone, per uno stato totalitaristico, è quello di annientare la loro publicy. Una persona senza diritto alla publicy non potrà mai esercitare alcun diritto alla privacy.
Ora che abbiamo una vaga ma concreta idea di cosa possa essere la Publicy, cerchiamo di mappare questo neologismo nel nostro vocabolario, per abbozzarne una ipotetica semantica di riferimento.
Un’idea possibile è riprendere le attuali definizioni di Privacy e adattare queste definizioni al concetto di Publicy. La tabella sotto può essere di aiuto.
Normal
0
14
false
false
false
/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:"Tabella normale";
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:"";
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:"Times New Roman";
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}
-->
Fonte
Privacy
Publicy
Generica
· espressione che indica
vita personale e privata, sfera privata della vita di
ogni individuo.
· nella vita di una persona, la dimensione più privata, che essa ha diritto di salvaguardare
· espressione che indica
vita sociale e pubblica, sfera pubblica della vita di ogni individuo.
· nella vita di una
persona, la dimensione più pubblica,
che essa ha diritto di salvaguardare
Treccani
· La vita personale, privata,
dell’individuo o della famiglia, in quanto
costituisce un diritto e va perciò rispettata e tutelata.
· La vita sociale, pubblica,
dell’individuo o della famiglia, in quanto
costituisce un diritto e va perciò rispettata e tutelata.
Wikipedia
· Privacy deriva dall’inglese e
può essere tradotto come “Riservatezza”.
· Per privacy si intende comunemente il
diritto della persona di impedire
che le informazioni che la riguardano vengano trattate da altri [...].
· Diritto alla non intromissione da parte del potere
pubblico e di soggetti privati nella
sfera individuale della persona
· Publicy deriva
dall’inglese e può essere tradotto come “Disponibilità”.
· Per publicy si intende comunemente il
diritto della persona di permettere
che le informazioni che la riguardano vengano trattate da altri.
· Diritto [della persona]
alla non esclusione [o limitazione]
da parte del potere pubblico e di soggetti privati dal contesto sociale e pubblico.
Riassumendo, possiamo dedurre le seguenti caratteristiche della publicy:
1) La Publicy riguarda la vita sociale di una persona, e della sua famiglia.
2) Poterla tutelare è un diritto individuale (si riveda l’aritcolo 3 della Costituzione italiana)
3) Il diritto a tutelare la propria vita sociale e famigliare presuppone il potenziale interesse da parte di terzi (Stato, Aziende, cittadini privati) a disporre a proprio piacimento delle implicazioni pubbliche e sociali dell’intimità delle persone
4) Il concetto di Publicy nasce per stigmatizzare (e quindi contrastare più efficacemente) l’interesse da parte di terzi ad estromettere determinati e selezionati aspetti della vita dei singoli e delle comunità dalla vita sociale e dalla gestione della Res Publica.
Queste possibili manipolazioni possono causare gravi danni all’individuo, alle singole comunità e alla società tutta.
Sono molti i modi in cui può essere lesa la publicy di una persona o di una comunità. Può trattarsi di uno stato che si ostina a non salvaguardare con efficacia la dignità sociale di una categoria di persone, siano esse donne, ebrei, omosessuali, persone di colore, immigrati clandestini, persone non cattoliche ecc…
Possono essere utilizzate tecniche aggressive e dirette, come imporre ad una persona di vestirsi in un determinato modo (l’obbligo di indossare un burqa o la barba lunga, così come l’obbligo di non indossare simboli religiosi nelle scuole francesci) oppure tecniche indirette proprio come il don’t ask don’t tell.
Le finalità, poi possono essere le più svariate: da ipotetiche finalità di ordine sociale (si pensi al coprifuoco a Milano: una grave menomazione della publicy – poter uscire di casa, poter avere aperto il proprio esercizio commerciale – di interi quartieri in nome della sicurezza), al controllo del peso sociale di una minoranza nella società fino al desiderio di assicurare un futuro solido ai propri figli – ma anche più semplicemente il desiderio di non vergognarsi davanti ad altri parenti / amici / colleghi.
Un’altra cosa può fare la differenza: il diritto alla Publicy può essere leso in vari ambiti del vissuto personale: nella fede religiosa, oppure nella cultura di origine, o magari negli affetti personali e nei legami famigliari – si pensi al ricongiungimento famigliare di tanti extracomunitari – o nell’orientamento sessuale delle persone.
Infine, è interessante notare che alcune categorie vengono totalmente private di una dimensione pubblica: è il caso delle prostitute schiave, dei carcerati suicidi, dei bambini lavoratori. Tutti fanno finta che queste persone non esistano in assoluto a parte ridicole comparsate nella cronaca. Altre categorie hanno un ruolo pubblico ben definito, ma – haimè – costretto a rimanere dentro stereotipi strettamente predefiniti: si pensi ai gay che vengono rappresentati dai media o come miliardari di successo tutti yacht e vita mondana, o come patetiche macchiette capaci di provare affetto solo per il proprio cagnolino, o come trasgressivi esibizionisti capaci solo di andare ai gay pride.
Sia esso l’hapartheid e il razzismo, sia esso la discriminazione delle persone con un proprio orientamento sessuale o una determinata religione, sia esso il pregiudizio atavico nei confronti delle persone diversamente abili, malate o vecchie. Nella società sono migliaia gli esempi in cui la cultura dominante cerca di censurare nel contesto pubblico gli aspetti personali degli individui o delle organizzazioni o categorie sociali minoritarie.
E questo non accade solo nei paesi totalitaristici. Avviene – in forme più o meno morbide e indirette – annche in quei governi occidentali che non sono capaci di gestire le società moderne con metodi totalmente democratici. Infinite le cause di questa presunta incapacità, difficile comunque non pensare alla corruzione – mazzette, clientelismo, plutocrazia – oltre che al timore di attacchi terroristici o di “invasioni” di cinesi e musulmani, così diffuse da fare della codardia uno sport nazionale.
Una cosa è certa: possiamo parlare di Publicy finché il nostro diritto alla privacy (e alla vita) non siano gravemente lesi. Forse è per questo che l’opinione pubblica non ritiene importante che il diritto alla Publicy venga salvaguardato. E magari è anche comprensibile.
Però, se è vero che proprio minando il diritto alla Publicy è possibile arrivare a minare il diritto alla Privacy, allora si capisce che solo salvaguardare il diritto alla tutela della Publicy potremo essere sicuri che l’emancipazione moderna dai totalitarismi e gli assolutismi del passato possa ritenersi irreversibile, o comunque più solida e certa.
Articoli Correlati:
- Privacy e Publicy Nella società attuale la privacy viene considerata, giustamente, un diritto...
- Sì, lo Voglio Martedì 23 marzo 2010 sarà un giorno importante per la...
- Voglio Stare da Solo Insieme a Te E’ possibile vivere la propria vita tra la gente e...
Categorie: Informazione libera
Il Peso dell’Aria
Dom, 05/09/2010 - 21:32Quid. Chissà a chi cacchio sarà venuto in mente di dare come nome ad un albergo un pronome latino. Forse è lo stesso che lo ha progettato come un anonimo cubo grigio sul quale si aprono finestre sottili come feritoie che lo fanno sembrare un fortino della seconda guerra mondiale. Forse è lo stesso che ha deciso di piazzarlo nel pieno di una squallida zona di capannoni industriali. Squallida, ma pulitissima. Come qualsiasi cosa ci sia a Trento, meno che le case.
Trento è una città lunare. E’ fredda, anche in pieno agosto. Magari il termometro segna 35 gradi, ma sai che è una cosa temporanea, che è destinata a finire presto. Le montagne che la circondano come le pareti di un catino promettono gelo, neve, ghiaccio profondo.
A Trento anche la gravità sembra essere un sesto di quella terrestre. Macchine e persone si muovono lentamente, i suoni non si propagano perché nel vuoto il suono non ha modo di diffondersi. Le macchine non sono in doppia fila perché sulla Luna non usa.
A Trento, su lungoadige nei pressi di Sant’Apollinare, la gente corre per fare sport. Mi vedo venire incontro una silfide bionda, leggera come un fiocco di neve che avanza senza posare i piedi per terra. Sottile, elegante, silenziosa. E’ bella ed aliena come nessun’altra cosa vista prima.
A Trento la domenica sono chiuse perfino le chiese. Dopo le sette di sera se hai bisogno di un pacco di biscotti e di una mezza minerale devi scassinare una serranda. Silenziosamente però, perché se no se ne accorgono dall’altra parte della città.
A Trento, in piazza Duomo, vedi Davide e la sua coda di cavallo camminare a lunghi passi verso la strada che porta alla birreria Piedavena o come cazzo si chiama. Ti sembra più basso di quanto lo hai immaginato, ma forse per questo ti sembra ancora più simpatico e fai per chiamarlo, ma lui è già oltre che camminando a quella velocità e con quella decisione a Trento sembra un alieno.
A Trento c’è piazza Dante con i suoi clochard che nei giardinetti di fronte al Grand Hotel si ubriacano come tutti i clochard del mondo, ma mettono le lattine nei cestini dell’immondizia perché a Trento anche i clochard sono educati.
A Trento le case sono piccole, i tetti bassi, i riscaldamenti centralizzati e l’acqua calda si paga sulla bolletta del condominio, e che cazzo! A Trento non ci sono parabole, il bagno finestrato è un lusso e il poggiolo(1), come lo chiamano loro, è una specie di occorrenza divina della quale fregiarsi per generazioni.
A Trento l’aria è trasparente, sottile, impercettibile. Si respira senza fatica, fra le strade nettissime, nel silenzio educato della gente e fra le pareti grigie delle Dolomiti. A Trento si può vivere una vita normale, senza lottare per ciò che ti spetta, senza litigare per tre metri di parcheggio.
A Trento si può morire senza che nessuno lo sappia. Senza rumore, discretamente. Trento accoglie, assorbe e dimentica.
Trento è il luogo dove crescerò la mia bambina e dove, forse, morirò.
Trento mi fa paura.
Note- balcone
Nessun articolo correlato.
Categorie: Informazione libera
Stabilità Mentale
Sab, 04/09/2010 - 08:54Non so se è solo una mia impressione o la stabilità mentale sta degenerando non solo per l’età e in condizioni di stress. Dalle liti in sala parto, in Parlamento, alle ragazze ingaggiate per assistere allo show del rais, allo strapotere dei gestori delle utenze pubbliche, alle stragi per futili motivi e ai vari incidenti dovuti a distrazioni che la cronaca segnala abbiamo solo una piccola parte del fenomeno, che non è dannoso solo quando destabilizza i vertici o provoca decessi ma per la sua continuità subdola.
Sto scrivendo mentre quello di fronte urla di tutto alle ragazzine, discolette per la verità, mentre la madre tace e il padre vero si è rifatto una famiglia. Pochi minuti fa ha smesso di funzionare un martello pneumatico che ci ha disturbato tutto il pomeriggio, proprio oggi che si cominciava a quietare dopo un’estate passata a dover assistere alle urla continue di un altro cinquantenne alla propria madre ottantenne, a volte piena di lividi che giustifica con cadute a cui non crede nessuno.
