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Voglio Scendere di Travaglio, Gomez e Corrias
10 settembre 2010 da Ines Tabusso
10 ore 44 min fa
blogautore.repubblica.it
In un altro paese
di Alexander Stille
9 settembre 2010
Non è una Moschea sul cimitero
...Intanto alcuni chiariamenti: non è una moschea, si tratta di un centro sociale in un palazzo di diversi piani con palestra, piscina, auditorium e altre cose, tra cui una sala di preghiera. Una struttura che prende il modello del Jewish Community Center a Manhattan, dove si può andare in piscina, in palestra o seguire corsi di cultura ebraica, sulla 77esima strada. Il centro Islamico non è a Ground Zero ma a due isolati da dove erano le Torri Gemelle distrutte l’11 Settembre 2011. Inoltre dovrebbe prendere il posto di un magazzino chiuso. Nella zona, a cinque isolati da Ground Zero, c’è infine già una piccola moschea, e nel quartiere del nuovo centro islamico ci sono due o tre locali a luci rosse.
Quindi sono volutamente distorte le dichiarazioni di chi parla di una moschea trionfante sul cimitero dei martiri dell’11 Settembre, come per esempio sostiene il predicatore cristiano Franklin Graham, secondo il quale ora i musulmani considereranno il World Trade Center ‘Terra Islamica’. Non si capisce, insomma, a che distanza dovrebbe stare una moschea. Bastano due isolati? Bastano cinque isolati? O dovrebbero essere dieci o venti?
È difficile spiegare il punto di vista americano al pubblico italiano, che vive in un paese dove il Cattolicesimo è stata religione di stato per tanto tempo, e dove un politico come Roberto Calderoli può celebrare il ‘maiale Day’ trascinando carne di maiale sul sito proposto per una moschea e poi tranquillamente diventare ministro. Negli Stati Uniti, anche se abbiamo una storia di intolleranza religiosa, soprattutto nei confronti dei Cattolici nell’Ottocento, la moschea di New York non dovrebbe essere controversa dal punto di vista legale. Gli Stati Uniti, fin dalla loro nascita, hanno scritto nella Costituzione che non ci può essere una religione di stato e che allo stesso tempo il governo non deve interferire in alcun modo con l’esercizio dei diritti religiosi. Essendo un paese di immigrati, abbiamo centinaia se non migliaia di culti differenti, alcuni abbastanza strambi, che convivono in genere senza difficoltà. Per cui dal punto di vista logico e legale non c’é nessuna base per differenziare una religione o un culto dagli altri.
Come ha detto giustamente il sindaco di New York Michael Bloomberg, che è stato uno dei fautori del Centro Islamico: ‘Non siamo sempre d’accordo con tutti i nostri vicini di casa, ma questa è la vita in una città cosi densa e variegata. Ma riconosciamo che essere newyorkesi significa convivere con i tuoi vicini con rispetto reciproco e tolleranza, ed è proprio questo spirito di apertura che è stato attaccato l’11 Settembre. Non dimentichiamo che c’erano musulmani tra le vittime e che i nostri vicini musulmani hanno pianto insieme a noi. Sarebbe un vero tradimento dei nostri valori e un regalo ai nostri nemici se cominciassimo a trattare i musulmani in modo differente rispetto ad altri gruppi nella nostra società”
C’è però gente che vuole approfittare di questa situazione… (leggi tutto)
The New York Times
Published: September 9, 2010
Coverage of Koran Case Stirs Questions on Media Role
By Brian Stelter
…Mr. Jones’s announcement about the Koran burning gained only a little attention at first, with a single short article published by a Web site called Religion News Service. That article was subsequently mentioned by bigger sites, like Yahoo, and by the end of the July Mr. Jones had been booked on CNN, where the host Rick Sanchez called his plan “crazy” but added, “At least he has got the guts to come on this show and face off.”
Alarmed by negative mentions about Gainesville in overseas news outlets, Mr. Lowe released a statement Aug. 3 labeling Mr. Jones’s church a “tiny fringe group and an embarrassment to our community.”…
...On Thursday, before Mr. Jones suspended his plans, The A.P. determined that it would not distribute pictures of Korans being burned, restating a policy not to cover events that are “gratuitously manufactured to provoke and offend.”
“There are lots of other similarly offensive images that we choose not to run all the time,” Ms. Carroll said. “Most people don’t know that because, of course, we don’t run them.”
Before the suspension, CNN and Fox News Channel said they would not show any images of a Koran being burned.
Bill Keller, the executive editor of The New York Times, said in an e-mail message that the newspaper had “no policy against publishing things that might offend someone — lots of people are offended by lots of things — but we try to refrain from giving widespread offense unless there is some offsetting journalistic purpose.”
“A picture of a burning book contributes nothing substantial to a story about book-burning, so the offense seems entirely gratuitous,” Mr. Keller continued. “The freedom to publish includes the freedom not to publish.”...
Categorie: Informazione libera
Gelmini: il bello è che se ne frega
Gio, 09/09/2010 - 17:38
Da Vanity Fair, 8 settembre 2010
Ma perché mai una come la ministra Mariastella Gelmini – che ha il cuor contento e il volto sempre colmo di comprensibile stupore - dovrebbe palpitare per la stracciona Italia degli studenti e degli insegnanti? Lei sogna per la sua bimba neonata “una scuola meritocratica che insegni tanta musica e inglese”. E intanto allestisce il nuovo anno con i ragazzi senza banchi, gli insegnanti senza lavoro, le aule senza riscaldamento.
Guardatela per bene la prossima volta che comparirà nei tg, così esile di collo, ma armata di occhi e crocefisso, a dettare le demolizioni di giornata. A scanso di brutte figure le hanno insegnato a non accettare mai domande in pubblico. E a negarsi in privato. Nei giorni delle proteste non ha voluto incontrare nessuna delle sue vittime, non i precari, non gli studenti, non i genitori, neppure i professori, perché dice “che fanno politica”. O bella. Lei forse neanche lo sospetta che è la politica a fabbricare la scuola e l’assenza della politica a fabbricare una come lei.
A Mariastella interessa nulla che una buona scuola possa garantire una decente trasmissione del sapere ai futuri cittadini: se costa troppo va tagliata. E ancora meno le interessa che attraverso una buona scuola la collettività selezioni la propria classe dirigente. Lei fa tesoro della sua storia. Da ragazza voleva fare la ballerina. Poi ha incontrato il Cavaliere Supremo che dalle nebbie delle Bassa bresciana se l’è portata dentro i tepori di Palazzo Grazioli. Da quella diagonale ne è uscita alla grandissima, fregando quelli che a scuola la prendevano in giro perché era poco sveglia. Loro oggi sono tutti a nanna. E lei fa la ministra.
(Striscia di Fifo)
Segnalazioni
Video - Va tutto bene per la Gelmini ma i precari sono alla fame (da ilfattoquotidiano.it)
Sabina Guzzanti torna a L'Aquila per raccontare il post-terremoto - Dalle 20.45, proiezione di Draquila e dibattito. c/o Festa democratica della Cultura, Parco della Basilica di Collemaggio. Dalle 22, il dibattito sarà trasmesso in streaming su ilfattoquotidiano.it
"L'Italia in Presadiretta" - Il primo libro di Riccardo Iacona, dal 9 settembre in libreria (edizioni Chiarelettere).
Categorie: Informazione libera
9 settembre 2010 da Ines Tabusso
Gio, 09/09/2010 - 10:11
La Repubblica
9 settembre 2010
La legge bavaglio è scomparsa.
Sì alle audizioni sul processo breve
Liana Milella
Il Sole 24 Ore
9 settembre 2010
Via le intercettazioni, processo breve avanti piano
Donatella Stasio
Il pericolo del «rivotismo continuo»
Corriere della Sera
9 settembre 2010
Democrazia parlamentare (e diretta)
Populismo costituzionale
Giovanni Sartori
Lo spettacolo della politica italiana è caotico e disperante. In tanto caos l’unico punto fermo che ci resta è la Costituzione. Ma anche la nostra Costituzione viene sempre più «forzata» da letture che la distorcono…
Minestrone Riformista
Il Riformista
9 settembre 2010
Sbrigatevi a uscire dal guado
Ordine e politica. Il partito della «cacciata» ha cacciato dalla Festa del Pd Raffaele Bonanni. Dandogli del venduto alla Fiat, o qualcosa di simile. «Bonanni non parla più», hanno festeggiato i teppisti dopo aver conquistato il palco e lanciato qualche fumogeno.
L'avevamo scritto qualche giorno fa, quando la contestazione toccò a Schifani: la cosa si sta mettendo male, si è tornati a usare la prepotenza fisica per conquistare piazze e piazzette.
Oggi sicuramente qualcuno dirà che non c'è niente di male, che è la democrazia bellezza, che anche a Dublino e a Londra contestano Blair. Non fidatevi...
ilfattoquotidiano.it
Blog di Stefano Feltri
9 settembre 2010
I fischi a Bonanni diversi da quelli a Schifani
Il contesto è lo stesso, la festa del Pd a Torino, ma la contestazione a Raffaele Bonanni di ieri e i fischi a Renato Schifani di sabato scorso sono due cose diverse.
…Si può essere d’accordo o meno con i contestatori di Schifani. Ma si deve riconoscere che erano diversi da quelli che ieri hanno impedito l’intervento di Raffaele Bonanni. I primi sventolavano articoli di giornale, fotocopie, notizie alle quali ritenevano doveroso almeno un commento. I secondi hanno lanciato fumogeni. Stando ai primi resoconti, si è anche sfiorata la violenza vera…
...sabato scorso il punto non era affatto l’operato di Schifani da presidente del Senato ma il suo discutibile passato e il modo in cui il Pd lo legittimava.
Nessuno ha mai pensato di tirare le monetine a Bettino Craxi perché era un socialista, lo hanno fatto perché rubava.
Adesso, da destra e un po’ anche nel Pd, in molti cercheranno di sovrapporre i due eventi per invocare, come sempre, toni più pacati e anestetizzare un clima incandescente non certo soltanto per colpa dei fischiatori.
Ma c’è fischio e fischio.
Se questo e' un senatore a vita
Corriere della Sera
9 settembre 2010
«Ambrosoli? Se l'andava cercando»
La frase choc di Andreotti in tv sul legale ucciso nel centro di Milano nel '79
Stasera su Raidue alle 23,50 in onda la puntata di «La storia siamo noi» sull'omicidio
Sergio Bocconi
Corriere della Sera
9 settembre 2010
L’ambiguità del senatore che elogia ancora Sindona e non l’avvocato eroe
«Ambrosoli conosceva i rischi. Alla moglie scrisse: dovrai crescere tu i ragazzi nel rispetto verso il Paese»
Corrado Stajano
...C’è nel documentario una risposta di Giulio Andreotti a una domanda di Alberto Puoti, che fa sobbalzare chi cinico non è, disabituato alle pillole presidenziali di ambigua saggezza. «Perché Ambrosoli è stato ucciso?» domanda il giornalista. «Questo è difficile, non voglio sostituirmi alla polizia e ai giudici, certo è una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando».
Soltanto un caso di ordinaria imprudenza, quindi, un episodio da film all’italiana. Lo statista, il sette volte presidente del Consiglio, non fu prosciolto, al processo davanti alla Corte d’appello di Palermo nel 2003: il reato di associazione per delinquere fino alla primavera del 1980 fu semplicemente estinto per prescrizione, giudizio confermato dalla sentenza definitiva di legittimità della Corte di Cassazione, il 15 ottobre 2004...
I commenti
"Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno"
Corriere della Sera
24 giugno 2000 -
Romiti: sul caso Ambrosoli
Cuccia scrisse al giudice raccontando tutto.