L’assurdità di tutta la situazione va al di là del caso in se stesso, sconvolge il perpetuarsi delle aggressioni, anche appena dopo che è stata chiamata la polizia più volte, il soggetto una volta lavorava in comune, erano una delle famiglie più ricche della città, e di tanti uomini grandi e grossi che ci sono nei dintorni, nessuno ha mai pensato di prenderlo per il colletto, anzi gli hanno prestato soldi che non restituisce Una mattina, col cielo giusto per andare al mare e invece dovevo lavorare, all’idea di un’altra giornata con le urla del pazzo sopra nelle orecchie, con l’ansia di essere l’eventuale testimone di una mattanza annunciata, gliene ho gridato quattro, e lui ha smesso subito, mettendomi ancora più ansia perché non ha detto neanche “Mi sbraggio quanto voggiu“.
Vediamo quanto dura, e vediamo in quanti mi diranno ancora stai attenta, non si può fare niente se la madre non lo denuncia, sei pazza a metterti in mezzo.
Forse si, sono pazza, e non è la prima volta, ma mi sembra più pazzesco vivere con gente che litiga davanti alla mia porta, o sopra o di fronte e non fare nulla o al massimo aspettare le forze dell’ordine, se arrivano. Detesto questo rimanere basiti, immobili, di fronte alla violenza e al bullismo, il mugugno continuo senza nessuna protesta per opere orrende e inutili, l’apatia anche per gli eventi piacevoli: in ogni concerto che ho assistito, l’artista doveva pregare per qualche applauso, e anche le belle ragazze vengono quasi ignorate. Aumentano le badanti per demenze senili, per persone insopportabili che i parenti non vogliono, aumentano giovani che si ritrovano con genitori non più autosufficienti assistiti dalle loro nonne che fanno logicamente quello che possono e non viceversa, spesso si vedono mamme che potrebbero essere nonne o talmente rifatte da sembrare ragazzine e padri canuti o che impennano con la moto e fanno le notti brave.
I ragazzi sono spaventati dalle prospettive, le badanti sono combattute tra il dover restare senza lavoro e il sorbirsi persone che si spalmano la cacca addosso o che le vedono come angeli o diavoli da un momento all’altro. Si litiga per i posteggi, un albanese che si è fatto anche il posto macchina sotto casa un giorno ha lasciato il suo motocarro nella zona merci della panetteria perché lui deve lavorare e non può perdere tempo a cercare il posteggio se nel suo c’è già la sua macchina. Una moglie ha trovato l’amante nel suo letto matrimoniale col marito e si è sentita dire “Che ci fai tu qui, vattene”. Un’altra si è sentita dire “Tu sei pazza, non c’è nessuna donna con me, ti faccio passare incapace d’intendere e di volere”. Dopo la separazione lo tiene ancora in casa perché nel suo appartamento c’è l’impianto di riscaldamento pronto, ma non mette i caloriferi. Un figlio s’è inventato un tumore per avere i soldi dalla madre. Una moglie ha aspettato l’eredità del papà di suo marito sul conto in comune e appena l’ha visto ha ritirato tutto e se n’è andata. Ragazze fanno finta d’essere violentate per mettere nei guai qualche allocco, ragazzi raccontano in giro facendo anche vedere sul cellulare, cosa hanno fatto con la ragazza. Leghisti duri e puri si fanno abbindolare da prostitute straniere.
Non so quante volte ho trovato portafogli ( con i documenti, ma con pochissimi soldi ), chiavi, caschi, giacche dimenticate anche da persone giovani, alcuni mi hanno chiesto se avevo visto dove hanno lasciato la macchina! Anch’io a dire il vero un giorno non ricordavo più dove l’avevo messa, e ne ho combinato delle belle, tipo mi sono chiusa la mano sinistra nella porta del frigo con la destra, sono andata convinta a comprare nel negozio di fronte chiuso già da un pezzo, non ho mai memorizzato nessun numero di telefono, nemmeno il mio, né i vari codici, ho dimenticato la pentola sul fuoco, ma mio figlio in giro no, non l’ho mai dimenticato, qualcuno invece sì, hanno dimenticato anche moglie o mamma dal parrucchiere o nell’autogrill dell’autostrada. Uno ha nascosto i soldi nel microonde e poi l’ha acceso, un altro ha pagato la bolletta due volte; siccome era alta non aveva tutti i soldi l’ha pagata dopo la scadenza, poi quando è arrivato il sollecito ha pagato anche quello, e magari sarà stata anche da contestare… bè questo a me non capiterà mai! Una signora ha pagato per anni l’ADSL senza mai collegarsi ad internet, un’altra nelle boutiques compra gli stessi vestiti di ogni colore e poi non paga, i cinesi continuano a vincere in tutti i videopoker eppure gli altri continuano a giocarci perdendoci sempre, malati cronici di cirrosi epatica continuano a bere imperterriti. Un lavascale ha vinto all’enalotto un sacco di soldi e nel giro di pochi anni ha riperso tutto nel gioco, se prima aveva l’attività per conto proprio, ora fa il lavascale da dipendente. Una mamma ha lasciato i figli per andare in un ritiro spirituale per tre giorni, un altro ha lasciato moglie e figli per farsi diacono, Dei ragazzi che urlavano in piena notte alle giuste rimostranze di uno gli hanno gridato “Brutto vecchio cambia casa se vuoi dormire”. L’omone grande e grosso del piano di sopra non ha fiatato, ma il giorno dopo ai ragazzini che giocavano a pallone nell’atrio alle cinque del pomeriggio ha urlato di tutto e ha preteso dall’amministratore il divieto dei giochi.
La cosa più bella è vedere quando s’incontrano gli sfigati: logica vorrebbe che si creasse amicizia e solidarietà fra di loro, invece no, uno critica l’altro “non si capisce niente quando parla”. E il sordomuto facendo la faccia schifata e segnando l’occhio “che brutto che è con l’occhio di vetro”. Quelli malati di solitudine che vogliono parlare con qualcuno se s’incontrano si schivano, e attaccano discorso invece con chi sta lavorando, è di corsa o vuole stare in silenzio, chissà perché. Molti fanno finta di parlare al telefonino, a voce tanto alta che verrebbe voglia di applicare la privacy per la nostra tranquillità, e non per le intercettazioni, altri non usano nemmeno questo trucco e gesticolando si comportano come se avessero un amico a fianco.
Noto un aumento di tic nervosi, di persone che non stanno ferme nemmeno mentre mangiano, masticano chewing gum e sembra che vogliano sbranare il mondo, accendono una sigaretta dietro l’altra e sembra che vogliano incendiare tutto. Mi hanno telefonato pregandomi di andare a vedere nel bar all’angolo se c’erano dieci euro persi per terra, per sapere se il tempo era bello per andare al mare, per passare l’ordine alla pizzeria, mi hanno chiesto se potevo tenere la polvere da sparo della festa patronale per non salire su al primo piano e i vermi da pesca nel mio frigo, perché alla moglie facevano schifo in quello di casa.
Non saprei qual’è il confine tra la maleducazione, la cattiveria e la pazzia pura, o forse sarà perché sto allo scherzo. Alla sarta hanno portato un paio di pantaloni sporco di sangue per applicarci una tasca sopra, chiamano la pubblica assistenza per crisi di solitudine notturna e spesso appiccano il fuoco a motorini e a cassonetti, anche nell’ufficio del comune qualche documento ha preso fuoco ma dev’essere stata solo autocombustione, succede…
Appena posso me ne vado al mare non qua, perché se c’è il divieto di balneazione sulla sponda sinistra del fiume non riesco a capire come a destra ci si possa fare il bagno, sono andata in un paese vicino: ingresso libero, docce e bagni puliti, mare anche, finalmente lontano dal traffico assordante ma ecco che neanche tanto al largo uno impenna con la sua moto d’acqua chiassosa…. Ecco solo una parte dei presupposti dei fatti di cronaca nera, del declassamento dell’Italia, delle malattie, degli incidenti, del malgoverno.
Articoli Correlati:
- Verba Volant I bambini parlano, parlano e ancora parlano: ti raccontano, raccontano,...
- Tram n. 8 – 2 - Sabato mattina. Sono sul tram con i miei due cani....
- Ad reprimendam audauciam aquilanorum Nel 1527, sotto la dominazione spagnola degli Aragonesi, gli aquilani...
Categorie: Informazione libera
Quali Valori?
Lun, 30/08/2010 - 13:50Il governo francese ha deciso in questi giorni un piano di espulsioni e di rimpatri riguardante le comunità rom illegali. Secondo il ministro dell’Immigrazione, Eric Besson, entro agosto saranno rimpatriati forzatamente 850 rom.
Sulla questione è intervenuto Benedetto XVI, sostenendo, in francese ove vi fossero dubbi sul destinatario, che:
« … tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza. È questo anche un invito a saper accogliere le legittime diversità umane, seguendo Gesù venuto a riunire gli uomini di ogni nazione e di ogni lingua», invitando i francesi a «educare i giovani alla fraternità universale».
Il “Corriere della Sera” ha chiesto ai suoi lettori:
“La Francia sta espellendo dal suolo transalpino, verso i Paesi d’origine, i rom che si trovano in posizione irregolare. Siete favorevoli?”
L’89,1% ha risposto di si, il 10,9% di no.[1]
Eppure sono pressappoco gli stessi italiani che, secondo il rapporto Eurispes 2006[2], si professano cattolici per il 90%, (percentuale che sale al 99% tra coloro che votano a destra).
Mentre, secondo la stessa fonte, il 44,6% (non poco, trattandosi al 90% di cattolici) ritiene che la Chiesa Cattolica intervenga più del dovuto nelle questioni socio-politiche; addirittura il 69,1% è favorevole al divorzio; il 74,6% all’aborto, in caso di malformazione e gravi anomalie del feto. Mentre il 62,5% è favorevole alla fecondazione assistita, il che non ha impedito che la partecipazione ai referendum del 2005, proprio sulla procreazione assistita, si fermasse al 25,6%[3]. Così da consentire all’allora presidente della CEI, Camillo Ruini, di affermare che il mancato raggiungimento del quorum fosse da considerarsi il “frutto della maturità del popolo italiano, che si è rifiutato di pronunciarsi su quesiti tecnici e complessi, che ama la vita e diffida di una scienza che pretenda di manipolare la vita”
Che si può leggere alla lettera, come un omaggio a un popolo giudizioso, oppure in filigrana, vedendoci tra le righe una maliziosa presa per i fondelli. Ove si dia credito al cardinale di conoscere ciò di cui sta parlando, cosa su cui non è lecito avere dubbi.
La questione di Melfi è di queste ultimissime ore.
Giancarlo Maria Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, non ha dubbi: «L’azienda ha dei compiti e degli obblighi non solo di natura economica ma anche di natura personale», dunque, alla luce della dottrina sociale della Chiesa « l’azienda sta compiendo un errore etico e nega i diritti della persona».[4]
La platea di CL, a Rimini, è di tutt’altro avviso, tant’è vero che plaude cordialmente a Emma Marcegaglia quando costei afferma che «Tutti devono rispettare le decisioni del giudice, ma quella di Fiat non è in disaccordo con quella del giudice. Il problema non è tanto quello del reintegro, quanto quello di capire se vogliamo avere un futuro industriale.»[5] Ove restassero dubbi ci pensa Bernhard Scholz a fugarlo, commentando così l’intervento di Sergio Marchionne: “Siamo sempre interessati a persone che vogliono cambiare questo paese al meglio. Marchionne ha detto quel che pensa. È un manager fuori dagli schemi, dal pensiero originale, con cui vogliamo continuare a confrontarci”[6]
È evidente che CL ha un’idea della ricchezza diversa da quella che aveva San Francesco; più vicina al concetto calvinista, secondo cui nulla può essere che Dio non voglia e dunque la ricchezza può benissimo rappresentare, al contrario di ciò che si crede, non la cacca del diabbolo, ma il segno della benevolenza divina per una vita laboriosamente spesa.
Si potrebbe proseguire.
La diatriba tra Famiglia Cristiana e monsignor Rino Fisichella sui valori del Berlusconesimo è di queste ore.
Ma per quel che si vuol sostenere ce n’è già d’avanzo.
Quel che salta agli occhi è l’estrema divaricazione tra la teoria e la pratica, tra il dire e il fare, così che chiunque volesse parlare di valori cattolici si troverebbe in difficoltà, ove non gli fosse consentito di includere nella categoria questo ma anche quello. Come faceva Veltroni, evidentemente toccato anch’egli dalla Grazia.
Ma come si fa a tenere insieme questo e quello, senza urtare prima o poi il principio di non contraddizione, una delle poche cose cui non possiamo rinunciare, se vogliamo capirci?
Forse sono state proprio queste contraddizioni la causa che ha portato alla dissoluzione della DC e alla diaspora dei cattolici. Il loro dualismo insanabile: Rosi Bindi e Rocco Buttiglione, Tettamanzi e Ruini, Martini e Ratzinger, Dossetti e don Sturzo … Pelagio e Agostino.
La cosa, se si riducesse a una disputa dottrinale tra adepti, non avrebbe alcun interesse per tutti gli altri, se non quello di mera curiosità intellettuale per l’estrema sottigliezza delle argomentazioni che impreziosisce talvolta il dibattito.
Dunque non avrebbe alcun interesse politico. Perlomeno non dovrebbe averlo.
Ma siccome i cattolici continuano a proporsi incessantemente quali portatori di valori etici irrinunciabili, ai quali informare l’azione politica comune, così a destra come a sinistra, allora la domanda dev’essere posta in modo chiaro e forte, e ruvido: quali valori? Quelli della dottrina, o quelli della prassi?
Il valore della testimonianza che spinge il credente a proporsi sempre e comunque, senza badare all’opportunità? Il valore della fratellanza che porta all’accoglienza senza distinzioni di stato e di cultura, senza limiti di numero, senza badare alle conseguenze concrete: le periferie sono grandi, vuol dire che vi stringerete un po’? Il valore della povertà, dividiamo in due il mantello, ma anche quello della ricchezza, se rettamente intesa, per esempio se sta dalla parte della Chiesa che la usa per le opere buone? Il valore della castità, pretifratisuore, ma anche famiglia: babbo mamma e quattro figlioli, per cominciare, poi si vedrà, mai mettere limiti alla Provvidenza, da testimoniarsi in piazza in modo da convogliarvi i rivoli del denaro pubblico più che si può? Il valore della sofferenza, se ti pare di non averne abbastanza mettiti il cilicio che renderà la tua giornata più dura e meno invisa al Signore? Il valore della vita e della morte, che, in quanto doni di Dio, non sono nella disponibilità dell’individuo?
E per ultimo, volendo tutto, ma proprio tutto, dunque anche il suo contrario, il valore della ragione, che però, per essere vera ragione dev’essere ancella della fede. Non nel senso kantiano, ma nel senso che ove vi fossero delle discordanze di giudizio varrà il parere della padrona?
Non li ho elencati tutti, probabilmente ne ho anche scordato qualcuno di importante, ma sarebbe già una bella cosa se i cattolici cominciassero a rispondere a questi.
[1] http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=risultati&idSondaggio=7717
[2] http://www.we-are-church.org/it/attual/Eurispes.italiani.chiesa.htm
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_2005
[4] http://www.corriere.it/economia/10_agosto_25/melfi-operai_8a9dc766-b036-11df-817a-00144f02aabe.shtml
[5] http://www.corriere.it/economia/10_agosto_25/melfi-operai_8a9dc766-b036-11df-817a-00144f02aabe.shtml
[6] La Stampa, venerdì 27 Agosto, Marco Alfieri “Il manager ruvido che piace agli eredi di don Giussani”
Articoli Correlati:
- Si fa Presto a Dirsi “Cattolici” L’Italia è un Paese a stragrande maggioranza cattolica. Non si...
- Ossimori e Cattolici: I buoni Cattolici Usano il Preservativo. Si chiamano Catholics for a Free Choice, e già questo...
- Esodi d’Autunno Passa Francesco Rutelli, passano Lanzillotta e Vernetti; passa Dorina Bianchi,...
Categorie: Informazione libera
Contorno di Patatine
Lun, 30/08/2010 - 13:31Tanto per cambiare, non c’entra un cippalippa. Cosa? Ma la religione, ovviamente. Il proclama di Gheddafi “l’Islam deve diventare religione d’Europa” fa fremere di orrore e tremore solo qualche legaiolo di Pizzighettone, bizzarramente unito a sparute pattuglie di ateisti razionalisti darwinisti copernicani, quelli cui il crocifisso in aula procura incubi ben maggiori dei crocifissi della Terra, siano essi bimbi rom arrostiti vivi o puerpere semisventrate in sala operatoria.
Freme di orrore il legaiolo comune, ma non la Lega di lotta e di sgoverno, sempre pronta a far pisciare i suoi maiali sulle piccole moschee di periferia, ma stranamente afasica di fronte alla burbanza d’un dittatore che sarà pure sanguinario e volgare (“pittoresco” è l’aggettivo ricorrente sui quotidiani), ma che è tutt’altro che scemo e ha compreso come grazie all’ignoranza imbelle del nostro Paese si possono concludere affari d’oro.Sia chiaro: l’”amicizia” italo-libica ha radici lontane, visto che le basi furono gettate dal governo Prodi, poi cementate con D’Alema quindi con Berlusconi. Ma, rispetto al passato, c’è una novità: il contorno. Di patate.
Eh sì, perché il Cav. ha candidamente confessato in più occasioni di invidiare il Col. che “comanda senza lacci” e dispone delle donne che vuole senza neppure essere obbligato a pagarle. E quindi il tristo spettacolo delle “hostess” (…) in tacco a spillo e petto in fuori che sfoggiano trionfanti il “Glorioso Corano” come un contratto d’assunzione al Grande Fratello non è molto diverso da quello offerto dalle nostre politichesse lo scorso anno, sempre in occasione della visita di Muammar: signorine di bella presenza, passate dai lustrini televisivi agli scranni di Montecitorio professandosi fervide difenditrici della Morale Cattolica, sgranavano gl’incuriositi ed esitanti occhioni davanti alla paccottiglia pseudo-teologica di quel selvaggio da figurina anni ’30, che non mancava d’infonder loro un ambiguo, insinuante friccicore.
E a San Muammar già inneggiano gli agiografi: ben tre delle “hostess”, provenienti dall’Europa ormai smidollata e senza Dio, si sarebbero infatti convertite alla vera e maschia fede. Pare ne sia contento anche uno dei fidanzati delle tre, che avrebbe così commentato: “Almeno adesso ti copri”. Tutto quanto in barba alla fede dei veri credenti, musulmani o cristiani che siano, e mentre, in Iran, una donna completamente coperta sta aspettando di crepare lapidata, alla stessa stregua d’un diciottenne, sempre iraniano, accusato minorenne di sodomia nel Paese che il suo Presidente proclama “libero da omosessuali”.
Ma, come insegnano i ciellini al Meeting di Rimini, questo è moralismo: siamo tutti peccatori, no? E poi via, non si vive di solo pane: ma anche e soprattutto di petrolio. Che sarà meno gradevole al palato ma che procura tanto benessere in più (a chi può permetterselo, beninteso). E, se un retrogusto amaro un pochino resta, ci sono sempre le patatine a far da succulento contorno. E’ proprio vero, le vie del Signore sono finite. Nell’alcova.
Articoli Correlati:
- Violenze “Dimenticate” Sono rimasto impressionato dalla notizia che secondo calcoli ISTAT quasi...
- Negazione della Libertà, della Donna o del Maschilismo? In questi giorni il parlamento francese ha approvato, in prima...
- Mi Casa es su Casa 5: La Bolla Domus Vacuus Io non capisco nulla di economia. Decidere di intitolare un...
Categorie: Informazione libera
Il Peso della Luce
Dom, 29/08/2010 - 21:50Salerno è la città dei cani. Tutti, ma veramente tutti ne hanno uno. Professionisti, commercianti, impiegati, disoccupati, spacciatori di droga o camorristi, non c’è differenza. Tutti amano i cani. E questi cani cacano liberamente dappertutto. I cani cacano sui marciapiedi. Marciapiedi che sono dei lunghi e polverosi cessi all’aperto. I cani cacano nei parchi dei bambini che cercando i fiorellini nell’erbetta mettono le dita nella merda di cane. I cani cacano addirittura sui muretti, lasciando delle merde pendenti e gocciolanti che sfidano apertamente la forza di gravità.
Salerno è la città delle Grandi Opere. Ci sono cantieri dappertutto. Qui bucano il trincerone della ferrovia per far sboccare la Lungoirno sul Lungomare. A Torrione fanno la piazzetta con la fontanella e la terrazza su misura per “Specialità Bavaresi”(1). A Nord c’è il cantiere di Piazza Libertà, a Sud quello di Marina d’Arechi. Le Grandi Opere promettono un futuro splendente, nel frattempo gli asili si chiudono, si lavora solo a nero e se uno va al pronto soccorso si trova in uno stanzone che puzza di fumo dove giace dimenticato per ore.
Salerno è la città degli incroci con i fiori e le fotografie. Ogni paio di mesi un minorenne sul motorino ci lascia la pelle. A volte è colpa sua, altre volte è solo una vittima. Le foto di questi volti giovani e sorridenti di corpi che giacciono ormai putrefatti a Brignano sembrano ricordare che la vita è solo una questione di culo. Nel frattempo, specialmente d’estate, la gente va in giro senza casco oppure lo porta appoggiato dietro al collo come se fosse una specie di zainetto.
Salerno è la città del sempre aperto. Domenica, Natale, Capodanno, Pasqua, di mattina, di pomeriggio, di sera. I supermercati non chiudono mai. Alle casse e ai banchi sempre gli stessi volti insoddisfatti di gente che firma per 1300 e prende, realmente, 700.
Salerno per me, ormai, è una città straniera. Le sue strade mi parlano di persone che sono morte o sono lontane, di storie perse nel tempo, di fatti dimenticati. Peppe Fastiggi, Zio Tonino, Cipolletta, Dino Carnevale, Toporecchia, Cananà, Lella, Valeria, Ciro Casella, Zì Guido, Titti. Sono partiti, morti, invecchiati. Andati.
Oggi sono sul molo foraneo del porto turistico, quello che noi vecchi salernitani continuiamo a chiamare “Pennello”. A Nord ci sono le montagne azzurrine della costiera amalfitana. A Sud c’è la linea piatta della litoranea. Al centro c’è il mare eterno e sconfinato con il suo odore inconfondibile. E’ primo pomeriggio, il caldo è feroce. Sento la pelle bombardata da miliardi di miliardi di fotoni che come piccole pinze mordono il mio corpo.