Rischiava la vita ma non ci badò
Raffaella Polato
Corriere della Sera
25 giugno 2000
Cuccia e i giudici del caso Ambrosoli
Stajano e l' avvocato Crespi intervengono sulle dichiarazioni di Romiti
Paolo Foschini
Corriere della Sera
30 giugno 2000
Crespi
«Ecco la verità sul rapporto Cuccia-Ambrosoli»
Corriere della Sera
30 giugno 2000
«Cuccia disse: avverta il giudice»
Crespi: riferii subito le minacce che Sindona fece ad Ambrosoli
Sergio Bocconi
Corriere della Sera
1 luglio 2000
La lettera
«Ambrosoli, la nostra verità»
Dott. Ovilio Urbisci, Avv. Guido Viola
Corriere della Sera
2 luglio 2000
La lettera
«Caso Ambrosoli, risposta agli ex magistrati»
Alberto Crespi
Corriere della Sera
7 luglio 2000
«Io, le minacce ad Ambrosoli e il ruolo di Cuccia»
Parla il principale collaboratore del commissario liquidatore della Banca privata italiana. «L' incontro con Sindona fu riferito solo dopo l' omicidio»
Silvio Novembre, braccio destro dell' avvocato ucciso: «Hanno ragione i giudici. Ma lui rifiutò sempre la scorta»
Sergio Bocconi
Corriere della Sera
8 luglio 2000
La lettera
«Il caso Ambrosoli, Novembre e le informazioni ai giudici»
Alberto Crespi, giurista ed ex avvocato di Mediobanca
Categorie: Informazione libera
Minzolingua e il Kamasutra
Mer, 08/09/2010 - 16:37
da Il Fatto Quotidiano, 8 settembre 2010
A proposito della portata eversiva delle cronache dall’estero, giunge notizia delle furibonde polemiche suscitate a Londra dalla visita di Mark Thompson, direttore generale della Bbc, al numero 10 di Downing Street per incontrare il portavoce del premier Cameron. La stampa britannica, alla vista della foto che immortala il numero uno della tv pubblica entrare nella residenza del primo ministro, fa notare che “l’appuntamento è del tutto irrituale, inedito e molto preoccupante”. Nessuno infatti è riuscito a trovare qualche precedente del genere. Il leader laburista Miliband chiede alla Bbc di “fugare anche il più piccolo dubbio che la sua indipendenza editoriale sia stata compromessa”. E Thompson replica che “nell’incontro non è avvenuto nulla di compromettente per l’indipendenza della testata”. Tutto questo a Londra.
Ora fate un bel respiro, cercate di restare seri e pensate intensamente a Bruno Vespa e Augusto Minzolini, responsabili dell’informazione e approfondimento sulla prima rete della tv pubblica italiana. I due sono di casa a Palazzo Grazioli e nelle altre ville del Residente del Consiglio, ma questo è l’aspetto meno rilevante, anche se a Londra basterebbe a dare scandalo. Figurarsi che si direbbe di loro in un altro Paese se si sapesse che il primo pubblica i suoi libri per la casa editrice di B. (Mondadori) e il secondo ha tenuto per anni una rubrica su un settimanale edito da B. (Panorama) prima che B. lo nominasse direttore del Tg1 ad personam. Nessun giornale e nessun Pd ha chiesto ai vertici Rai di “fugare anche il più piccolo dubbio che la sua indipendenza editoriale sia stata compromessa”. Anche perché la richiesta andrebbe inoltrata a Masi, pure lui nominato da B. Masi del resto è occupatissimo: deve convincere Vespa a condurre il Festival di Sanremo con i colleghi Pippo Baudo, Emanuela Arcuri ed Elisabetta Canalis. Ma l’insetto fa il ritroso e non ha ancora sciolto la riserva: dipenderà dai décolleté della Arcuri e della Canalis, viste le tempeste ormonali senili che già lo colpirono in una celebre puntata di Porta a Porta dedicata ai seni siliconati e che sono riesplose l’altra sera al premio Campiello, quando lo sguardo lubrico dell’anziano satiro maculato si è posato sulle grazie di una giovane scrittrice trattata da velina.
In compenso la Rai seguita a ignorare le clamorose novità della politica, regalando praterie inesplorate a La7 di Mentana che ha quadruplicato gli ascolti con un vecchio e subdolo trucco sconosciuto al servizietto pubblico: dare le notizie (poi, certo, non vedere più la faccia e le camicie di Piroso aiuta). L’altra sera, mentre La7 seguiva passo passo la svolta di Fini e la crisi del governo B, l’insetto mandava in onda uno speciale Porta a Porta dedicato a Fiorello e alla sua signora.
Minzolingua invece sperimentava la nuova par condicio preelettorale facendo commentare il discorso di Fini a Gasparri e a Cicchitto, l’uno in rappresentanza del Pdl, l’altro della P2 (mancavano purtroppo i delegati della P3, trattenuti da un legittimo impedimento: sono tutti in galera). Ieri poi, vedendo B. in stato confusionale, gli ha dato la linea con un sapido editoriale dei suoi. Contro Fini, chi l’avrebbe mai detto (c’era pure La Russa, per par condicio). “Io – spiegava l’altro giorno Scodinzolini a Libero – cerco di fare un tg equilibrato, che dà spazio a tutti. I numeri sono abbastanza chiari”. Infatti il Tg1 perde ascolti a rotta di collo. “Io – proseguiva il fine umorista – ho dato un’anima al Tg1 e non sono affatto fazioso, ma pluralista, avendo come interlocutore il Paese”. Niente di meno. Infatti “abbiamo intervistato Bersani e anche Epifani”. Roba forte. E, beninteso, “quando non sarò d’accordo col premier lo dirò chiaramente”. Gliele canterà chiare. Ma già “in questi mesi abbiamo dimostrato di saper andare controcorrente, prendendo posizioni scomode”. Quasi tutte quelle del Kamasutra, ma soprattutto una: B. sopra e lui sotto.
(Vignetta di Natangelo)
Segnalazioni
Gran Bretagna: accuse al direttore della Bcc per la visita a Downogn Street - dalla Rassegna stampa a cura di Ines Tabusso
Video - Minzolini “travestito” da Berlusconi invade il Tg1: “Elezioni subito” (da ilfattoquotidiano.it)
L'orsacchiotto, il triangolo e l'Europa - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org
W il ponte - Ucuntu n.85 del 5 settembre 2010
Il primo compleanno di Il Fatto Quotidiano - Dal 10 al 12 settembe a Marina di Pietrasanta (Lucca). Il programma della festa
Spezzano della Sila (Cs), 19 settembre, ore 18.30 - Incontro con Marco Travaglio nell'ambito della rassegna "Satira e libertà d'informazione", curata da Curzio Maltese. C/o anfiteatro del centro visite, parco nazionale della Sila.
Categorie: Informazione libera
8 settembre 2010 da Ines Tabusso
Mer, 08/09/2010 - 10:45La Repubblica
8 settembre 2010
Intervista a Gustavo Zagrebelsky
“Il Porcellum ha trasformato la democrazia in oligarchia
cancelliamo quest’aberrazione”
Liana Milella
"Il viaggio" di Tony Blair alla sezione 'Crimine'
Più di 10.000 hanno già aderito all'azione non violenta
Blogs.Independent
Wednesday, 8 September 2010 at 2:37 pm
Tony Blair’s journey to the crime section
By Matilda Battersby
Cancellato anche il party privato alla Tate Modern per il lancio del libro di Tony Blair: troppo alte le probabilita' di attirare altri tipi di lanci.
Meglio il divano di ITV
guardian.co.uk
Wednesday 8 September 2010 11.03 BST
Tony Blair book launch party cancelled
Party to celebrate publication of former PM's autobiography, A Journey, is cancelled after anti-war campaigners prepared to stage demonstrations
Hélène Mulholland and agencies
"...Instead of today's book signing, Blair opted for an appearance on ITV's This Morning sofa with Phillip Schofield and Holly Willoughby to talk about his book..."
Naturalmente il ricevimento e' stato rimandato solo per risparmiare ad amici e familiari (avvisati fin da ieri) di trovarsi in una situazione imbarazzante che avrebbe potuto spaventarli:
TheBookseller.com
News
Blair book party "postponed"
08.09.10 | Benedicte Page
…Guests were informed of the cancellation yesterday. Cornerstone publicity director said the event was "postponed because he [Blair] did not want to put guests through the unpleasant consequences of the actions of demonstrators on what should have been an enjoyable evening for friends and family".
Speaking on ITV's "This Morning" today, Blair said: "It is sad in a way because you should have the right to sign books or see your friends if you want to. But it was going to cause so much hassle. The people at the party tonight are friends - and some of them are not political at all. I don't mind going through protesters - I have lived with that all my political life. But for other people it can be a bit unpleasant and frightening." The party would go ahead at some stage as a thank-you to the people who had helped produce the memoir, he said...
Soddisfazione di "Stop the War" che sospende la manifestazione
URGENT: Blair runs away from democratic protest
Stop the War's protest at Tate Modern cancelled
Lettera al Guardian
La Tate Modern, una delle più importanti istituzioni culturali del mondo, non e' il posto giusto per ospitare la presentazione del libro di memorie di un personaggio controverso come Blair
The Guardian,
Wednesday 8 September 2010
Letters
We are very concerned to hear that Tate Modern will host a party for Tony Blair today, 8 September, at which he will promote his memoirs. Tate Modern is a public building with a deserved reputation for being one of the most important cultural institutions in the world, exhibiting work of the highest artistic quality. Mr Blair is widely held to be incriminated in war crimes and a majority of the British public believe he lied to parliament to take Britain into the illegal Iraq war. It is disgraceful that the Tate is being used for this purpose and we urge the gallery, even at this late stage, to reconsider its decision to host this event.
Tracey Emin, Brian Eno, Katharine Hamnett, Vivienne Westwood, Robert Montgomery, Gigi Giannuzzi, David Fryer, Cat Phillipps, Sami Ramadani, David Gentleman, Lindsey German, Andrew Burgin
Il Sole 24 Ore
8 settembre 2010
L'Europa chiede processi efficaci, non ingabbiati
Donatella Stasio a colloquio con Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa
8 settembre 2010
Inamovibile per liberarlo dai ricatti
Michele Ainis
L’ennesima zuffa tra i poteri dello Stato ha un antefatto più remoto del discorso pronunziato da Gianfranco Fini a Mirabello. Trae origine dalla voracità dei partiti politici italiani, il cui appetito - in questa seconda Repubblica, ancor più che nella prima - ormai supera quello di Pantagruel. E allora facciamo un esercizio storico, dato che la memoria non è precisamente la nostra qualità migliore.
Ai tempi della Democrazia Cristiana, Montecitorio veniva offerto in appannaggio a un esponente dell’opposizione: vi si avvicendarono Ingrao, la Iotti (rimasta in sella 13 anni di fila, un record), Napolitano. Nel 1994, con il successo elettorale di Silvio Berlusconi, la seconda Repubblica riceve il suo battesimo, e a quel punto la nuova maggioranza occupa tutti i posti in tavola, compresa la poltrona di Montecitorio. La sinistra strepita, ma nel 1996 - quando arriva il suo momento - s’adegua volentieri: così Violante subentra alla Pivetti. E però non basta, il cibo sul piatto non è mai abbastanza. Dal 2001 in poi la presidenza della Camera entra negli accordi elettorali, tant’è che regolarmente vi s’insedia - in cambio d’uno o due ministri in meno - il leader del secondo partito della coalizione vittoriosa: Casini, poi Bertinotti e adesso Fini. Una nuova convenzione, accettata (o meglio digerita) sia a destra che a sinistra.