Non so se sia possibile amare o odiare un luogo come se fosse una persona. Io amo Salerno, io odio Salerno.
Metto il casco, prendo la moto e vado via. Io non voglio morire e, mentre me ne vado, non guardo indietro, ma non posso fare a meno di soffrire.
Note- a Salerno c’è un ristorante che si chiama così
Nessun articolo correlato.
Categorie: Informazione libera
L’Aquila Muore. L’Aquila è Morta
Ven, 27/08/2010 - 09:00“L’Aquila è morta”.
Queste le parole dette ai fidi centurioni quell’infausto giorno di marzo del 44 pev in occasione dell’assassinio di Giulio Cesare.
Il 19 scorso ho fatto un altro giro in moto e sono ancora una volta passato per l’Aquila. Stavolta senza perdermi come accadde a luglio a causa di strade principali chiuse per..emergenza!
Proveniendo dall’Aquila Est lungo la statale 80 e poi sulla 17 ovest che attraversa la città si superano le rotonde nuove di zecca allestite con tanto di mosaico a pietre grosse a rappresentare questo o quel simbolo (effetto G8 ovviamente, con buona pace degli isolani de La Maddalena) e si entra in città diretti su via XX settembre, quella de “La casa dello studente”.
Su in salita fino all’incrocio con la strada che fiancheggia i giardini di via Crispi e ridiscende verso la parte est della città.
Sono meno di 2 km e bastano per metterti i brividi addosso. Brividi uniti a quel nodo alla gola che ti assale quando una forte emozione si mischia ad una forte rabbia. La strada passa accanto al tristemente noto edificio de “La casa dello studente” dicevo: non lo sapevo e quello che ha attratto in quel punto la mia attenzione sono state le foto dei ragazzi morti quella notte sotto le macerie di una palazzina che non doveva crollare, quella così come tante altre. La sola vista di quella fetta rettangolare mancante nella pianta complessiva della palazzina a cui ancora si affacciano fin l’ultimo piano, porte, ballatoi, vani scala, riquadri di stanze e vite spezzate, da’ il capogiro.
La strada, tristemente animata da una sorta di macabro turismo della maceria, forse inconsciamente me compreso, con gente che ci cammina e fa foto, che si sofferma a vedere i danni insieme al traffico cittadino di un giovedì pomeriggio d’agosto, nonostante l’assolata giornata da’ i brividi.
Per tutta la sua lunghezza è completamente transennata su entrambi i lati: barriere alte quasi tre metri in rete d’acciao a maglia molto larga, che impediscono il passaggio di incauti pedoni sui marciapiedi; e già, cadono ogni tanto pezzi vari o possono farlo. Le palazzine, da apparentemente robusti condomini in strutture in cemento armato degli anni 60 e 70, a case forse più vecchie di un paio di decenni, sono altrettanto apparentemente sane. Ma osservate senza bisogno di gran dettagli a vista d’occhio appaiono tamponature assenti, intonaci scoppiati a mostrare tramezzi di foratini scomposti, fessure e crepe anche massicce in corrispondenza di luci di finestre, balconi semicaduti, pilastri crepati e via così fino a pilastri di base apparentemente a posto ma a cavallo di serrande di garage o negozi deformate e lesionate. INAGIBILE. E’ la terribile parola per chi ha avuto vita lì dentro fino a quella notte. E sotto, lungo la strada, vetrine di esercizi commerciali, da banche a tabaccherie od umili tutto a 1 € definitivamente abbandonati.
Il motivo conduttore macabro che accompagna la vista è che quelle palazzine, quei palazzotti, quella case così come sembrano esser fatte non dovevano crollare, non avrebbero dovuto nemmeno lesionarsi!
E quelle palazzine con i fantasmi delle migliaia di famiglie che le hanno vissute sono lì, in piedi ma lesionate al punto che nessuno oserà mai anche solo pensare che forse si possono restaurare. Certo non sono mica la basilica di Colle Maggio o lo storico palazzo del comune!
E guai a gettare l’occhio nelle traverse che si arrampicano verso la sommità della città, verso il centro: lo spettacolo è ancora più desolante.
Ed in quei pochi minuti impiegati a percorrere quella strada pensavo a come potrebbe essere ricostruita una città nell’interezza del suo cuore centrale, non solo inteso come centro storico, come patrimonio artistico ma patrimonio umano da esso stesso generato ed alimentato. Quando un terremoto danneggia un piccolo centro lo si ricostruisce, non vale la pena stare a sistemare quando si fa prima a demolire del tutto. E’ una questione di economia, terribile ma spietata.
Ma si può demolire una città? E quanto costerebbe ripristinarla? Che rapporto tra il valore che aveva e il valore che potrebbe avere risanandola e portandola a nuova vita?Come poterlo fare? Con quali mezzi?
E soprattutto con quali soldi? Chi si assume l’onere economico di un simile scempio?
E allora l’Aquila muore. L’Aquila è morta.
Ma contemporaneamente pensavo, di ritorno dal mio terzo viaggio in Germania, che all’alba della fine della seconda guerra mondiale, praticamente tutte le città grandi e piccole di quel paese andavano da stati quali quello del “completamente rasa al suolo” a situazioni via via meno gravi ma pur sempre drammatiche.
Eppure i tedeschi, sia all’est dominato dai russi od all’ovest sotto il controllo di americani, inglesi o francesi, si sono rimboccati le maniche e mattone per mattone, raccogliendoli dalle macerie, confrontando documenti storici, cartoline, vecchie foto e le testimonianze dei sopravvissuti, sono stati capaci di ricostruire i centri delle città esattamente com’erano prima.
A Berlino pochi mesi dopo l’aprile del 45 già circolava il primo tram, a Dresda, inutile scempio esperimento di “tempesta di fuoco” completamente devastata dal bombardamento e dall’incendio, il popolo delle macerie in due mesi aveva liberato la città ed iniziata la ricostruzione e due mesi dopo c’era già l’acqua corrente ovunque. E così Francoforte, Amburgo, Norimberga, Colonia, Stoccarda, grandi città ma anche Heidelberg, Lipsia, Ulm o Lubecca, città più piccole.
Non scrivo questo per dire che c’è sempre speranza ma proprio per distinguere, ancora una volta, che non siamo tedeschi e non sono tedeschi neanche i nostri governi il cui attuale premier, come noto a molti ma i cui tutti sono ciechi e sordi, ha soltanto saputo cavalcare l’occasione elettorale, pittare di bianco a calcina qualche muro come si faceva in Puglia sotto gli Angioini dopo una pestilenza e poi andarsene sfregandosi le mani perché qualcuno per lui avrebbe fatto affari d’oro con la borsa nera.
E l’Aquila muore. L’Aquila è morta.
Articoli Correlati:
- Confessioni di un Terremotato di Merda Buscialacroce torna più cattivo che mai, una città distrutta, due...
- Una Rassegna Stampa Senza Notizie Stamattina la giornata inizia con una leggera pioggia. È buio...
- Belgica Il cielo è scuro, fa freddo e c’è qualche fiocco...
Categorie: Informazione libera
Maggioranza Silenziosa
Gio, 26/08/2010 - 10:23 “Non è il mondan romore altro ch’un fiato/di vento, ch’or vien quinci e or vien quindi,/e muta nome perché muta lato” (Purg., XI, 13-15). “Muta nome”. Quanto è diverso il significato di questo termine, “maggioranza silenziosa”, da quello originario. Noi mutiamo, invecchiamo, moriamo, ma il vocabolario cambia molto più lentamente, a volte mai. Perché solo di povere parole disponiamo. Parole che non conterranno mai il nostro immenso sentire. Oggi la “maggioranza silenziosa” sono loro. Gli operai, i cassintegrati, i disoccupati, i precari, i mai occupati e i sottopagati. Tacciono non per disinteresse, ma per umanissima paura. Sanno di essere in bilico, che questo sistema, tanto più a pezzi quanto più feroce, può e vuole sbarazzarsi di loro in qualsiasi momento. E piegano la testa, e sopportano. Fino a quando… Fino a quando? Fino a quando qualche bolla d’aria venata di sabbia sale da convulsi vapori, e decide che no, che esiste ancora qualcosa che non si può né vendere né barattare e che si chiama dignità. Non entriamo nemmeno nel caso specifico di Barozzino, Lamorte e Pignatelli (tali i nomi dei tre operai di Melfi che hanno fatto scoppiare la bolla, qui di seguito la lettera a Napolitano e relativa risposta). Quando si esce dal silenzio si riacquista un’identità precisa, ed è già un passo da gigante. La loro vicenda è emblematica almeno quanto quella dei minatori cileni rimasti intrappolati a più di 600 metri sotto terra, nel cuore del silenzio. Contrade remotissime, storie diverse. Eppure, in un certo modo,tragicamente uguali: nel segno della dignità, anzi, della mancanza di dignità. Perché la figura del minatore ci rimanda ai romanzi di Cronin, ai fanciulli spazzacamini, alla fame e alla miseria degli agri malarici. Invece esiste ancora, tragicamente, all’estero come in Italia, dieci anni dopo il Duemila.“Siamo vivi, stiamo bene”, rispondono dal buio ammutolito. E i familiari ringraziano Dio, che li conserva ancora in salute, in attesa d’una liberazione che, se tutto va bene, non avverrà prima di Natale. E quel Dio allora verrà lodato, allo stesso modo in cui Ciàula scopre e benedice la luna. Mentre, nei palazzi del potere laico ed ecclesiastico come nei locali alla moda, dove squillo di lusso si concedono al politico cocainomane per un posto in tv, nello scialo di assurdi rave party e nelle putrescenti mattanze da stadio Dio viene regolarmente bestemmiato, o meglio ucciso: Dio muore. “Estamos yà quasi fuera”, siamo quasi fuori. Molto ci vuole ancora per quel quasi. E tutto dipende solo da noi, e da quel Dio che esiste solo perché silente e affondato nelle nostre tenebre più fitte.
217.201.128.240
Articoli Correlati:
- Pomigliano: Bere o Affogare Ma chi ci crediamo d’essere? Galvani? – Mia madre mi...
- Il Mondo dei Disoccupati Cronici Salve, sto scrivendo quest’articolo perché faccio parte di quella fetta...
- 1008 Visto che, ieri, il signor Rocco Marzo è spirato,mentre scrivo,...
Categorie: Informazione libera
Ridicolo a Chi?
Mer, 25/08/2010 - 16:09Leggo oggi sul Fatto Quotidiano l’articolo in prima pagina di Marco Travaglio che se la prende con Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, per l’intervento fatto al meeting di CL: un intervento infarcito di ipocrisie tali da lasciare il dubbio “ma ce è o ce fa?”. Partendo dalla vergogna Alitalia-CAI e del relativo conflitto di interessi (di cui Sua Bassezza, incredibile ma vero, non è l’unico portatore) il passero viene infilzato come un tordo da Travaglio che, con la consueta feroce ironia, ne mette in risalto le contraddizioni. Tutto giusto.
Poi però il Travaglio si fa un paio di domande che, detto sinceramente, stonano un po’: “Che bisogno hanno questi cervelloni di rendersi ridicoli? E non sarà che, al posto dell’ometto ridicolo che ci governa, ne arriveranno altri più ridicoli di lui?”
Forse anche Travaglio (per usare le sue parole) è appena “sceso dall’astronave che lo riportava al suolo patrio dopo 20 anni di soggiorno su Saturno”, non si capisce altrimenti come possa farsi queste domande e rimanere serio, lui che è sicuramente un acuto osservatore della nostra società.
Perché la realtà è che non è Passera a rendersi ridicolo andando a sostenere posizioni assolutamente ipocrite al convegno di CL; lui sta solo facendo il suo lavoro, che è quello di difendere gli interessi specifici di una classe dirigente che sta distruggendo l’Italia, e non solo, pezzo per pezzo. Uno sporco lavoro che, insieme ai suoi simili, sta portando avanti con una ferocia e una coerenza indiscutibile.
Quelli ridicoli non stanno sul palco caro il mio Travaglio, ma in platea. Il problema non è che Passera sia ipocrita (cosa comunque vera), ma che ci sia qualcuno che lo ascolta e lo applaude; persone che in buona parte sono esse stesse vittime di quell’opera di devastazione che quelli sul palco stanno portando avanti. Ridicolo è chi applaude il suo carnefice.
Del resto CL non è nuova a queste situazioni: da anni ospita e applaude cani e porci. E delinquenti della peggior specie. Il tutto in barba agli ideali dei suoi fondatori e ai principi di quel Vangelo di cui si millantano portatori.
Ma di CL non si può parlare male più di tanto, che si rischia grosso: quello che succede in Calabria e in Lombardia la dice lunga sul reale potere di questa organizzazione, alla quale neanche il Vaticano (che per una volta ne avrebbe pieno titolo) pone problemi di coerenza, per cui anche Travaglio evita di affondare il colpo e sposta la mira. Amen.
Poteva bastare, ma evidentemente Travaglio non è stato aggiornato su quello che sta succedendo in Italia, e nella sua redazione, per cui butta là la seconda domanda, dando così l’impressione di aver scoperto l’acqua calda. E manifesta il dubbio che dopo Berlusconi potrebbe arrivare qualcuno addirittura peggiore. Ma va?!?!
Qualcuno dovrebbe informarlo che la redazione del suo giornale (che evidentemente non viene venduto nelle edicole di Saturno) ha lanciato pochi giorni fa la campagna “Le primarie le facciamo noi”. Perfetto! Scegliamoci un leader, mandiamolo a speronare il governo, issiamolo a palazzo Chigi a furor di popolo, quel popolo che è sempre pronto a fare da scudo umano quando c’è da fare qualche porcata più grossa del solito, diamo l’impressione di fare qualcosa di veramente democratico. Il tutto ovviamente, non dico senza un programma, ma senza uno straccio di idea politica, come se il problema fosse tutto nella scelta del leader.
Ecco caro Travaglio, è proprio procedendo in questo modo che possiamo avere non il dubbio ma la certezza che all’ometto ridicolo che ci governa ne succederà uno ancora più ridicolo. Magari proprio uno di quei devastatori o, peggio ancora, uno che prende ordini dai vari Passera, Marchionne, Marcegaglia e soci. Berlusconi, per chi non se ne fosse accorto, è stato messo al comando proprio per difendere questi stessi interessi, ma avendo qualche problemino personale si è occupato troppo delle sue priorità e troppo poco degli interessi dei devastatori (paradossalmente per nostra fortuna). Infatti ora lo stanno scaricando, per sostituirlo con qualcuno più ligio al dovere.
Il problema dell’Italia non è trovare un leader ma ricostruire una società, cosa che può essere fatta solo intorno a un’ideale politico forte: un progetto che partendo dal concetto di responsabilità, personale e collettiva, sia capace di attirare a sé le forze migliori e di rinnovare la cultura, la politica e l’economia facendo piazza pulita di questa marmaglia che chiamiamo “classe dirigente”. Un repulisti generale che non prevede la sostituzione di questo governo con un altro solo apparentemente più moderato, magari costituito da coloro che oggi si spacciano per oppositori del regime, ma che in realtà difendono gli stessi interessi.
E sulla difesa degli interessi, Travaglio e il suo giornale sono ancora fermi al palo: un buon lavoro di cronaca ma niente di più. Chi si aspettava da loro uno stimolo al rinnovamento può mettersi l’anima in pace, la rivoluzione non abita qui.
E’ necessario un cambio di prospettiva che abbia il coraggio di immaginare e di perseguire un modello diverso di società nella quale vogliamo vivere, una società non più schiava dell’avidità dei soliti pochi noti. Non è un’utopia, ma un futuro possibile: dipende solo da noi.
Articoli Correlati:
- Pomigliano – Il Padrone e il Servo Oggi alla trasmissione “In mezz’ora” su RAI 3, condotta da...
- Perla Pavoncello Candidata nella Lista di Alemanno al Comune di Roma Echicazz’è? Secondo il nostro cervellone sarà questa la prima cosa...
- Esternalizzazioni: Il Mio Ultimo Giorno in Telecomitalia Dopo i numerosi articoli pubblicati sull’argomento esternalizzazione informatica Telecomitalia, MenteCritica...
Categorie: Informazione libera
Del Mondo che Verrà
Lun, 23/08/2010 - 17:08“Buongiorno. Sono le ore otto e quarant’uno minuti. Secondo le proiezioni dell’US Census Bureau, questa mattina la popolazione del pianeta ammonta a vent’uno miliardi ottocentocinquant’otto milioni novantasettemila trecentotrentanove individui. Ricordiamo ai nostri ascoltatori che oggi potranno uscire di casa e circolare soltanto i cognomi che iniziano con le lettere C,D,F. Buona giornata a tutti!”
Galbusera, scuro in volto, guardò la moglie seduta all’altro capo del tavolo:
- Quattrocentomila più di ieri, quattrocentomila meno di domani.– sospirò.
Lei allargò le braccia.
- Lo so cosa vuoi dire, – disse Galbusera, – che c’entriamo noi? Ma insomma, cazzo, se cento o duecento anni fa avessimo dato retta alla demografia, anziché all’etica, magari avremmo contravvenuto alla volontà di Dio, magari non ci sarebbero stati i soldi per pagare la pensione ai vecchi, ma almeno, adesso, potremmo uscire di casa quando ci pare … -
Lo interruppe una nenia che saliva dal giardino. Scostò la tenda, guardò giù. In mezzo al prato, all’ombra dell’unico albero superstite, una famiglia di migranti si preparava la colazione.
La donna rimestava in un paiolo appeso a un trespolo fatto con dei rami stretti in cima con un pezzo di corda. Due bambini, acculati, cagavano poco discosto dal fuoco. L’uomo, seduto con le spalle all’albero, cantava, percuotendo un piccolo bongo.
Galbusera lasciò ricadere la tenda.
- Dovrò tornare dal maresciallo.- sospirò
- Mangia qualcosa. –
- Mi andrebbe di traverso. – poi, dopo una pausa, – Credi che si chiamino Caganovic, con la ci? Capaci di chiamarsi Kaganovic con la kappa: Signur che repüblica! -
Tornò a guardare giù. Quel che restava del prato condominiale era uno spiazzo polveroso, maculato di fuochi spenti, ingombro di cartacce, di lattine, di bottiglie di plastica.
- Lo so già cosa mi dirà il maresciallo Morales: Querido, debe considerarse afortunado quiénes no entran en su casa! Fanculo! Non lo dice, ma ci gode!-
Martedì, mentre era di strada, recandosi dai carabinieri, si fermò al “Circolo degli Insubri”.
Nel vasto stanzone regnava una luce fioca. La gran parte dei soci (lettere G,H,I) stava attorno al fuoco, dal quale le ombre si partivano a raggiera per salire poi verticalmente lungo le pareti.
La caverna delle idee archetipe doveva essere così, quando Platone se l’immaginò, pensò Galbusera.
In compenso adesso faceva un freddo cane.
Gli Insubri, stretti in cerchio, sembravano fissare il fuoco con apprensione, come se quello dovesse spegnersi da un momento all’altro, tant’era fioco. Tuttavia non c’era un cane che buttasse legna sul fuoco. L’occupazione principale pareva essere quella di spingersi l’un l’altro, cercando di non darlo a vedere, per guadagnare di soppiatto la prima fila, quelli di dietro; per restarci, quelli davanti. Senza smettere un attimo di lamentarsi e di recriminare contro chi avrebbe dovuto provvedere e non aveva provveduto.
Non si capiva bene chi potesse essere.
Soprattutto non si vedeva legna in giro.
- El Comun l’ha minga fada giò la rubinia, quest’an? – domandò Galbusera, cercando di allungare le mani verso il fuoco.
- L’han fada giò sì… – borbottò quello davanti, senza spostarsi di un millimetro.
- E se n’han fa cusè?
– L’han baratada cui cinès de Venegono Superiore!
- E i cinès s’han dàa in cambi?
- Han fàa l’iluminasiun del stadi!
- Uh Signur! Nüm serum minga bun?
- Serum bun una volta! Da quand che ‘l scandio e l’ittrio ghi han dumà i cinès, ciao ninèta!
- E i sindacaat s’han dì? Sciopero generale?
- Do han firmàa, vün no.(1)
- Me l’aspettavo! – impettì Galbusera, per dire che dei sindacati non ci si può fidare.
Salutò la compagnia, si rialzò il bavero, uscì in strada.
Malgrado fosse Agosto la giornata era fredda.
Le mezze stagioni erano sparite da un pezzo e ora mancavano pure quelle intere. Nevicava a ferragosto e i cocomeri si mangiavano a Natale, da quando la Corrente del Golfo aveva invertito la rotta alle Azzorre, lasciando a bocca aperta i climatologi dell’Intergovernmental Panel on Climate Change. Che pure, quanto a predizioni catastrofiche, non s’erano mai fatti mancare nulla.
In strada il solito spettacolo.
I marciapiedi pullulavano di ragazze che parevano androidi e di androidi che parevano ragazze. Gli androidi costavano la metà, ma si rompevano subito Moltissimi i giovani in cerca di prima occupazione. Tutti col doppio GCD al collo, uno davanti, l’altro dietro, su cui scorrevano ininterrottamente i curriculum personali: laurea in Scienza della Comunicazione, in Sociologia Sperimentale Comparata, in Filologia Medioevale e Romanza, in Glottologia Afro-sannitica … master in Realtà Mediatica Polimorfica a Grottaferrata … stage di quarto livello quale aggiunto di secondo rango nello staff dell’onorevole Cazzolopone …
Mancavano gli idraulici. Nessuno sapeva riparare un rubinetto, nessuno sapeva costruirlo. Da quando gli esperti avevano stabilito che l’epoca industriale cedesse il passo al terziario avanzato, i rubinetti si facevano solamente in Cina. Un fatto altamente positivo, un’opportunità, avevano spiegato gli esperti a destra e a manca. Purtroppo s’erano sbagliati.
Ora è facile riderci su, ma allora pareva l’uovo di Colombo, la panacea di tutti i mali.
Metti che io venga nel tuo centro estetico e mi faccia fare tre lampade, pagandoti mille renmimbi, l’equivalente di cento euro d’allora. Coi mille renmimbi tu vai dalla parrucchiera e quella ci paga la rata dell’intervento alle chiappe, che s’è dovuta fare per poter andare a una di quelle trasmissioni che vede tutto il pianeta e dunque ti fanno sentire qualcuno. Il chirurgo dal canto suo ci può pagare l’avvocato, che lo difende nella causa che gli ha intentato la signora Alba … In questo modo il nostro PIL è già lievitato di quattromila renmimbi. A dimostrazione che si può far girare l’economia solo rendendoci dei servizi tra di noi, senza faticare troppo. Si troverà sempre qualcuno meno evoluto che produrrà il tondino, gli aeroplani, le patate al posto nostro. Lavori che si suda solo a pensarci. Gli daremo in cambio bozzetti, reggipetti, pagherò, voucher, Bot, Boc, cds. La finanza creativa servirà pure a qualcosa. Questa era la tesi.