Dice: ma Fini fa politica, si comporta da capopartito. E che, non lo sapevi quando l’hai votato? Ri-dice: ma la politica di Fini è una requisitoria contro l’operato del governo. E quale mai sarebbe la notizia? Nel dicembre 2007 Bertinotti paragonò il gabinetto Prodi a Vincenzo Cardarelli, «il più grande poeta morente»; e per sovrapprezzo aggiunse che quell’esperienza di governo era stata un fallimento. Eppure nessuno chiese la sua testa, nessuno pensò di scomodare addirittura il Quirinale, come s’accingono a fare Bossi e Berlusconi. E Napolitano? Secondo loro è il nuovo Erode, deve saziarne l’appetito offrendogli la testa di san Gianfranco decollato. Siccome non può farlo (il Capo dello Stato non gestisce le assemblee parlamentari, altrimenti andrebbe a farsi friggere la separazione dei poteri), c’è il rischio che domani qualche Salomè delusa pretenda pure la sua testa.
Ecco infatti dove ci ha condotto la bulimia dei partiti: a una rissa permanente fra i vari commensali. Sarebbe stato meglio lasciare in piedi la vecchia regola non scritta, consegnando Montecitorio all’opposizione; non è andata così, e allora per venirne fuori dobbiamo chiedere soccorso alla regola scritta. È giusta la pretesa che il presidente della Camera sia allineato come un soldatino al presidente del Consiglio? No, è un fossile giuridico. Andava così nell’Ottocento, quando il primo si dimetteva contemporaneamente alla caduta del governo (Biancheri nel 1876, Farini nel 1879, e via elencando), o quando si dimetteva il presidente del Consiglio se la Camera bocciava il suo candidato (Menabrea nel 1869, De Pretis nel 1878, Zanardelli nel 1902). Ma già da Crispi in poi il presidente della Camera non vota, per marcare la propria distanza dal governo. Diventa un organo imparziale, nel quale si rispecchia l’intera assemblea. E siccome il Parlamento ha una funzione di controllo sull’esecutivo, il suo presidente finisce giocoforza per esercitarsi in un ruolo dialettico, anche a costo d’alzare un po’ la voce. Da qui le rampogne di Ingrao contro il governo Andreotti (gennaio 1977), quelle di Nilde Iotti contro il governo De Mita (marzo 1989), giù giù fino all’altro ieri.
A questo punto tuttavia s’affaccia la seconda imputazione a carico del presidente Fini: non rappresenti il governo (e va bene), ma neppure più la Camera. È il capo d’accusa più insidioso, perché ne revoca in dubbio l’autorità, la legittimazione. Sennonché questo processo non si può celebrare, dato che i regolamenti parlamentari escludono la mozione di sfiducia verso il presidente d’assemblea. Lo fanno per liberarlo dai ricatti della maggioranza, per renderlo appunto indipendente, e perciò imparziale. Magari non sarà una buona regola, ma intanto abbiamo questa. Domanda: e se invece Fini fosse messo ai voti? Con l’aria che tira, per Berlusconi c’è il concreto rischio che un’altra maggioranza gli rinnovi la fiducia. Autogol.
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Se il Pd sceglie Schifani
Mar, 07/09/2010 - 17:26
da www.ilfattoquotidiano.it, 5 settembre 2010
È sbagliato paragonare agli “squadristi” i cittadini che hanno rumorosamente contestato la presenza di Renato Schifani alla festa del PD. Ieri a Torino, chi ha tentato di partecipare al dibattito pubblico tra il presidente del Senato e Piero Fassino, senza però poterlo fare a causa del servizio d’ordine, era infatti spinto non solo da una perfettamente legittima e democratica indignazione. A convincerlo alla protesta c’era pure un altro desiderio. Porre delle domande e avere delle spiegazioni. Ottenere dei chiarimenti sul passato della seconda carica dello Stato e sul tipo di attività professionale da lui svolta in favore di personaggi legati a Cosa Nostra.
Nell’ultimo anno, del resto, sebbene sul conto di Schifani siano emersi interrogativi di ogni tipo, nessuno in Parlamento ha detto una parola. Il Fatto Quotidiano, assieme a pochi altri, con un duro lavoro d’inchiesta ha ricostruito parte della sua carriera di avvocato civilista e di affari. Ha fornito un primo elenco dei suoi assistiti, i cui nomi erano fin qui rimasti segreti. E ha avanzato un quesito squisitamente politico: per il buon nome delle istituzioni è un bene o un male avere alla testa di Palazzo Madama un uomo che oggi si scopre aver fornito consulenze all’imprenditoria considerata mafiosa? È ovvio che gli eventuali aspetti penali della vita di Schifani siano di competenza della magistratura. In Parlamento non si può e non si deve discutere delle dichiarazioni, ancora da verificare, dei pentiti (Spatuzza e Campanella). Si può, e si deve, invece, discutere di fatti.
In ogni democrazia che si rispetti il primo potere di controllo su ciò che accade nelle istituzioni e sul loro decoro non è né dei giornali, né dei giudici, ma delle opposizioni. Il Partito Democratico sul caso Schifani (e su molti altri), però non lo ha esercitato. E continua a non esercitarlo. Invitare alla propria festa il presidente del Senato, senza prima avergli domandato di chiarire tutto, magari rendendo nota la lista completa della sua discutibile clientela e dell’attività di consulenza legale e paralegale svolta per essa, vuol dire non capire ciò che chiedono gli elettori. E soprattutto vuol dire venir meno a un proprio dovere. Perché i cittadini leggono, s’informano sul Web, e domandano di essere rappresentati. Non farlo, per la democrazia, è molto più grave di qualche fischio e urlo indirizzato, non verso un avversario politico, ma contro chi ostinatamente siede ai vertici delle istituzioni rifiutando la trasparenza.
(Vignetta di Bandanax)
Segnalazioni
Video - Travaglio vs Feltri sulle inchieste su Schifani
Categorie: Informazione libera
7 settembre 2010 da Ines Tabusso
Mar, 07/09/2010 - 16:16noisefromamerika.org
E se si votasse?
di Sandro Brusco,
6 Settembre 2010
La Camera
7 Settembre 2010
Il Senato
Corriere della Sera
4 settembre 2010
Gran Bretagna
Accuse al direttore della Bbc per la visita a Downing Street
Miliband: a rischio l' indipendenza della tv
Monica Ricci Sargentini
Ha scatenato un putiferio la visita del direttore generale della Bbc a Downing Street. Mark Thompson è stato fotografato mentre entrava nella residenza del primo ministro per un incontro con Steve Hilton, il direttore della strategia per il governo Cameron. Tema della riunione: il modo in cui la televisione di Stato avrebbe coperto i tagli alla spesa decisi dal governo. Apriti cielo. Ed Miliband, uno dei candidati a guidare il Labour Party, ha definito l' appuntamento «molto preoccupante» e del tutto irrituale, mai avvenuto durante i precedenti governi. E il ministro ombra della cultura Ben Bradshaw ha immediatamente chiesto spiegazioni a Thompson: «Visto l' assalto sistematico che i conservatori hanno riservato alla Bbc quando erano all' opposizione e le minacce di tagli alla tassa di concessione, sono sicuro che anche lei concorderà su quanto sia fondamentale fugare anche il più piccolo dubbio che l' indipendenza editoriale della Bbc possa essere stata compromessa». Il sospetto è che i responsabili della televisione abbiano voluto blandire Cameron concordando servizi e interviste, compresa l' apparizione in tv di membri del governo del calibro di Clegg e Osborne che saranno chiamati a spiegare ai telespettatori i tagli al settore pubblico. Il direttore generale ha però smentito qualsiasi pressione: «Sono lieto di assicurarle - ha scritto a Bradshaw - che durante l' incontro non è avvenuto nulla che possa essere interpretato come compromettente per l' indipendenza della Bbc. Il meeting era stato deciso mesi fa e non è per nulla inusuale». Una dichiarazione di imparzialità che lascia molti dubbi. Thompson, infatti, non ha precisato quando avrebbe avuto riunioni simili con lo staff del governo Brown. In più, qualche giorno fa lo stesso direttore generale, in un' intervista al New Statesman, aveva ammesso che in passato la Bbc era stata sicuramente faziosa. «Quando sono entrato in azienda 30 anni fa, in termini anche dell' orientamento del personale, c'era un forte legame con la sinistra. Ora, però, siamo una chiesa molto più ampia».
Corriere della Sera
7 settembre 2010
Scritte sui muri e proteste
Ma Dell'Utri riesce a parlare
Boicottata a Parolario, la conferenza si è svolta nella sede di un quotidiano
Centro blindato per la presentazione dei «Diari».
Manifestazione dei giovani di sinistra e Forza Nuova
Claudio Del Frate
Il Giornale
7 settembre 2010
Alla fine Dell’Utri riesce a parlare e presentare i diari di Mussolini
di Guido Mattioni
Corriere della Sera
7 settembre 2010
Londra "vietata" a Blair
Vincono i contestatori
Paola De carolis
Corriere della Sera
7 settembre 2010
Perché odiano tanto Tony Blair e corrono a comperare il suo libro
Guido Santevecchi
la Repubblica
7 settembre 2010
Blair si arrende: stop alla presentazione del libro
Enrico Franceschini
Vedi:
- La presentazione del movimento "letterario" -Subversively move Tony Blair's memoirs to the crime section in book shops- ("Andate in libreria e spostate le memorie di Tony Blair nella sezione "Crimine") su Facebook
- La dichiarazione di Tony Blair sul suo sito
- Il comunicato di "Stop the War"
- Le notizie da "The Bookseller"
BBC News
7 September 2010
Blair and other ex-PMs 'must help fund protection'
Tony Blair and other former prime ministers should pay towards their police protection, a Labour MP says.
Roger Godsiff has tabled a Commons motion calling for an "urgent review" of security funding for ex-PMs who make money from "commercial activities".
...Without naming Mr Blair specifically, Mr Godsiff's motion says "former politicians should pay towards the cost of their own police protection when they receive income from commercial activities when they are accompanied by bodyguards paid for by the UK taxpayer".
The motion is also signed by Labour MP John McDonnell, who unsuccessfully attempted to run against Gordon Brown when Mr Blair stepped down as prime minister and party leader in 2007...
noisefromamerika.org
6 Settembre 2010
Fischi e fiaschi [e commenti]
di marco boninu e michele boldrin
I fischi sono quelli dei grillini e del popolo viola che abbiamo sentito alla festa del PD. I fiaschi sono l'esito di questo modo di fare politica: la deriva reazionaria e l'ulteriore imbarbarimento della vita politica e sociale italiana. L'opposto, cioé, di quanto abbiamo bisogno
…La libertà di parola vale per tutti, punto. L'argomento è lapalissiano, ma la "sinistra alternativa" italiana sembra non capirlo.
Non lo capiscono, in particolare, a Il Fatto che si dedica alla continua apologia di questo "mobbing organizzato" contro i riprovevoli soggetti che sono ora al governo del paese. Riprovevoli soggetti e probabilmente anche delinquenti, sia chiaro, ma con il diritto di parola. Antonio Padellaro, Marco Travaglio e tanti altri sembrano non cogliere questa banalità. E fanno molto male, perché così facendo danneggiano tutti e soprattutto loro stessi o la parte che sembrano voler appoggiare. Di certo danneggiano noi. Fra non molto si renderanno conto d'aver danneggiato anche se stessi, massimizzando le vendite nel breve periodo ...
I commenti
Il Manifesto
7 settembre 2010
Così muore un italiano
Aveva tolto il porto ai privati, combatteva l'abusivismo e le speculazioni, sosteneva Slow Food e non gradiva nemmeno le cicche di sigaretta per strada. Angelo Vassallo, sindaco-pescatore di Pollica nel Cilento, era il simbolo di un'altra Campania possibile. Dava fastidio, è stato massacrato...
la Repubblica
7 settembre 2010
L'analisi
Lo scandalo della democrazia
di Roberto Saviano
Due pistole che sparano, le pallottole che colpiscono al petto, un agguato che sembra essere anche un messaggio. Così uccidono i clan. Così hanno ucciso Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, in provincia di Salerno. Si muore quando si è soli, e lui - alla guida di una lista civica - si opponeva alle licenze edilizie, al cemento che in Cilento dilaga a scapito di una magnifica bellezza. Ma Angelo Vassallo rischia di morire per un giorno soltanto e di essere subito dimenticato.