Come si poteva pensare che quelli del tondino sarebbero stati così cafoni e ingrati da rifiutarsi di barattare un rubinetto con un CCT?
- È esattamente ciò che successe.- si disse Galbusera.
Era fermo a un crocicchio.
Una piccola folla seguiva col naso per aria le immagini sullo schermo che attraversava la strada, da un lato all’altro, sopra il semaforo.
Il novantasettesimo tentativo cinese di teletrasporto su Proxima Centauri era fallito, così come tutti quelli che l’avevano preceduto.
Altri tremilasettecento volontari italiani spariti nel nulla. Questa volta, tuttavia, lasciando dietro di sé una debolissima traccia di fumo.
Un passo avanti, secondo la scuola di pensiero che si rifaceva alla relatività generale. Un passo indietro, secondo i seguaci della fisica quantistica. Un atto dovuto secondo gli epigoni di Elon Lindenstrauss, medaglia Fields nel lontano 2010, propugnatore della teoria ergodica secondo cui tutto ciò che può accadere prima o poi accade.
Mentre secondo l’eminente sinologo Bordeson de Soto, si trattava di un evidente tentativo politico per screditare la presidenza dell’Illuminato. I politici di sinistra, sia pure con molti eleganti distinguo, erano d’accordo. Contrari quelli di destra. Possibilista l’UDC.
Quanto alle loro eminenze, i cardinali di Roma, secondo costoro a non rispettare la volontà di Dio, i cinesi sono atei confessi, non poteva finire altrimenti.
Non ci sono prove, ma qualcuno giura d’aver sentito Galbusera mormorare:
Uh Signur, se gh’avessen dà a trà a la demografia!(2)
Note- Il Comune non l’ha tagliata la robinia, quest’anno?
- Certo che l’hanno tagliata…
- E cosa ne hanno fatto?
- L’hanno barattata coi cinesi di Venegono Superiore!
- E i cinesi cos’hanno dato in cambio?
- Hanno fatto l’illuminazione dello stadio!
- Uh Signore! Noi non eravamo capaci?
- Eravamo capaci una volta! Da quando lo scandio e l’ittrio li hanno solamente i cinesi, ti saluto ninetta!
- E i sindacati cos’hanno detto? Sciopero generale?
- Due hanno firmato, uno no. - Oh Signore, se avessero dato retto alla demografia!
Articoli Correlati:
- Un Camallo del Porto di Genova Mio padre era un camallo del porto di Genova. Uno...
- Costo del Lavoro e Competitività: Sostiene Galbusera… Sostiene Galbusera che una presa per il culo così, lui,...
- La scuola non è tutelata. Tutti le stanno addosso… Questo è un articolo serio. Voglio vedere chi lo contesta....
Categorie: Informazione libera
DueUno ZeroOtto -2-
Sab, 21/08/2010 - 15:28Amore mio,
Questo, come un giorno saprai, non è l’anno migliore della vita di tuo padre. E’ stato un periodo difficile, siamo solo a metà della partita e sarà dura arrivare al novantesimo senza prendere altri gol.
Oggi sei di un anno più grande, sai dire benissimo la parola “due” anche se quando cerchi di farne il segno con le manine arricci le dita in un gesto incomprensibile che somiglia ad un oscura manovra scaramantica.
Il tempo che mi hai regalato fino ad oggi è una specie di tessuto prezioso e lucente costellato di minuscole gemme. Ogni singolo giorno mi hai fatto una sorpresa e mi hai insegnato migliaia di cose nuove e diverse.
Ora sei di là. Nel buio fresco della tua camera da letto in questo pomeriggio di calore feroce. E’ da un po’ che non ti sento più ridere e parlare. Mi basta chiudere gli occhi per vederti mentre, appollaiata sul cuscino, entri in quel luogo di luce che è il sonno innocente dei bambini.
Io sto scegliendo per il tuo futuro. E’ la responsabilità più grande della mia vita. Spero di essere all’altezza del dono che mi hai portato.
auguri piccirè
papà
Nessun articolo correlato.
Categorie: Informazione libera
Un Rikordo dell’Emerito
Gio, 19/08/2010 - 14:29Si usa ricordare chi muore. E di solito si usa farlo con molta ipocrisia, ricordando solo le cose buone, inventandole se non ce ne sono.
Francesco Cossiga è morto. Io voglio ricordare quello che disse in un’intervista di un paio di anni fa. Più di tanti coccodrilli rivela il personaggio per quello che è stato.
“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’interno.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito.
[Gli universitari] lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.
Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.
Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!
Questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.”
Articoli Correlati:
- Scuola. Cossiga Profeta della Repressione. Devo ricredermi, il metodo messo in atto dal governo per...
- Polizia nelle Scuole: Facciamo Attenzione La grave affermazione fatta dal Presidente Del Consiglio in merito...
- Le Grandi Esclusive di MC: l’Intervista a Culo D’Addario La cosa era in ballo da un po’ di tempo,...
Categorie: Informazione libera
10 agosto
Mar, 10/08/2010 - 21:21Ciò che sto per scrivere è inutile. Più che un’azione costruttiva è un atto onanistico, solo parzialmente giustificato dallo stato di costrizione nel quale, pur senza sbarre e manette, sto vivendo.
La scrittura, la discussione, le idee non possono più molto. Fa freddo, anche se tutti continuiamo ad andare al mare.
La storia della casa di Montecarlo del fratello affarista della bionda fidanzata del presidente della camera è l’ennesima vicenda nei confronti della quale tutti ci comportiamo con l’ipocrisia cattolica che è il vero marchio di fabbrica dell’italiano moderno.
Mi ricorda quelli che vanno a messa con la famiglia, annuiscono quando il prete nell’omelia condanna zoccole e ricchioni e poi, dopo aver accompagnato la moglie a casa, vanno, a trombare l’amante.
Ora, voglio capire chi veramente credeva che Fini fosse l’unico verginello d’Italia.
Io sono disposto a giocarmi la palla e mezza che mi rimane che se andiamo, non dico a scavare, ma solo a spolverare la storia degli uomini che in Italia hanno un minimo di potere, di storie di questo tipo ne troveremo migliaia, decine di migliaia, forse milioni.
Quello che so è che mentre noi ci appassioniamo alla telenovela del presidente del consiglio che si fotte le zoccole, del presidente della camera che elargisce beni di proprietà del partito, dei presidenti di regione adusi ad infilarlo in culo a brasiliani con zizze ipertrofiche (o a farselo infilare, quien sabe?) o alla storia di ministri che si ritrovano case regalate senza capire da dove arrivano i dané, nel paese il rapporto tra cittadini degenera, le imprese fanno quello che vogliono con i lavoratori e la crisi costringe la gente a bruciare la propria vita senza che un giornale o un talk show trovi il tempo di parlarne tra uno scandalo e l’altro.
Si può tacere. Pensare che non succeda nulla. Si può.
Nel frattempo la baracca scricchiola e il freddo ghiaccia i tubi dell’acqua, attacca i frutti odorosi marcendoli, penetra nel profondo delle macchine e fa polvere del loro cuore d’acciaio.
Alla fine, poiché si è rinunciato alla parola ed alla discussione, rimarrà solo la violenza.
Allora io sarò altrove. Sto già partendo.
E voi?
Articoli Correlati:
- Politica Italiana, Alti Momenti di Democrazia Il nuovo e sempre troppo affollato Parlamento si è riunito...
- Giornata Mondiale dell’Infanzia: Una Pistola alla Tempia dei Nostri Bambini La storia: una ragazzina di 14 anni, triste e un...
- Anniversario della Morte di Moro. 9 Maggio: Un Giorno Inutile Il 9 maggio di trentuno anni fa veniva ucciso Aldo...
Categorie: Informazione libera
Le Donne che non Sorridono
Dom, 08/08/2010 - 14:44Sono di parte!
Dove c’è una donna che soffre, che ride, che lotta, che ama, che spera…là sono anch’io.
Se gli uomini sono colori: freddi, caldi, neutri; le donne sono sfumature, solo una grande sensibilità ed occhi allenati possono coglierle, apprezzarle.
Parlo con Pablo, aitante 37enne, cultore di donne.
Lo intervisto, sono curiosa, affascinata dalla psiche umana di qualsiasi essere senziente.
Mi racconta di averne conosciute tante: belle, brutte, snob, timide, sfrontate…a lui piacciono tutte, tranne quelle che non sorridono.
“troppe” penso, perché possa, realmente, averne amata qualcuna: amare le donne significa intravedere, in quelle sfumature, il dispiegarsi di infinite possibilità, tra le tante anche quella di non sorridere.
“Non le sopporto”, continua “sono noiose, mi intristiscono…”.
Gli faccio cenno di tacere. Non permetto che si parli male di noi o, meglio, che si parli di noi con superficialità.
“Le donne sono portatrici sane di sorriso” gli dico, “Il sorriso delle donne non è mai una reazione o una conseguenza, è predisposizione, talento!”.
Non esistono donne che non sorridono, solo donne alle quali il sorriso è stato rubato. E noi dobbiamo fare il possibile perché questo non accada, l’impossibile per restituire il maltolto.
Pablo non è d’accordo. Mi guarda con sospetto. L’esperto è lui, non intende ragionare.
Si allontana ed il sorriso mi si spegne sulle labbra.
E pensare che io rido sempre!
Articoli Correlati:
- Si chiama Maria Vi ricordate ‘Il sorriso più bello’ di cui vi ho...
- Violenze “Dimenticate” Sono rimasto impressionato dalla notizia che secondo calcoli ISTAT quasi...
- Una Buona Notizia per Tutti Gli Stati Uniti si sono dotati di una forma di...
Categorie: Informazione libera
Interrogazione su esternalizzazione Fiat Pomigliano
Sab, 07/08/2010 - 14:10Le squallide strategie di esternalizzazioni selvagge hanno raggiunto il livello di massima espressione con la fiat a Pomigliano. Non mi aspetto che il governo intervenga per limitare tali fenomeni, ma almeno adesso non sarà cosi’ facile fingere che il problema non esista. Mi rivolgo soprattutto a quella parte dell’opposizione che avrebbe potuto far qualcosa e non ha mosso un dito e, inoltre, alla lega che promette una società migliore, lontana dalle logiche di “Roma ladrona”: gli imprenditori e i lavoratori onesti del nord lo sanno che i loro soldi sono utilizzati per finanziare speculatori che ottengono fiumi di soldi pubblici per poi andarsene all’estero?