Come se fosse normale, fisiologico per un sindaco del meridione essere vittima dei clan. E invece è uno scandalo della democrazia...
Il Manifesto
7 settembre 2010
La frontiera di un sindaco di sinistra
di Luigi De Magistris
Bersaglio mobile che deve essere freddato a colpi d'arma da fuoco. Per punirlo, ma anche per inviare un messaggio a quanti decidono di amministrare la cosa pubblica nel solo interesse dei cittadini, contrastando la rapacità dei clan...
La Stampa
7 settembre 2010
Sindaco ucciso, l'accusa del fratello:
"Mi parlò di forze dell'ordine colluse"
La Stampa
7 settembre 2010
«Ha detto un no di troppo:
per questo lo hanno ammazzato»
Guido Ruotolo
La Stampa
7 settembre 2010
Il lettore che dirige i giornali
Vittorio Sabadin
Molti giornalisti ed editori cominciano a pensare che c’è un modo semplice per aumentare le tirature e raccogliere più pubblicità: pubblicare finalmente quello che vogliono i lettori. Ma il direttore del «New York Times», Bill Keller, non è d’accordo: «Il nostro giornale - ha detto - non sarà mai un reality show».
Sapere che cosa vogliono i lettori non è complicato, nell’era di Internet. Basta contare quanti utenti si sono soffermati su di un argomento consultando le pagine web del giornale per avere una classifica delle loro preferenze. Alcune redazioni hanno cominciato a prendere queste statistiche, così immediate e facilmente realizzabili, molto sul serio. La riunione del mattino al «Wall Street Journal» comincia con l’elenco degli argomenti che hanno generato più traffico su wsj.com, e al centro della redazione del «Washington Post» un gigantesco tabellone luminoso indica come sta andando la lettura degli articoli sulla versione web del quotidiano.
In fondo che male c’è? Ogni industria vuole sapere come vengono giudicati i suoi prodotti dal pubblico ed è pronta ad accoglierne i suggerimenti. Ma l’industria dei giornali ha caratteristiche diverse, ha spiegato Bill Keller, in polemica con i rivali del «Wall Street Journal». «Noi non permettiamo alle statistiche - ha detto - di dettarci l’agenda della giornata, perché pensiamo che i lettori vengono da noi per conoscere il nostro giudizio sugli avvenimenti, non il giudizio della folla». Anche Jean-Marie Colombani, quando era direttore di «Le Monde», ripeteva che il compito dei giornali è quello di fare riflettere l’opinione pubblica, non di seguirla. Un quotidiano deve esprimere i suoi punti di vista sulle cose del mondo e creare un legame con lettori che ne apprezzino la qualità e la serietà anche quando non sono d’accordo con quello che leggono.
Dare retta alle preferenze espresse online può essere fuorviante e pericoloso. Il «Washington Post» ha fatto un’ottima copertura delle elezioni in Inghilterra, che hanno ricevuto pochissima attenzione dai suoi utenti web. La maggiore quantità di traffico è stata invece generata da un servizio sulle ciabatte di gomma Crocs. Il «Post», per fortuna, non ha richiamato i suoi inviati da Londra per concentrarli sulle ciabatte. A dare retta alle classifiche di quello che si guarda di più online, bisognerebbe infatti destinare maggiori risorse alle sfilate di Victoria’s Secret, ai reality show o alla copertura delle storie d’amore delle celebrità, sottraendole alla politica e all’economia.
Qualcuno l’ha già fatto. Dovendo affrontare le conseguenze di una riduzione del personale di circa il 50 per cento, la redazione web del «Los Angeles Times» ha impiegato i pochi giornalisti rimasti sugli argomenti che i lettori seguivano di più, tralasciando gli altri. Gli esperti del settore editoriale ritengono che i giornali rischino di fare la stessa fine della televisione generalista, che da quando ha cominciato a misurare il gradimento dei programmi è progressivamente peggiorata. Lo stesso è accaduto alla politica, in particolar modo in Italia: l’ossessione dei sondaggi fa in modo che chi deve governare segua il sentire comune, invece che fare scelte che comportino l’assunzione di responsabilità e magari l’impopolarità.
La tentazione offerta dalle nuove tecnologie è molto forte. Internet permette non solo di sapere quali argomenti vengono preferiti, ma anche quanta attenzione hanno generato sulla pubblicità che li accompagna. Alle prese con una crisi davvero seria, molti amministratori di giornali stanno facendo un po’ di ragionamenti sui vantaggi del dare retta alla folla. In fondo, fare soldi con l’informazione non è difficile. E’ più difficile salvare il giornalismo.
Categorie: Informazione libera
6 settembre 2010 da Ines Tabusso
Lun, 06/09/2010 - 18:01lastampa.it
4/9/2010
Ricordi
di Mattia Feltri
Silvio Berlusconi come sarà ricordato? Come uno statista? Come un furfante al comando? Come l’uomo del bipolarismo? Come l’uomo degli insanabili contrasti? Come un imprenditore prestato alla politica? Come un mafioso infiltrato nella politica? Come un corrotto inquinatore della politica? Come il leader che riunì la destra? Come il leader che divise la destra? Come il premier che amava gli italiani? Come il premier che amava soltanto le italiane? Come il presidente che vinceva la Coppa dei Campioni? Come il presidente che vinceva le elezioni? Come il peggiore di tutti? Come il peggiore di tutti tranne gli altri? Come uno incapace di pensare al prossimo? Come uno incapace di farsi gli affari propri? ...No, l’ultima no...
la Repubblica
6 settembre 2010
Processo breve?
Davigo: «Mi pare che sia già passato di moda»
Giovanni Pons
Corriere della Sera
6 settembre 2010
“Troppi avvocati”.
Davigo convince Alfano.
Dario Di Vico
Corriere della Sera
6 settembre 2010
Arlacchi lascia l'IDV
"Di Pietro insegue Grillo e fa il cattivo maestro
Sbagliato zittire Schifani"
Angela Frenda
Il Giornale
6 settembre 2010
Lo strappo di Mirabello
Di Pietro gela la sinistra amica dell'ex capo di An
Gian Maria De Francesco
L'Unita'
6 settembre 2010
Se ritorna la politica
Concita de Gregorio
la Repubblica
6 settembre 2010
L'ira di Berlusconi sul Colle:
Scorretto, non doveva intervenire
Il Cavaliere ora teme lo scenario del '94, una soluzione "alla Dini". Irritazione per la scelta dell'intervista all'Unità: "Proprio il giornale che mi denigra sempre". Su Fini: "La storia della casa gli ha tolto la maschera, perderà anche la poltrona"
di Carmelo Lopapa
la Repubblica
6 settembre 2010
L'ira di Berlusconi: allora elezioni subito
di Francesco Bei
la Repubblica
6 settembre 2010
Un'altra destra
di Massimo Giannini
Corriere della Sera
6 settembre 2010
Il cofondatore e la rete di alleanze
"utili per aprire una fase nuova"
di Francesco Verderami
Corriere della Sera
6 settembre 2010
A Mirabello Gianfranco "batte" Almirante
Tornano in piazza le bandiere di An
di Fabrizio Roncone
Il Giornale
6 settembre 2010
Le infamie dI Fini
Alessandro Sallusti
Libero
6 settembre 2010
Il grande ipocrita
Maurizio Belpietro
Categorie: Informazione libera
Liberi fischi in libero Stato
Lun, 06/09/2010 - 12:30
Testo:
Buongiorno a tutti, mi scuso ma oggi parliamo, a vario titolo, ancora della seconda e della terza carica dello Stato. Cominciamo dalla terza che ieri ha parlato ha Mirabello, in Provincia di Ferrara, non ha detto cose sensazionali. Ascoltate da noi non sono cose sensazionali, sono cose che sappiamo e ci diciamo dal 1994, quando Berlusconi entrò in politica, mi venivano in mente gli articoli di Montanelli del 1993, addirittura poco prima che Berlusconi entrasse in politica, ma Montanelli già l’aveva saputo, nei quali si diceva cos’è la destra, cosa dovrebbe essere la destra e si prevedeva cosa sarebbe stata quella che Montanelli chiamava questa truffa, questa patacca di destra che Berlusconi aveva in mente.
Buongiorno, Fini
Tutte le previsioni di Montanelli si sono avverate, la destra è diventata quella roba che Fini ieri ha descritto, peccato che Fini ne abbia fatto parte fino a ieri e questo è il punto di maggiore debolezza dell’intervento di Fini, che però ha un pregio, quello di avere preso atto sia pure con notevole ritardo, della necessità che anche in Italia nasca una destra normale e il fatto stesso che lui si sia preso la scena in una piazza molto piena come quella di Mirabello e abbia potuto grazie ai siti Internet, grazie a La Sette che ha trasmesso in diretta il suo discorso, abbia potuto descrivere come potrebbe essere una destra diversa, è un fatto in sé importantissimo.
Perché per la prima volta si è sbriciolato il monolite che da 17 anni chiamiamo destra e che prevedeva un solo uomo al comando, anzi al telecomando, come diceva Enzo Biagi e tutti gli altri dietro a fargli da camerieri a leccargli i piedi, da ieri c’è un altro punto di riferimento per chi è di destra e è un punto di riferimento inconciliabile con il berlusconismo se non in quella formula che in politichese Fini ha chiamato il patto di legislatura per evitare il trauma delle elezioni anticipate, elezioni che tra l’altro si terrebbero se si facessero molto presto con la stessa legge elettorale con cui abbiamo tenuto le ultime due di elezioni.
La legge elettorale che lui stesso ha votato anche se ieri ha avuto almeno il buongusto di dire che fu un errore votarla, mentre invece avete visto che i leghisti che quella legge che avete concepito con Calderoli, dopo che Calderoli l’aveva definita porcata, continuano a difenderla e continuano a dire che non bisogna cambiarla, quindi con una legge elettorale così è evidente che le elezioni sarebbero truccate, nel senso che i partiti continuerebbero a portare in Parlamento chi vogliono i loro segretari.
La nuova destra che Fini ha delineato è una destra che fa politica, forse è questo l’aspetto che avrà colpito di più ieri, soprattutto quelli che si sentono di destra, sentire un leader della destra che non parla dei suoi processi e delle sue aziende perché non ha né precisi, né aziende, quindi può dedicarsi a parlare, per ora ne ha solo parlato, non è che li ha risolti, parlare dei problemi e quindi i problemi li conosciamo benissimo, è un elenco di ovvietà dalla questione sociale alla questione dell’opposizione, al rapporto tra nord e sud, i costi del federalismo, la politica della scuola, della cultura, la politica estera, reduce dalle sceneggiate come le ha chiamate Fini dei genuflessi al gaglioffone Gheddafi, giustizia e tutto quanto, dimentico sicuramente cose importanti.
Se l’è presa con 3 o 4 Ministri chiave, anche se ne ha nominato solo uno Fini, se l’è presa con i tagli “'n do coio coio” che sono andati a devastare la scuola, quindi se l’è presa con la Gelmini e con il suo mandante che è Tremonti, se l’è presa con i tagli indiscriminati alla cultura e se l’è presa con Bondi e con il suo mandante, Tremonti, se l’è presa con gli scappellamenti a Gheddafi e quindi con quella specie di cameriere ridens che si fa passare per Ministro degli Esteri Frattini, evidentemente se l’è presa con la politica giudiziaria e quindi con Alfano e con il suo mandante, Ghedini definito il Dott. Stranamore che sembra avere sempre risolto i problemi del Cavaliere invece non è mai riuscito a risolverli, ma in compenso ha ispirato leggi che stanno, mentre parliamo, continuando a fare danni devastanti.
Quindi questo patto di legislatura lascia il tempo che trova, si capisce benissimo che i due, come scrive qualche giornale stamattina non sono separati in casa, ma sono divorziati in casa, Fini è stato molto astuto perché mentre sfregiava a rasoiate il Sacro volto e il corpo mistico di mister B, lasciava a lui la responsabilità della rottura, accusava lui di avere tradito il programma elettorale e sfidava lui a decidere se nascerà o non nascerà questo nuovo partito di futuro e libertà perché spetterà a Berlusconi, a questo punto, rimasto con il cerino in mano, decidere se revocare l’espulsione di Fini e dei finiani nel qual caso potrebbe anche darsi che riescano a restare insieme per qualche altro mese, o se invece confermarla, nel qual caso è evidente che non si può espellere qualcuno e poi pretendere che resti senza partito, dovrà per forza fondarlo, ma è ovvio che la responsabilità sarà di Berlusconi e quando Fini dice: siamo disposti a votare per i 5 punti del nuovo programma, ma prima vogliamo vedere cosa nascondono i 5 titoli di questi 5 punti, a cominciare dal vedere cosa vuole dire riforma della giustizia, è evidente che Fini non prende a scatola chiusa i 5 punti e quindi Berlusconi ha già fatto sapere che i 5 punti non sono negoziabili, nel senso che sa lui quello che vogliono dire e pretende dagli altri fedeltà a prescindere a scatola chiusa.
Si è avviato un percorso che ci porterà a votare molto probabilmente in primavera se non prima e è molto importante quello che è successo non perché qualcuno si debba innamorare di Fini, non perché qualcuno debba credere a prescindere senza andare a vedere che Fini riuscirà a fare quello che dice di voler fare, la nuova destra che ha in mente l’abbiamo capita, l’ha spiegata bene, anche perché è un oratore capace, in gamba, tagliente, abbastanza sereno, sarcastico, ma avrà la classe dirigente adeguata per realizzare quello che dice di voler fare? Questa è la domanda, quando si vedono certi colonnelli finiani come Fabio Granata, come Angela Napoli, come Flavia Perina e come altri si direbbe quasi di sì, quando si vedono dei giovani intellettuali come Filippo Rossi e il Club di Fare Futuro si direbbe di sì, quando poi si vedono i Bocchino, gli Urso e altri si direbbe di no, vedremo, ma intanto è importante il fatto che per la prima volta il monolite è sbriciolato e la destra non parla più con una sola voce, sempre la solita di processi e di televisioni, ma parla anche… adesso c’è anche un’altra destra che si incammina e quindi per chiunque in Italia di destra, di centro, di sinistra, apatico, abulico, agnostico, apolide è comunque un fatto importante, per la prima volta a destra cambia qualcosa dopo 17 anni di satrapia incontrastata e numericamente cambia qualcosa perché due anni fa Berlusconi aveva la più ampia maggioranza mai vista nella storia repubblicana, adesso non ha più la maggioranza alla Camera e rischia di perderla al Senato se vengono via uno o due senatori ancora oltre ai 10 che sono già usciti dal Pdl per aderire al popolo di Futuro e Libertà, quindi è ovvio che piaccia o non piaccia quello che sta succedendo è una novità.
Dove ci porterà non lo sappiamo, ma almeno il fatto che si possa intravedere in lontananza un qualcosa di simile a una destra normale che parla di politica e fa politica invece di parlare di affari e di fare affari, non può che essere accolto con soddisfazione da tutti quelli che hanno a cuore l’Italia perché una democrazia si regge quando c’è una destra, una sinistra, una politica normale, fatte da gente che di quello si occupa, poi ciascuno voterà come gli pare naturalmente, ma credo che anche chi è di sinistra o anche chi guarda con favore alle liste Cinque Stelle o a chi non va a votare, comunque non può che essere soddisfatto nel vedere che la destra non è più Mediaset e basta, non è più la Standa e basta, non è più Mediolanum e basta, ma è un gruppo di persone che per quanto discutibili, comunque vogliono fare politica e non vogliono salvarsi dai processi, altrimenti sarebbero rimasti con quello che fa gli affari e che vuole salvarsi dai processi.
Chiusa la parentesi iniziale su Fini anche perché è tutto da vedere, merita che si vada a vedere cosa farà, questo è il credito che si è guadagnato ieri con questo discorso buono anche se molto tardivo. Apro una parentesi nella parentesi che conteneva anche una notevole inesattezza, capisco che Fini non voglia dare a Berlusconi il pretesto di dire che Fini vuole liberarsi di lui per via giudiziaria, già hanno attribuito a Fini, a causa di quel fuori onda con quel Magistrato, Procuratore di Pescara, Trifoggi in cui Fini diceva semplicemente che le accuse di Spatuzza erano una bomba atomica e che andavano verificate, però l’hanno tradotto che Fini sperava che Berlusconi venisse condannato in base a quelle accuse e che quindi Fini sarebbe uno che aspetta sulla riva del fiume che passi il cadavere di Berlusconi perforato da proiettili di tipo giudiziario e quindi questo alibi Fini non gliel’ha voluto dare e ha detto: noi abbiamo favorevoli a uno scudo che però riguardi solo lui, non quindi al processo cosiddetto breve e non quindi a altre norme che devasterebbero l’intero sistema giudiziario per salvare Berlusconi da due processi.
Dicendo questo ha detto una cosa non vera, ha raccontato una balla e cioè ha detto che il lodo Alfano costituzionale sarebbe una legge che avvicinerebbe l’Italia a altri paesi europei dove già sarebbero protette le cariche di governo per consentire a chi governa, di governare sereno, intanto Berlusconi da due anni, da quando c’è stato il lodo Alfano, poi bocciato e sostituito con legittimo impedimento ha i processi congelati, non si può dire che in questi due anni sia stato disturbato dai suoi processi perché non c’è stata una sola udienza nella quale lui abbia dovuto comparire in questi due anni, eppure i risultati sono quelli che ha illustrato Fini ieri, un governo che non ha rispettato il suo programma, che non ha fatto niente di ciò per cui era stato votato quindi un non governo, un non Pdl, non certo per colpa dei processi, perché i processi sono congelati da due anni, quindi non è per i processi che Berlusconi non governa, Berlusconi non governa perché non gliela frega niente di governare, sia che abbia i processi, sia che non li abbia, quindi già questa è una prima balla.
Ma la seconda balla è che in altri paesi chi governa abbia la sospensione, il congelamento dei processi fino a quando smette di governare, questa è un’idea sbagliata, perché falsa, non c’è nessun paese d’Europa e nessuna democrazia al mondo, nella quale chi ricopre cariche di governo abbia una particolare immunità, ci sono paesi dove c’è l’immunità parlamentare, paesi peraltro in cui l’immunità è legata, nei casi più larghi ai reati funzionali, commessi nell’esercizio delle funzioni parlamentari, nei casi più stretti l’immunità riguarda soltanto le cose che dici o le leggi che voti, quindi gli atti strettamente collegati con la funzione parlamentare, Berlusconi sapete benissimo ha due processi che lo riguardano in quanto padrone di Mediaset, caso Mills e caso Mediaset, non c’entrano niente con le sue attività di governo o di Parlamento, quindi lo riguardano come privato cittadino, non c’è paese al mondo dove un parlamentare possa invocare un’immunità, non dico un Presidente del Consiglio o un membro di un governo, un parlamentare possa invocare l’immunità parlamentare per salvarsi da accuse che lo riguardano come imprenditore privato e privato cittadino, Berlusconi sarebbe sotto processo in qualunque democrazia del mondo, anche se fosse parlamentare e anche se fosse Presidente del Consiglio, perché? Perché oltre a quella blandissima e leggerissima immunità parlamentare che c’è in altri paesi, non è prevista nessuna immunità supplementare per chi fa il Presidente del Consiglio o il Ministro, si dice sempre la Francia, in Francia sono sospesi i processi e solo quando riguardano reati collegati con funzioni elettive per il Capo dello Stato, non per il primo Ministro, il primo Ministro Fillon non è affatto immune, ha l’eventuale congelamento dei processi, anche se non ha processi, Sarcozy, il Presidente della Repubblica, esattamente in Italia, dove già il Presidente della Repubblica per i reati ovviamente connessi con le sue funzioni, ha i processi sospesi fino a quando non smette di essere Presidente della Repubblica e è il responsabile per quanto riguarda gli atti che compie in funzione di Presidente della Repubblica. Quindi i Ministri e il Primo Ministro in Francia non hanno alcuna particolare immunità ministeriale, ma dico di più, in Francia i Ministri e il Primo Ministro non possono essere presi tra i parlamentari, quindi non godono neanche dell’immunità che hanno i parlamentari. Sono nudi come mamma li ha fatti quando vanno al governo, il che significa che l’immunità dei parlamentari prevede che in nessun paese un parlamentare possa essere arrestato in custodia cautelare, prima del condanna definitiva senza l’autorizzazione del Parlamento, i Ministri sì, il Primo Ministro sì, perché? Perché non sono parlamentari, non hanno neanche l’immunità parlamentare, quindi questa cosa la devono smettere di raccontarla, che il Lodo Alfano costituzionale o il legittimo impedimento sono norme che ci avvicinano e ci uniformano al resto d’Europa, ci uniformano a nulla, forse ci uniformano alla Libia, forse ci uniformano alla Russia di Putin, alla Bielorussia di Lukashenko, non esistono democrazie nelle quali sia previsto alcunché per i processi del Presidente del Consiglio e dei suoi Ministri, anche perché di solito fanno così: se uno è indagato non lo candidano alla Presidenza del Consiglio e non lo fanno Ministro, così se poi viene condannato, quando viene condannato è già un pensionato e se uno viene indagato dopo che è stato nominato Presidente del Consiglio o Ministro, lo fanno dimettere, così se verrà condannato sarà un pensionato, anche lì, se invece verrà assolto, allora potrà riprendere la sua carriera politica come è successo a Dominique de Villepin che per due anni si è fatto il processo per la Clearstream, ha dovuto rinunciare addirittura alla corsa alla Presidenza della Repubblica, ha lasciato che il suo rivale interno nel partito gollista diventasse Presidente della Repubblica e cioè Sarcozy e alla fine è stato assolto completamente e ha ripreso la sua carriera politica, guarda un po’ come fanno negli altri paesi!
Se c’è un Ministro, un politico indagato salta il politico o il Ministro, in Italia se c’è un politico o un Ministro indagato salta il processo, questa è la differenza!
"Schifare Schifani non è reato"
Chiudo la parentesi interna, chiudo quella esterna su Fini e veniamo all’altra carica dello Stato perché è successa una cosa secondo me meravigliosa sabato a Torino, giovani assolutamente auto-organizzati, mandati da nessuno, pagati da nessuno, precettati da nessuno, si sono mandati da soli dopo essersi passati la voce via Facebook e altri social network, sono andati, erano circa una cinquantina a contestare Renato Schifani, invitato opinatamente alla festa nazionale del PD sul palco di Torino a duettare con lui c'era il povero Piero Fassino che ormai proprio non ne azzecca più una neanche per sbaglio!