Lidia Undiemi
Atto a cui si riferisce:
S.4/03591 [Trasferimento dello stabilimento di Pomigliano d'Arco della FIAT alla neocostituita società Fabbrica Italia Pomigliano]
GIAMBRONE, CARLINO – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico
Premesso che il trasferimento dello stabilimento di Pomigliano d’Arco (NA) della FIAT alla neocostituita società Fabbrica Italia Pomigliano presenta rilevanti questioni di ordine giuridico, sociale ed economico che richiedono l’intervento urgente da parte del Governo;
considerato che:
- la dirigenza della FIAT dichiara di utilizzare in modo strumentale la cessione di attività tramite una società neocostituita, con l’obiettivo di aggirare il sistema di relazioni industriali vigente presso il cedente;
- tale operazione, infatti, non si traduce in un effettivo trasferimento di azienda (dato che l’assetto di governo dell’impresa, l’imprenditore/datore di lavoro e la struttura d’impresa restano praticamente invariati) ma, in sostanza, Fabbrica Italia Pomigliano sarebbe stata creata per aggirare le tutele lavoristiche di natura sindacale;
si intravede, quindi, una violazione diretta della libertà di organizzazione sindacale sancita dall’art. 39 della Costituzione. Non è escluso che possa trattarsi di un vero e proprio atteggiamento antisindacale sanzionabile ex art. 28 della legge n. 300 del 1970, cosiddetto “Statuto dei lavoratori”, e, in ogni caso, non sembra possibile ravvisare un interesse datoriale tutelato dalla Costituzione che possa giustificare tale operazione societaria, dato che il trasferimento non si è concretizzato in una iniziativa economica (art. 41 della Costituzione), ma in un mero passaggio societario prevalentemente (se non esclusivamente) orientato a soddisfare interessi finanziari e non d’impresa;
si ricorda, inoltre, che l’ipotesi di simulazione e di frode alla legge in caso di trasferimento di azienda, attuato nell’ambito dei gruppi di società, si verifica anche quando si attua l’abuso di personalità giuridica ossia della alterità soggettiva che la creazione di una nuova società ha creato entro una entità soggettiva sostanzialmente unitaria;
a tal proposito, secondo la Corte di Cassazione (24 marzo 2003, n. 4274), in relazione al caso concreto bisogna rilevare l’esistenza di alcuni requisiti essenziali, fra cui: l’unicità della struttura produttiva e organizzativa, l’integrazione fra le attività esercitate dalle varie imprese del gruppo e il correlativo interesse comune e, soprattutto, il coordinamento tecnico e amministrativo-finanziario
tale da individuare un unico soggetto direttivo che faccia confluire le diverse attività delle singole imprese verso uno scopo comune;
il trasferimento attuato in favore di Fabbrica Italia Pomigliano, poiché totalmente soggetta al potere di Governo della controllante (avendo addirittura come amministratore delegato lo stesso Sergio Marchionne), supporta in modo determinante il carattere fittizio dell’operazione;
altra importante precisazione circa la genuinità dell’operazione è collegata all’assenza di una definizione giuridica di gruppo di società, cui attribuire dirette ed univoche responsabilità. Attualmente, il gruppo di società è sostanzialmente un’aggregazione di società formalmente autonome e giuridicamente distinte l’una dall’altra, ma tutte accomunate dall’assoggettamento al potere di direzione e coordinamento della società-madre (o capogruppo). Giuridicamente, specie in riferimento ai rapporti di lavoro, il gruppo di società non esiste, e non sussistono reali responsabilità in capo alla società controllante. Ad esempio, se una società controllata fallisce per colpa del mal Governo della controllante, non sussiste in capo a quest’ultima alcuna responsabilità diretta nei confronti dei dipendenti della società fallita, tranne che, appunto, non si dimostri l’intento fraudolento;
attraverso questi medesimi meccanismi è possibile spiegare la diffusione delle cosiddette società “a scatole cinesi” (la cui cellula fondamentale è rappresentata appunto dalla newco), le cui più chiare rappresentazioni sono date dai casi di esternalizzazione Agile (ex Eutelia), Omnia network, Numonyx, Telecom Italia,
si chiede di sapere:
se il Governo sia al corrente della situazione descritta;
in caso affermativo, se condivida le argomentazioni giuridiche sopra illustrate e, conseguentemente, quali interventi concreti intenda porre in essere al fine di assicurare l’effettiva garanzia dei diritti dei lavoratori, pesantemente compromessi dall’operazione societaria attuata dalla FIAT a Pomigliano;
quali azioni concrete stia ponendo in essere al fine di vigilare sui reali termini dell’operazione, poiché è anche possibile che il trasferimento non riguardi l’intera azienda, ma soltanto parti di essa o, addirittura, elementi passivi della capogruppo o di altre società controllate;
quali iniziative in ambito legislativo intenda porre in essere al fine di attuare una reale politica nazionale di contrasto agli abusi derivanti dalla pratica della costituzione delle cosiddette società “a scatole cinesi”;
se sia mai stata effettuata una indagine volta a verificare l’incidenza della proliferazione dei gruppi societari sulla pesante situazione occupazionale venutasi a creare negli ultimi anni;
quali strumenti di vigilanza stia ponendo in essere al fine di impedire che tali schemi societari siano finalizzati a far ottenere ulteriori finanziamenti pubblici a quegli stessi soggetti economici i quali siano corresponsabili della grave situazione occupazionale in Italia.
Articoli Correlati:
- Pomigliano – Il Padrone e il Servo Oggi alla trasmissione “In mezz’ora” su RAI 3, condotta da...
- Cristo si è Fermato a Pomigliano Non è difficile prevedere che il prossimo 22 giugno gli...
- Franceschini, Ascolta un Cretino. Un consiglio, a gratis, al Sig. Franceschini. Ecco quelli che...
Categorie: Informazione libera
MenteBlob 2: il Pessimo di MenteCritica (homemade sweet roasted marshmallows)
Lun, 02/08/2010 - 18:42Raccolta di commenti non pubblicati su MC per mancanza di conferma e di mail interessanti pervenute come comunicazioni allo staff di MenteCritica.
Nessuna censura, testo riportato dall’originale senza variazioni.
per menteblob 1 vedi a questo link.
Bene Comunque Consapendo Scrivete ancora, Prima consapendo dei rischi che succedevano nel 2001 perfortuna che me ne sono stato a casa quel giorno, infatti quando vedevo i poliziotti che pestavano godevo dicevo siii fatee bene dategliene un po cosi vedete come corrono a casa W La Polizia, per me anno fatto bene un po di lezione anno fatto bene, però anno peggiorato le cose quando a ammazzato quel ragazzo però e stato un atto di difesa, Comunque buona serata a tutti.
Nessuno
ciao,non dico che lo disprezzo ma michael faceva proprio schifo nel vero senso della parola! guardate come si è conciato……ma c’è addirittura un foto che ho visto di internet,che era senza naso,mentre se li stava scegliendo!cioè che mentre si stava scegliendo il nao da mettersi,non lo aveva! sembrava finto!
w i tokioo
tokietta
Excuse me. Does somebody understand how to find a real EA from bad and a clear signal from fake? big thanks
Newtoforex
Quante cazzate……io ci lavoro,prendo soldi anche se non arrivo a 60 dimostrazioni,mi trattano bene e il kirby funziona davvero e meglio di tutti gli altri aspirapolveri.Quindi a volte e’ un problema di un capo stronzo che tratta male gli altri.
Damiano36
E SOLO FUOCO DI PAGLIA!!!!!lo sapete bene state facendo uno dei piu grandi sprechi!!!!!(bruciate solo soldi,tanto c’e chi paga!!!!il cittadino)
ENTRATE NEL SEGUENTE LINK: http://fransua.beepworld.it
infondo alla pagina cliccate sul link,entrate nella pagina del fac-simile del progetto, leggetelo,infondo alla pagina un’a………ltro link cliccate e vi troverete nella sintesi del progetto ,infondo alla pagina troverete un’altro link,cliccate e arriverete alla paggina nuo……va che o creato partito3millennio, riflettete che la crisi non e stata ancora risolta ,ma avete fatto un’altro passo falso(il piu grande bruciamento di soldi) che i cittadini devono pagare, non e il passo giusto fidatevi!!!! il passo giusto e il 3millennio l’unico metodo che riportera ristabbilita a tutto il sistema!!!
il 3 millennio
scusa perchè repubblica.it si dovrebbe indignare? …se gli mandi tu qualcosa cercheranno di cancellartela immagino… proviamo
aristotele
if you are a true mercenary, friend, surely you remember the word “everyone must pay “!!!!!!!!!!!!!!!!!! bet you’ve become a mercenary because he needed money, just like I did !!!!!!!!!!!
alexj
ho bisogno di un vostro rec telefonico per contettarvi per la pubblicazione di una autobiog illustrata , sono una pittrice e scrivo anche
Maria
Caro Blogger Ho visto il tuo blog e considerati gli argomenti di cui parli ho pensato che forse potrebbe interessarti la campagna a cui stiamo lavorando per Axxxx® xxxx™! Si chiama ‘The xxxx™ Revolution’ e sta invadendo tutta Italia incitando i giovani a unirsi e battersi per un sesso migliore con il preservativo. Sappiamo che parlare di preservativi è un argomento imbarazzante e che spesso i preservativi non sono amati dai giovani perchè interrompono il momento dell’amore, però i preservativi sono importantissimi e necessari per la prevenzione. Axxxx per questo ha pensato di creare Axxxx® xxxx™, un preservativo rivoluzionario fatto di un materiale nuovo impercettibile, il Sxxxxxxe™, una formula senza lattice che regala la sensazione di non indossare niente. Come vedrai i nostri video sono divertenti e sono sicuro che i tuoi utenti li condivideranno volentieri. Anzi, forse decideranno di diventare parte della Sxxxx Revolution! Guarda il video e dicci cosa ne pensi! link al video Stiamo anche presentando una competizione per trovare la nostra ufficiale Sxxxx Cam Girls, colei che condividerà i segreti del sesso “pelle su pelle” su internet. La competizione è appena iniziata e puoi trovare tutte le informazioni sul sito http://xxxxx.it/wordpress-mu/camgirls/ 1 mese fa abbiamo lanciato una competition nazionale alla ricerca delle prime Sxxxx Cam Girls e ora abbiamo selezionato le 6 finaliste! Dal 15 aprile al 14 maggio potrai chattare via web cam con le 6 Sxxx Cam Girls per scoprire i segreti del sesso “pelle su pelle. Vai su http://xxxxx.it/wordpress-mu/camgirls/ e anche tu potrai incontrare queste splendide ragazze!” E..ovviamente se vuoi far parte della Rivoluzione… unisciti a noi! Sarò lieto di mandarti un campione di Axxxx® xxxx™ in prova!
Cordialmente Entertainment Media Research
Simone Barbieri ricevuto 2 volte. Segnalato come spam a Gmail
Articoli Correlati:
- Edizione Straordinaria: L’Associazione Nazionale Magistrati Segue le Indicazioni di MenteCritica Stamattina, sulla prima pagina di Repubblica on Line viene riportata...
- Sì, lo Voglio Martedì 23 marzo 2010 sarà un giorno importante per la...
- Imprevisti di chi Cerca un Lavoro Cerco un nuovo lavoro! Mi impegno molto: cercare lavoro è...
Categorie: Informazione libera
Ma se ti Sposi una Mignotta non ti Puoi Lamentare se ti Mette le Corna!
Ven, 30/07/2010 - 12:28Ieri sera Belpietro, incredibile ma vero, è riuscito a dire una cosa giusta, anzi sacrosanta. A proposito della guerra tra Fini e Berlusconi ha detto che quando è stato fondato il PdL obiettivi e metodi erano ben chiari, il programma di governo era conosciuto, si sapeva esattamente cosa e come si sarebbe fatto. Lo sapevano tutti e, ovviamente, lo sapeva Fini che è uno dei fondatori del partito.
Quindi, di che si lamenta?
E’ inutile che vada cianciando di legalità, rispetto delle regole e dei ruoli, liberalismo, democrazia, giustizia; è inutile che chieda la cittadinanza breve, il rispetto per gli immigrati, posizioni più aperte sulla bioetica; è inutile chiedere che il partito funzioni in modo democratico, che chi ha problemi giudiziari si faccia da parte. Ha fondato un partito (ammesso che si possa parlare di “partito”), e anche prima ha sostenuto un governo, che è esattamente il contrario di tutto questo, per cui ha poco da lamentarsi.
Se oggi ci ritroviamo in una situazione che è eufemistico definire drammatica, è anche colpa sua. A meno che quello che dal 1994 è alleato e sostenitore di Sua Bassezza non sia un omonimo, ma non mi risulta.
Io non so se Fini riuscirà nel suo intento, se i suoi seguaci saranno tanti o pochi, se troverà un seguito tra gli elettori, ma non è questa ora la cosa importante. Se fosse in buona fede dovrebbe dire qualcosa come “Mi sono reso conto che la strada che ho seguito fino ad oggi è sbagliata. Ho danneggiato il paese sostenendo posizioni contrarie all’interesse dei cittadini. Lascio un partito che ho fondato ma nel quale non mi riconosco più. Chiedo scusa a tutti.”
A tutti va riconosciuto il diritto di cambiare idea, di riconoscere i propri errori, perfino di avere una seconda occasione (anche se a dire il vero, Fini ne ha avute già parecchie di occasioni). Ma lui non sostiene di aver cambiato idea, tanto meno di aver commesso un errore; anzi, difende e rivendica la sua posizione dentro il partito e dentro lo schieramento di cui fa parte da sedici anni.
Fini è in mala fede. E fa una certa tristezza vedere persone che ripongono in lui la speranza di un cambiamento. Le sue posizioni, realmente di opposizione nei confronti del governo, sono il frutto non di un’opinione diversa, ma di un calcolo politico che mira ad un obiettivo ben preciso che nulla ha a che vedere con l’azione di governo. E’ in discussione, ormai lo hanno capito anche i bradipi, la leadership e quindi la successione a Berlusconi; una prospettiva dalla quale Fini rischia seriamente di rimanere tagliato fuori.
Nessuno si domanda perché in mezzo a questa bagarre Bossi se ne stia tranquillo in disparte; eppure è lì la chiave di volta, quella che può decidere le sorti sia del presente che del futuro governo. Bossi è un gran volpone, infatti se ne è guardato bene dall’entrare nel PdL, e sta aspettando di vedere chi vince questa battaglia per sapere a chi deve presentare il conto. Nel frattempo si rafforza portando avanti il suo programma e conquistando sempre più potere, potendo contare su una base elettorale che, un po’ perché ha le stesse becere posizioni un po’ perché ingenuamente ritiene che sia una forza innovatrice, lo supporta fideisticamente.
Fini non ha nulla di cui lamentarsi; noi invece sì, perché comunque finisca questa storia, non ne verrà fuori niente di buono per gli italiani. Il problema di fondo rimane sempre lo stesso: manca un’alternativa a questo gruppo di potere, e quelle poche realtà veramente nuove che ogni tanto tentano di affacciarsi sulla scena politica non trovano il sostegno dei cittadini, convinti che alternanza e alternativa siano la stessa cosa.
Articoli Correlati:
- Il Leghismo che Avanza, Il Bipolarismo che Muore Concluso lo spoglio delle ultime schede elettorali quello che sconcerta...
- Il Poliziotto Buono e Quello Cattivo Per chi, come me, ha visto tanti film polizieschi questo...
- Don Walter l’Ecumenico A quanto pare il discorso di Don Walter ha unito...
Categorie: Informazione libera
Forse un Angelo Sei
Sab, 24/07/2010 - 12:51Sotto le finestre della mia casa c’è un incrocio molto pericoloso. Solo dopo aver installato dei semafori, incidenti e tamponamenti si sono rarefatti, ma mai scomparsi. Da un episodio alla settimana, si è passati ad un incidente ogni tre mesi, più o meno. Tutto sommato un risultato apprezzabile.
Due o tre settimane fa c’è stato uno schianto peggiore dei precedenti. Un ragazzo in motorino, probabilmente minorenne, ha investito la fiancata di un auto che stava attraversando l’incrocio. Gli esiti sono stati gravissimi. Il ragazzo, dopo qualche giorno, è morto.
Ieri sera, verso le 21.00, mentre mia figlia stava andando a letto, ho sentito un grande strombazzare di clacson di auto e di moto. Mi affaccio e vedo una cinquantina di ragazzi, con i loro motorini e con qualche auto, fermarsi sull’incrocio e stendere uno striscione con la scritta “Forse un angelo sei…, (disegno di un cuore) R.B.”.
Dopo il chiasso iniziale, il tutto si è svolto in silenzio. A parte le suonerie fantasiose dei cellulari che squillavano continuamente. Messo lo striscione e un grappolo di palloncini bianchi e azzurri, un po’ alla volta i ragazzi sono andati via alla spicciolata. La maggior parte di loro senza casco.
La morte è una cosa seria. Quella di un giovane è cosa serissima e dovrebbe insegnare o lasciare qualcosa perché, altrimenti, ha ancora meno senso di quanto ne abbia normalmente.
Mi sarebbe piaciuto che i ragazzi fossero arrivati in silenzio, senza striscioni e palloncini, con i cellulari spenti. Mi sarebbe piaciuto che si fossero fermati sul posto dove il loro amico è morto e gli avessero giurato, uno per uno, che una cosa del genere non accadrà mai a nessuno di loro perché il suo sacrificio li ha resi più adulti. Mi sarebbe piaciuto, ieri sera, andare a dormire pensando che i nostri ragazzi sono meglio di quello che tutti noi crediamo e che stanno già fuggendo questo sistema fatto di segnali ai quali corrisponde solo un vuoto significato standardizzato. Non è andata così. Come sa chi mi segue, questo è un brutto periodo per me, non ho fortuna.
Stamattina, quando sono uscito, i palloncini erano già quasi tutti sgonfi e lo striscione, parzialmente ricoperto dalla siepe, sembrava già una di quelle mille scritte prive di significato che brutalizzano le mura della mia città.
Per un attimo ho pensato a quel ragazzo ed ai suoi genitori e ho giurato che una cosa del genere non accadrà mai a me e alla mia bambina. Poi sono andato via, per la strada difficile che mi attende.
Nessun articolo correlato.
Categorie: Informazione libera
Lavoro Nuovo, Vita Nuova!
Mer, 21/07/2010 - 13:39Stento a crederci!
Ho un nuovo lavoro, meglio ho un vero lavoro!
Non che prima non lavorassi. Anzi.
Factotum in una piccola impresa familiare come dire: lavorare senza orario, senza ferie e con poco guadagno. Per solidarietà, mettendo a servizio della famiglia l’esperienza maturata presso una grande società commerciale dentro la quale ho trascorso una parte della mia vita. Tranquillamente.
Fino a quando, per una serie di eventi, sono saltati tutti gli schemi entro i quali credevo di aver stabilizzato la mia vita. Cambiamento, solitudine, paura, condizioni economiche precarie.
Ricominciare è la parola d’ordine.
Si, ma da dove, come e infine perché?
Da dove? Da me, ancora, come tabula rasa sulla quale riscrivere tutto.
Come? Rimboccandomi le maniche. Addio agli agi, affrontiamo le difficoltà, prima fra tutte trovare un vero lavoro. Perché? Per questi miei 40 anni che chiedono di essere vissuti!
Questo il preambolo.
Dopo è arrivata la fatica, il pessimismo, la sofferenza di non vedere possibilità di riuscita. Sono dell’idea che si debba lavorare per vivere e non vivere per lavorare ma…senza lavoro la vita si spegne, si cancellano le possibilità, la dignità dell’uomo è offesa.
Mi stavo spegnendo.
Tanti inutili colloqui, offerte di lavoro part time, con poco time (10 giorni al mese) per poter guadagnare il minimo necessario alla sopravvivenza; proposte “alLETTANTI” naturalmente rifiutate e laddove si prospettavano lavori stimolanti (l’ultimo come coordinatrice di ufficio)il corrispettivo erano stipendi da fame (lavorare 50 ore settimanali per 500 euro al mese!). Ho considerato anche la possibilità di andare a fare le pulizie…o di suicidarmi (è ironico).
Sono tenace.
Forse anche fortunata.
Ho trovato un lavoro serio, pagato il giusto, che mi piace presso un’azienda condotta con intelligenza da una donna che chiede il massimo a tutti noi ma è capace di contraccambiare.
Ho ricominciato a vivere, sperare, progettare.
Nel posso non provare un’incontenibile rabbia nei confronti di una classe politica che, non solo non offre soluzioni ma neanche prova a cercarle e continua a godersela, di questo periodo in barca, in barba ai nostri problemi. E una grande pena nei confronti dei giovani che vedono inghiottite aspettative e speranze nel buco nero della disoccupazione, di padri e madri di famiglia che vivono con il terrore, ripeto terrore di non poter garantire un futuro a loro stessi e ai figli.
Articoli Correlati:
- Speciale Finanziaria 2008/2009: La Normalizzazione dell’Inganno e l’Impegno Personale Prima la norma sulle vertenze dei precari e l’abolizione degli...
- Casalinghe Disperate? Mi capita sempre più spesso di sentirmi in dovere di...
- Il Mondo dei Disoccupati Cronici Salve, sto scrivendo quest’articolo perché faccio parte di quella fetta...
Categorie: Informazione libera
Negazione della Libertà, della Donna o del Maschilismo?
Lun, 19/07/2010 - 18:09In questi giorni il parlamento francese ha approvato, in prima lettura, un progetto di legge che vieta di indossare il velo islamico integrale nei luoghi pubblici.
Nel testo si legge che “le persone saranno, non soltanto, costrette a mostrare il volto all’ingresso dei servizi pubblici, ma anche durante tutto il periodo della loro permanenza”.
La legge prevede una multa di centocinquanta euro per chi indossa il burqa e una multa di trentamila euro più un anno di detenzione per chi costringe ad indossarlo (il doppio in caso di minorenni).
Il velo non ha giustificazione nel Corano o nella Sunna (tradizione islamica).
“Un attentato alla libertà di pensiero e di religione!” grida qualcuno.
Per altri, che considerano il velo un simbolo del maschilismo e della negazione della donna, è una presa di posizione a favore del più debole; un voler promuovere, ancora e sempre, i valori della libertà e dell’uguaglianza.
Articoli Correlati:
- Il Velo Islamico: Problema o Polemica Pretestuosa? Nota della redazione: Oggi Mentecritica ospiterà due articoli in qualche...
- Il velo, il nemico, il controllo Questo post fa parte delle mie “Lezioni di comunicazione“. Oggi...
- Donne Politica e Società Tra parità formale e discriminazioni di fatto La costituzione e’...
Categorie: Informazione libera
- 1
- 2
- 3
- seguente ›
- ultima »


