Cosa sia venuto in mente al PD di invitare Schifani con tutto quello che sta emergendo, non so se è chiaro, ma c’è un’indagine della Procura antimafia di Palermo sulle accuse di Spatuzza e di altri pentiti di mafia come Campanella e di altri personaggi che hanno avuto a che fare con Schifani come un certo Costa che in primo grado è stato condannato per riciclaggio e che era proprio il suo principale, lo stipendiava ai tempi, per mafia, la Procura di Palermo sta valutando accuse di mafia contro il Presidente del Senato, il Presidente del Senato l’abbiamo detto la settimana scorsa, ha dichiarato di volersi fare interrogare, ha fatto un comunicato, ma siccome i giornali non avevano ripreso tutti, nessuno escluso, le inchieste dell’Espresso e de Il Fatto Quotidiano che raccontavano di questa indagine, quando Schifani ha detto “voglio essere interrogato” hanno censurato il comunicato di Schifani, perché? Perché altrimenti avrebbero dovuto raccontare a che proposito questo signore aveva fatto un comunicato per dire di essere sentito, a che proposito voleva essere sentito, che gli viene in mente al Presidente del Senato di chiedere alla Procura antimafia di interrogarlo se non c’è niente su di lui? Per milioni di italiani, la stragrande maggioranza, quelli che non leggono L’Espresso e Il Fatto o che non vedono Passaparola, Schifani è un giglio di campo, un personaggio immacolato e cristallino e quindi non si potrebbe capire perché un giorno all’improvviso come un fulmine a ciel sereno decide di fare un comunicato per chiedere di essere sentito dalla Procura antimafia di Palermo, se i giornali l’avessero scritto, avrebbero dovuto raccontare quello che non avevano raccontato, che avevamo raccontato noi su Il Fatto e Lirio Abbate sull’Espresso, allora non hanno parlato del suo comunicato, perché? Perché altrimenti i loro lettori avrebbero domandato: ma perché non ci avete raccontato che c’è un’inchiesta su Schifani? Per fortuna ci sono dei ragazzi che leggono l’Espresso e il Fatto Quotidiano, infatti la contestazione è avvenuta con copie de Il Fatto Quotidiano e de L’Espresso tra le mani da parte dei contestatori, appena li hanno visti con quei due giornali eversivi tra le mani, il servizio d’ordine del PD e le forze dell’ ordine hanno deciso di tenerli fuori dallo spazio per il pubblico, già hanno poca gente, poveracci questi tengono ancora fuori i ragazzi che inalberano il Fatto e l’Espresso, vogliono proprio rimanere soli questi del PD, li hanno tenuti fuori non si sa in base a quale legge, avvengono ormai quotidianamente dei soprusi illegali, le forze dell’ ordine sono costrette a commettere dei soprusi illegali, a malmenare, strattonare, tenere lontani dai politici i cittadini e non c’è nessuna legge che consenta di fare una roba del genere, anzi è vietato impedire alla gente di andare a seguire un dibattito pubblico in uno spazio pubblico, non erano mica dentro la sede del PD, dove il PD fa entrare gli chi pare? Erano in piazza, non hanno mica comprato Piazza Castello quelli del PD, anche perché non hanno neanche gli occhi per piangere! Era zona pubblica, suolo pubblico, perché la gente non poteva andare? Perché veniva selezionata tra quelli che forse avevano la faccia dei contestatori e quelli che avevano la faccia dei plaudenti? Questo è un primo punto, perché la gente è stata strattonata quando voleva contestare? Perché sono stati allontanati? Cosa facevano? Qual è il delitto commesso da gente che grida al Presidente del Senato: spiegaci i tuoi rapporti con tizio, caio e sempronio? Rispondi qua! E rispondete voi signori del PD alla domanda: che vi è saltato in mente di invitare un soggettino del genere in un momento del genere alla vostra festa? Non a Porta a Porta dove devono andare tutti? Alla vostra festa!
La contestazione riguardava proprio quei fatti di cui erano a conoscenza queste poche persone e di cui non erano a conoscenza gli altri della Claque, quelli che erano lì per applaudire che sono stati fatti entrare e probabilmente, dato che non leggono niente, non era a conoscenza di nulla neanche il politburo del PD, infatti quando hanno cominciato a contestare, le cronache scrivono che Fassino era esterrefatto dicendo: ma che c’entra Schifani con le storie di mafia? Come che c’entra? Sei stato lontano dall’Italia, anzi dal pianeta, sei stato su Marte negli ultimi anni? Sei caduto in letargo e ti sei appena svegliato? Non sai chi è il Presidente del Senato? Lo sai che il tuo partito si è astenuto? Non sai che il tuo partito ha applaudito Schifani quando è stato eletto? Non sai che il tuo partito non ha candidato nessuno contro Schifani per la prima volta nella storia repubblicana? Non sai che la tua capogruppo Anna Finocchiaro lo ha baciato pubblicamente? Non ti ricordi che è lo stesso Schifani che ti insultava dalla mattina alla sera quando era capogruppo di Forza Italia al Senato e insultava persino i senatori a vita ultranovantenni solo perché esercitavano il loro diritto di voto? Non ti ricordi che Schifani ha proposto una legge costituzionale per togliere il diritto di voto ai senatori a vita perché votavano come non piaceva a lui? Non ti ricordi che vomitava veleno contro il centro-sinistra per tutti gli anni in cui è stato al Senato prima di travestirsi da padre della patria intoccabile? Non si ricordano niente questi! O sono rincoglioniti oppure non si sa dove abbiano vissuto in questi anni, non si sa cosa leggano, o meglio lo si sa, leggono i giornali che di queste cose non si occupano, salvo un giorno scoprire che c’è una contestazione e dire: ohibo’ e allora devono nasconderla, non possono nascondere la contestazione, ma nascondono i motivi della contestazione, è molto interessante un nostro cliente fisso, Pierluigi Battista ha dedicato un commento molto duro, non contro Schifani, ci mancherebbe, contro i contestatori di Schifani, senza mai pronunciare la parola mafia, senza mai ricordare il perché la gente è andata in piazza a chiedere conto a questo signore, ha preferito raccontare una fiaba e cioè che 50 cittadini sono usciti di casa per impedire a Schifani di parlare.
Figuratevi chi se ne frega di impedire a Schifani di parlare, a parte che quello parla dalla mattina alla sera, sta sempre in televisione, lo intervistano sui giornali, come si fa a impedire alla seconda carica dello Stato di parlare? Semmai è ai cittadini che viene impedito di parlare e le uniche occasioni che hanno per parlare è quando c’è qualche vip in piazza con le telecamere al seguito, allora lì un cittadino può infilarsi, è l’unico momento in cui un cittadino può dire la sua, perché? Perché non può dirla più neanche al momento di andare a votare, visto che Schifani non l’ha eletto nessuno, ma lo ha nominato Berlusconi per motivi che sempre più chiaramente emergono dalle indagini e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che secondo me sono assolutamente attendibili e credibili e verosimili.
Battista e il Corriere della Serva
Sentite cosa scrive questo bel tomo Battista “Di sinistra o di destra il professionista del fischio e dello schiamazzo è convinto di stare dalla parte del bene contro il nemico da zittire, simbolo del male, è un populista all’ennesima potenza.
Il popolo vero è assente! – dice Battista noto trascinatore di popoli e di folle, sapete che ogni volta che si muove devono transennare le strade, perché ci sono proprio queste fiumane di suoi fan che gli corrono incontro e che lo vorrebbero abbracciare – i professionisti dell'intimidazione - pensate 50 ragazzi contro quegli apparati enormi armati fino ai denti, autoblindate, cortei… - il prevaricatore populista, i prepotenti, il bavaglio, intimidire, assediare, purissima prepotenza, dissidenti preventivi, fischiano perché qualcuno non possa parlare, arroganti, cupi, fanatici, sta diventando una moda, una pessima abitudine antiliberale e antidemocratica, minoranze molto agguerrite e molto organizzate – ma da chi? – sono organizzati quelli che strepitano contro Dell’Utri e Schifani, vogliono impedire il diritto d’espressione a chicchessia - si rileggano l’Art. 21 della Costituzione, sia ricordata la libertà di espressione per contestarla a quelli che contestano Schifani, guardate che è un caso fantastico questo, - è un fenomeno da circo, la smettano di zittire gli altri per sentirsi buoni e forti, non in nostro nome – tiene a precisare Battista che i contestatori non erano in piazza a suo nome, casomai qualcuno avesse pensato che i contestatori di Schifani li aveva mandati Battisti, lui dice: non in mio nome, io non c’entro, chi l’avrebbe mai detto tra l’altro!
Naturalmente tutti sanno, chi ha visto le immagini lo sa che nessuno voleva zittire Schifani, volevano semplicemente fargli vedere che noi sappiamo, siamo in pochi ma sappiamo chi è lui, sappiamo quali sono i suoi amici, clienti e collaboratori e quali erano i suoi amici e clienti i suoi collaboratori in Sicilia, sappiamo che c’è un’inchiesta della Procura antimafia che riguarda le accuse che i mafiosi muovono a Schifani, sappiamo, sventoliamo, abbiamo letto, ci devi spiegare, questa era la contestazione e si sperava che questa contestazione imponesse alle telecamere di parlare finalmente di un caso sul quale né Repubblica, né Il Corriere della Sera, tanto per citare soltanto i due giornali più diffusi d’Italia, hanno voluto spendere qualche spazio, per cui chi ha guardato il Tg1, Tg2, etc. quella sera ha visto questi strani soggetti che contestavano un preclaro statista di cui non si sa niente perché non ci hanno raccontato le puntate precedenti, ma è importante contestare, perché a furia di contestare si impone ai giornali e alle televisioni di far sapere che c’è qualcuno che non ci sta e magari così viene la curiosità di capire: ma cosa avranno voluto quei ragazzi? Cosa avranno voluto dirci? Cosa li avrà mossi a uscire dalle loro case un sabato pomeriggio invece di andarsene a spassarsela nel weekend? Sono andati a farsi menare, perché ogni volta che ci provi ti menano! Qui viene raccontato tutto come una passeggiata organizzata, come se qualcuno avesse pagato il pullman a questi, questi hanno preso botte per andare a dire la verità a questo signore e si sono sentiti dare delle squadristi da Fassino, dei fascisti da Giubilei, il mezzobusto del Tg3 che evidentemente non sa cosa vuole dire fare il giornalista, il moderatore, a me capita ogni tanto, dato che vado spesso in giro a parlare, ma non ho l’auto blindata, non ho la scorta, non ho il servizio d’ordine che tiene lontani i contestatori, capita che ogni tanto qualcuno si metta a urlare e contestare e lo faccio parlare, gli do la parola, gli dico: mi dica cosa c’è? Mi dica qual è il problema, così le rispondo. E’ così che si smontano le contestazioni quando le contestazioni sono infondate o sono fatte a posta per impedire a qualcuno di parlare. Invece avete mai visto un politico che dopo aver finito di parlare apre lo spazio al dibattito? Cede la parola a quelli che non sono d’accordo con lui e poi gli risponde? L’unico modo che hanno di rispondere ai cittadini che fanno obiezioni è quello di mandargli la Digos per portarli via a peso, identificarli e tenerli lontani dai futuri comizi, come si fa con i tifosi violenti allo stadio.
Questo è un bel momento
Squadristi, fascisti, detto da uno che crede di essere un giornalista, questo Giubilei, fascisti alla gente? Ma come ti permetti, ma chi sei? Fascisti, gazzarra intimidatoria il Capo dello Stato è intervenuto con un suo monito, era un po’ che non lanciava moniti, mi viene in mente Pertini, quello sì un vero Presidente della Repubblica, almeno personalmente quando penso a un Presidente della Repubblica penso a Pertini, a Scalfaro, a Einaudi, non certamente all’ultimo, gazzarra intimidatoria, cosa diceva Pertini?
Libero fischio in libero Stato quando la politica era una cosa seria, ruspante, quando i partiti con tutti i loro difetti avevano dietro milioni di persone, milioni di votanti veri, milioni di scritti che rappresentavano pezzi della società, il fischio era libero e si affrontavano i fischi con sportività, libero fischio in libero stato diceva Pertini.
Giovanni Leone fischiato, non si è messo a urlare o cosa… ha fatto le corna, gesto molto volgare, naturalmente, ma assolutamente sdrammatizzante rispetto a questi tromboni che adesso si impancano, chiedono l’intervento della pula, ha fatto le corna alla napoletana, quante volte saranno stati fischiati Berlinguer, Almirante, non si ricordano interventi impettiti: guai a fischiare, chiamate la pula con il ditino alzano.
È un bel momento perché la gente fischia, è bellissimo, mostri sacri intoccabili, monumenti a sé stessi che si aggirano a bordo dei loro piedistalli, Gianni Letta va alla festa della perdonanza a L’Aquila e giù fischi dai terremotati, finalmente! Smontata questa maschera da museo delle cere che ci ammorba dalla notte dei tempi, va a Venezia a rappresentare il cinema italiano, giù fischi e quei fantozzi della mostra del cinema fanno un comunicato per dire: non è vero che ci sono stati fischi a Letta, ma che vi frega, mica vi hanno accusati di averlo fischiato voi, è la gente che fischia, i comunicati per negare l’evidenza, Fantozzi con la lingua felpata, scene di fine impero!
Ricordate l’Avvocato Ghedini costretto a riparare in una libreria, anche lì fischiavano, chiamavano con il suo nome, bellissime scene se ci si limita a fischiare, il fischio è l’ultimo atto che ci è rimasto non violento e mi auguro che nei prossimi mesi si moltiplichino questi casi di contestazione pubblica, dove ci sono le telecamere che non possono fare a meno di notarli, anche se poi censurano le motivazioni, ma è così che si alimenta nell’opinione pubblica l’idea che sta finendo questo regime, che sta finendo come finiscono le pagliacciate, sta finendo in una risata omerica, ecco perché bisogna studiare e per fortuna i ragazzi sono capaci a farlo, studiare forme sempre più creative, ironiche, eleganti di contestare, guai a usare toni aspri, a tentare atti violenti o a rifugiarsi nell’insulto, la maniera migliore per contestarli è smontarli proprio con l’ironia, lo sberleffo, la pernacchia di Totò, devono finire sommersi dalle pernacchie, bisogna inventare forme sempre più creative e sempre diverse di contestazione, in modo che non possano mai dire che c’è il terrorismo alle porte e se lo dicono, coprirsi ulteriormente di ridicolo, perché quando uno ti fa una pernacchia e tu rispondi e stanno arrivando le BR la gente si mette a ridere e farebbero ancora più ridere di quanto già non facciano ridere oggi!
Questo secondo me è il segreto, smontarli con il sorriso sulle labbra, una risata li seppellirà, è importante questo momento proprio perché è nelle piazze che ormai si detta l’agenda della politica e quindi chi nelle piazze c’è e riesce a usare il linguaggio migliore, geniale l’idea della Woodstock di Beppe Grillo per il 26, mai fossilizzarsi sulla manifestazione precedente, sempre inventarne delle altre, spero che la manifestazione che stanno organizzando Paolo Flores e altri insieme al Popolo Viola sia un altro sforzo creativo per il 2 ottobre, noi nel nostro piccolo come Fatto Quotidiano organizziamo 3 giorni di festa per il primo compleanno del nostro giornale questo weekend prossimo, venerdì, sabato e domenica al teatro del Parco della Versiliana e al Caffè letterario a Pietrasanta, ci saranno tra gli altri Salvatore Borsellino, Lirio Abbate, il Giudice Scarpinato, Massimo Fini, Paolo Flores, Don Gallo, Corrado Guzzanti, lo scrittore Antonio Tabucchi, Vauro, Dario Vergassola, Vincino, Oliviero Bea, Furio Colombo e tutti noi giornalisti de Il Fatto che ci alterneremo in questi incontri alcuni satirici, altri di informazione e altri di dibattito, faremo Domenica mattina un dibattito sulla corruzione, perché questa settimana su Il Fatto presentiamo la nostra proposta di legge anticorruzione e vedremo, con Fabio Granata finiano, Antonio Di Pietro, Renzi del PD e Claudio Fava di Sinistra e Libertà se c’è in Parlamento una maggioranza che voglia fare una legge anticorruzione per recuperare enormi risorse dalle tangenti.
Siete tutti invitati naturalmente, è un mese di settembre con i weekend belli pieni, Versiliana questo fine settimana e poi tra due il sabato e la domenica, 25/26 se non erro a Cesena la Woodstock con Beppe Grillo e tantissimi artisti che trovate sul blog, passate parola!
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5 settembre 2010 da Ines Tabusso
Dom, 05/09/2010 - 21:56La Stampa.it
5/9/2010 (21:27)
La sfida di Fini: "Il Pdl non c'è più
Serve un nuovo patto di legislatura"
«Stop a "Ghedini-Stranamore".
Lodo, ma no leggi ad personam.
Serve il ministro dello Sviluppo.
Attacchi infami alla mia famiglia»
Bossi pessimista: «Qui non dura»
Maroni: «Pochi giorni per il voto»
La Stampa.it
5/9/2010 (19:12)
"Berlusconi, i processi, la fine del Pdl"
I passaggi chiave del discorso di Fini
Ecco il discorso del presidente
della Camera tenuto a Mirabello
Il Manifesto
5 settembre 2010
Piano C, processo à la carte
di Alessandro Robecchi
E’ attesa per oggi l’apparizione ai fedeli della madonna di Mirabello, sotto le sembianze di Gianfranco Fini, che ci renderà edotti sul futuro della nazione. Nel frattempo, facciamo il punto sulla urgentissima (insegnanti precari, giovani disoccupati e cassintegrati non aspettano altro) riforma della giustizia. Per ora il piano A di Berlusconi rimane il “processo breve”: insieme a qualche decina di migliaia di procedimenti giudiziari morirà anche quello per corruzione in cui lui è imputato. Il piano B è pronto e noto, si tratta del “processo lungo”, le sentenze già emesse (tipo la condanna di Mills) non valgono e bisogna fare tutto da capo in modo che intervenga la prescrizione. Ma processo breve e processo lungo non sono le uniche carte in mano al più astuto imputato del globo. Ecco le altre possibili soluzioni.
Processo flambè – Il dibattimento si tiene in un altoforno e l’imputato è l’unico autorizzato a presenziare con una tuta ignifuga. Chi sopravvive viene assolto. Ghedini si dice possibilista.
Processo libico – Tutti i processi alle massime cariche dello stato residenti in Brianza si terranno a Tripoli, con giuria popolare di giovani hostess fornita da un’agenzia. Favorevole il ministro Alfano.
Processo a freccette – Una semplice sfida a freccette potrebbe decidere la sorte dell’imputato. Nell’occasione, i giudici dovrebbero disegnarsi un bersaglio concentrico sulla fronte. Cicchitto è preoccupato perché Napolitano potrebbe non firmare.
Processo surprise – Una divertente trovata per rendere meno burbera la giustizia. Al posto dell’imputato si processa un cittadino estratto a sorte, che si impegna ad accettare un’eventuale condanna. E’ una proposta di Dell’Utri, che vorrebbe la nuova norma applicata anche ai processi già celebrati in primo e secondo grado.
Processo Mills – In cambio di una sostanziosa mazzetta, i corrotti già condannati potrebbero giurare di essersi corrotti da soli. In ogni caso varrebbe la prescrizione già ottenuta. Ghedini entusiasta.
La Stampa
5 settembre 2010
La nave dei folli ritornerà
Barbara Spinelli
la Repubblica
5 settembre 2010
Il fisco classista che blocca il Paese
C'è una crisi dell'occupazione con 200 mila precari della scuola e 500 mila lavoratori a rischio. Serve una manovra che punti ad un trasferimento tributario dalle fasce deboli a quelle opulente
Eugenio Scalfari
la Repubblica
5 settembre 2010
Il Cavaliere spiazza Alfano e Ghedini
"Almeno lavorate per la prescrizione"
di Liana Milella
la Repubblica
5 settembre 2010
Dal dietrofront al mercato dei seggi
di Curzio Maltese
laRepubblica.it
5 settembre 2010
"Torino - I fischi e le urla dei grillini e del popolo viola irrompono alla Festa del Pd di Torino. Nel mirino, con i cori "fuori la mafia dallo Stato", il presidente del Senato Renato Schifani, ospite di un dibattito con Piero Fassino. Schifani ha interrotto il suo intervento e si è rivolto ai contestatori: "Siete un esempio di antidemocrazia, perché volete impedire a due personalità politiche di parlare".
La seconda carica dello Stato ha aggiunto: "Sono onorato di partecipare a questo dibattito e non saranno i vostri fischi a impedirmi di parlare". Schifani ha poi lasciato la festa del Pd, mentre le forze dell'ordine tenevano a distanza i contestatori che hanno ancora lanciato invettive nei suoi confronti, senza però potersi avvicinare al presidente del Senato.
Duro anche il commento di Piero Fassino che rivolgendosi ai contestatori li ha definiti "squadristi"…"
Il Sole 24 Ore
5 settembre 2010
Commenti e idee
Non fischiate la democrazia
Diamoci un taglio. Fermiamo, prima che sia troppo tardi, le contestazioni verbali che impediscono alle persone di parlare. Qualche giorno fa è toccato a Marcello Dell'Utri; ieri è stata la volta, a Torino, del presidente del Senato Renato Schifani: pochi contestatori, una ventina, ma estremamente rumorosi e aggressivi, non hanno permesso alla seconda carica dello stato di esprimere il suo pensiero nel corso di un dibattito con Piero Fassino, nell'ambito della Festa nazionale del Partito democratico.
«Deploro vivamente - ha stigmatizzato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - ogni forma di contestazione aggressiva sia verso figure di particolare responsabilità istituzionale sia verso qualsiasi esponente politico nell'esercizio della sua inconfutabile libertà di parola e di opinione». Il dovere imprescindibile di tutti i politici – vero, onorevole Di Pietro? vero, signor Grillo? – è quello di fermare sul nascere ogni forma d'intolleranza, prima che sia troppo tardi. Proprio da Torino, che ha pagato un prezzo atroce a ideologie folli, deve partire un messaggio inequivocabile. Mai più.
Corriere della Sera
5 settembre 2010
I professionisti dell' intimidazione
di Pierluigi Battista
ilfattoquotidiano.it
Blog di Ines Tabusso
5 settembre 2010
Squadristi a Dublino
Categorie: Informazione libera
Gli anni pericolosi di Schifani
Sab, 04/09/2010 - 14:06
da Il Fatto Quotidiano, 3 settembre 2010
La lettera, inviata dalla Procura distrettuale antimafia di Bologna ai colleghi di Palermo porta la data del 6 luglio 1993. Poco e più venti righe per chiedere notizie su nove nomi. Nove siciliani che secondo la Guardia di Finanza avevano avuto “un ruolo decisivo nella predisposizione degli accordi tesi” all’acquisizione dell’Urafin, una holding con partecipazioni superiori a 200 miliardi di lire, fallita pochi mesi prima. L’elenco è aperto dalla voce: “Avvocato Schifani di Palermo” il quale, scrivono i pm, “avrebbe curato la fase contrattuale” dell’affare.
Un business sospetto, secondo gli investigatori, visto che uno degli acquirenti, l’imprenditore di Villabate Giovanni Costa - oggi condannato a nove anni per riciclaggio - sembrava il capocordata “di un gruppo di palermitani, alcuni dei quali pregiudicati, sprovvisti di attitudini patrimoniali idonee” per chiudere la compravendita. Anche per questo i pm emiliani vogliono sapere se i nominativi citati nella missiva siano “già comparsi in indagini aventi come oggetto tentativi d’impiego di capitali di illecita provenienza”. Ecco, se si vuole davvero capire che tipo di riscontri stia cercando oggi la Procura di Palermo alle parole del pentito Gaspare Spatuzza, bisogna partire da qui. Dalle prime inchieste in cui spunta il nome dell’attuale presidente del Senato.
Spatuzza infatti sostiene che Schifani, 18 anni fa, è stato uno dei tramite tra i fratelli Graviano, i boss di Brancaccio protagonisti delle stragi del ‘92-93, e Marcello Dell’Utri. Un’accusa respinta con sdegno dalla seconda caricadelloStato.Macheadesso,alla luce di una serie di fatti ancora tutti da chiarire, non appare immediatamente implausibile.
Il Fatto Quotidiano è andato a recuperare le carte della vecchia indagine sull’Urafin e quelle del processo a Costa. E ha scoperto, sentenze e verbali d’udienza alla mano, che davvero Renato Schifani ha assistito Costa per anni, seguendo come professionista gran parte degli affari per cui è stato poi condannato. Ieri abbiamo ricostruito le compravendite immobiliari di Costa nel villaggio turistico di Portorosa in provincia di Messina. E abbiamo raccontato come grazie a preliminari di vendita, poi sostituti da procure speciali, Costa sia riuscito a entrare in possesso di 60 appartamenti senza che il suo nome comparisse mai in atti ufficiali o nei rogiti. Anche perché il corrispettivo (quasi tre miliardi) veniva quasi sempre versato in contanti. Denaro che, stando alla sentenza che ha condannato l’imprenditore, sarebbe stato di proprietà della mafia. Per i giudici, Costa che attualmente è sotto processo in appello, sarebbe infatti uno degli ultimi custodi del tesoro del celebre Mago dei Soldi, Giovanni Sucato. Un ragazzo di Villabate che con l’appoggio di Cosa Nostra ha raccolto a inizio 1990 decine miliardi di lire tra i siciliani, promettendo loro di raddoppiare nel giro di un mese il capitale investito. Costa, che pure ammette di essersi dovuto confrontare a causa del suo lavoro con boss di ogni ordine e grado, nega. Ma gli investigatori sono rimasti colpiti da un fatto.
Già nel 2004, quando cioè nessuno aveva mai parlato di Schifani e dei suoi presunti rapporti con i Graviano, c’era chi invece raccontava che tra gli uomini d’onore interessati alla truffa del Mago dei Soldi comparivano pure i boss stragisti di Brancaccio. Anche per questo la storia di Costa, dipinto dalla sentenza come un uomo legato al clan Montalto di Villabate (paese quasi confinante con il quartiere Brancaccio), è giudicata interessante. E lo è ancor più alla luce di quanto emerge dai dibattimenti bolognesi sull’Urafin.
In un colloquio con Lirio Abbate de L’Espresso ieri l’imprenditore ha spiegato di aver avuto al suo fianco Schifani come avvocato sin dal 1986. E ha aggiunto di averlo a lungo stipendiato con un mensile di due milioni di lire al mese. Poi Costa, che non è un pentito, si è inalberato ricordando che Schifani nel 2007, quando fu convocato dalla sua difesa in aula come testimone a discarico, era sembrato prendere le distanze da lui. Tanto da arrivare a sostenere di essere stato nominato “a propria insaputa” consigliere di amministrazione della Alpi assicurazioni (incarico poi rifiutato), una delle società partecipate dall’Urafin. Per Costa invece quella nomina, che risale al 21 dicembre 1992, sarebbe stata espressamente richiesta da Schifani. L’attuale presidente del Senato, dopo l’omicidio di Paolo Borsellino del 19 luglio, voleva infatti allontanarsi da Palermo. Probabilmente, dice l’imprenditore, per paura.
Fatto sta che Schifani segue tutte le fasi dell’acquisto dell’Urafin, un gruppo che a quell’epoca faceva capo all’expresidente del Bologna calcio, Tommaso Fabbretti. Lo fa a Palermo, a Milano e a Bologna. In Sicilia, Costa tratta a lungo con i rappresentati della Parabancaria Cosulting, di proprietà della famiglia di Mario Niceta, un importante commerciante di abiti descritto da Massimo Ciancimino in un suo libro come “conoscente di Bernardo Provenzano” e del padre don Vito Ciancimino.
Proprio Costa, ricorda in un suo colloquio con Il Fatto Quotidiano, che il 23 maggio del 1992, il giorno della strage di Capaci lui e Schifani sono riuniti negli uffici della società dei Niceta. Un rappresentante della Parabancaria (Nicola Picone) entra così nella compagine che tenta di rilevare l’Urafin. Ma l’affare, secondo Costa, si rivela ben presto una truffa. Dopo aver concluso a Milano, con l’aiuto professionale di Schifani, l’acquisizione della partecipata Alpi Assicurazioni, il 22 dicembre Costa, il suo consulente e l’altro professionista che ha seguito l’affare, si presentano nella sede della compagnia, ma scoprono che un po’ ovunque ci sono i sigilli della Guardia di Finanza. Da molti mesi era in corso una verifica delle Fiamme Gialle di cui l’imprenditore sostiene di non essere stato avvertito. È l’inizio dell’inchiesta che negli anni porterà a ricostruire buona parte delle attività economiche di Costa, il presunto uomo dei soldi del Mago dei Soldi.
Un’avventura straordinaria e per certi versi indimenticabile. Una storia che però la seconda carica dello Stato rammenta poco e male. Tanto che nel 2007, quando verrà chiamato a testimoniare, si limiterà ad assicurare di non essersi “mai occupato degli aspetti finanziari dell’affare”. E a dire: “Ricordo che a un certo punto io interruppi la mia attività complessiva nei confronti del Costa. Ma non ricordo i motivi, ripeto, è passato del tempo”. E così oggi il problema di Schifani è soprattutto uno. C’è chi sostiene di ricordare per lui.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)
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4 settembre 2010 da Ines Tabusso
Sab, 04/09/2010 - 11:04Il Sole 24 Ore
3 settembre 2010
L'agenda del workshop Ambrosetti a Cernobbio:
Domenica
La mattinata di domenica sarà dedicata alla collocazione dell'Italia nel quadro globale.
A discuterne, in una sessione dedicata a sviluppo e competitività, giustizia e sicurezza, saranno fra gli altri Gianni Riotta, Emma Marcegaglia, Piercamillo Davigo, Angelino Alfano e Roberto Maroni.
Il Sole 24 Ore
4 settembre 2010
Ora riprende quota anche il mini-scudo bis
Donatella Stasio
l'Espresso
2 settembre 2010
Quel che so di Schifani
"Era il mio consulente, l'uomo che risolveva i casi più difficili". Parla Costa, imprenditore condannato per riciclaggio. Che i pm ascolteranno dopo Spatuzza
di Lirio Abbate
Il Fatto Quotidiano.it/Youtube.com
4 settembre 2010
Schifani contestato alla Festa Democratica di Torino
Il Presidente del Senato Renato Schifani è stato contestato alla Festa Democratica in corso a Torino. Queste le immagini degli attivisti del Movimento 5 Stelle e delle Agende Rosse
la repubblica.it
4 settembre 2010
La contestazione
Festa Pd, i grillini irrompono contro Schifani
Napolitano: "Deploro intimidatoria gazzarra"
Il presidente del Senato: "Siete un esempio di antidemocrazia".
L'assalto" al grido di "fuori la mafia dallo Stato". L'ex segretario
Ds: "Squadristi, come quelli dei pullman a Fini". Solidarietà e
rammarico anche da Bersani: "ll dibattito politico più aspro deve
segnare un confine con la prepotenza". Fini: "Intollerabile". Il
comico: "Questo è solo l'inizio"
Youtube.com
4 settembre 2010
Dublino
Tony Blair firma il suo libro:
uova, scarpe, polizia
la repubblica.it
4 settembre 2010
Gran Bretagna
Blair contestato a Dublino
Lancio di scarpe come contro Bush
Esordio movimentato per il tour promozionale del libro di memorie dell'ex premier. All'ingresso della libreria nella capitale irlandese un gruppo di pacifisti ha evocato la famosa protesta del giornalista iracheno: nell'autobiografia la scelta di entrare in guerra viene spiegata e rivendicata
dal nostro corrispondente Enrico Franceschini
Intercettazioni illegali
The Independent
Saturday, 4 September 2010
Phone-hacking furore:
Jowell's revelations add to Coulson's discomfort - and Cameron's
By Andy McSmith, Robert Verkaik, Ian Burrell and Mark Hughes
...Ms Jowell told The Independent yesterday: “I know I was tapped 28 times by May 2006 because the police told me. I had a call when I was on holiday in August 2006 from the Met to say that I had been tapped, but they asked me to do nothing except increase the security on my phone.
“Later, they came back to me and said I wouldn’t be need to be a witness in this case. I also had a call from Vodafone about improving security.”...
Labour Uncut
04/09/2010, 08:34:40 AM
Saturday News Review
Coulson & Cameron under pressure
Labour Uncut
03/09/2010, 02:20:04 PM
Tom Watson’s letter to Met Commissioner Sir Paul Stephenson
(Tom Watson is Labour MP for West Bromwich East)
Jack of Kent Blog
Thursday, 2 September 2010
Why MetGate Matters
Has there been a failure by the Metropolitan Police to properly investigate alleged criminal activity by those working for the mainstream media?
Labour Uncut
02/09/2010, 05:48:51 PM
Tom Watson on what the New York Times says Andy Coulson knew
(Tom Watson is Labour MP for West Bromwich East)
guardian.co.uk
Friday 3 September 2010 21.00 BST
Andy Coulson 'lied' over News of the World phone-hacking – reporter
• Pressure mounts as No 10 spin doctor's ex-colleague speaks
• Tessa Jowell says phone was hacked 28 times
• Prominent figures to sue Met for lack of warning
Nicholas Watt and Peter Walker
guardian.co.uk,
Thursday 2 September 2010 21.27 BST
News of the World faces fresh phone hacking charge
• Calls for judicial inquiry after reporter is suspended
• Latest phone hacking allegation dates from earlier this year
• Four targets poised to sue police over failure to warn them
Nick Davies, Vikram Dodd and Nicholas Watt
The New York Times
Published: September 1, 2010
Tabloid Hack Attack on Royals, and Beyond
By Don Van Natta Jr., Jo Becker and Graham Bowley
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Berlinguer, chi era costui?
Ven, 03/09/2010 - 18:39
Signornò, da L'Espresso in edicola
Come se non ci fosse abbastanza confusione sotto i cieli della politica, giunge a proposito la polemica di mezza estate intorno a Enrico Berlinguer. L’ha innescata quel diavolo di Tremonti, elogiando i suoi “scritti del 1977 sull’austerity”. Tarantolata come il vampiro dinanzi all’aglio, la sempre equilibrata sottosegretaria Stefania Craxi ha versato litri di bile sul ministro dell’Economia del suo governo in una lettera al Corriere della sera: “Berlinguer non credeva una parola (sic, ndr) di quello che scriveva”, il suo “Pci ha sempre rappresentato il partito della spesa”, poi fu “messo ko da Craxi” e allora “inventò l’austerità e il moralismo per nascondere l’isolamento in cui la sua fobia verso i socialisti aveva condotto il Pci”.
L’indomani Emanuele Macaluso le ha ricordato qualche data che, nella fretta, le era sfuggita: “Berlinguer pronunciò quel discorso il 16 gennaio 1977, quando Craxi era segretario del Psi da soli sei mesi” e nemmeno volendo avrebbe potuto metterlo ko. Intanto però un’altra autorevole vestale del socialismo, Fabrizio Cicchitto, aveva scritto alla Stampa per associarsi alla Craxi e dissociarsi da Tremonti. A suo dire, Berlinguer “cavalcò la questione morale, poi tradotta dai suoi eredi in giustizialismo, malgrado il Pci fosse finanziato irregolarmente dal Pcus e altre fonti eterodosse” e “negli anni '70 spingeva per forti aumenti di spesa pubblica”. Altro che austerity. Parola di un signore che, grazie alla tessera P2 numero 2232, di finanziamenti eterodossi dovrebbe intendersi un bel po’.
Ma la leggenda nera di Berlinguer capo del “partito della spesa”, antiquato e passatista, messo ko dal più “moderno” Craxi è molto diffusa anche a sinistra. Basti pensare alle corbellerie pro-Craxi e anti-Berlinguer pronunciate in questi anni da Fassino, D’Alema, Violante e Veltroni. La storia insegna l’opposto: negli anni '70, compresi i due del compromesso storico, il debito pubblico era sotto controllo: 50-60% del Pil. Fu negli anni '80, col Caf al governo e il Pci all’opposizione, che balzò al 120: il maggior incremento lo registrò proprio nei quattro anni del governo Craxi (dal 70 al 92%). Il ko di Craxi a Berlinguer, poi, è pura barzelletta. Se l’ex Pci sopravvisse alla Prima Repubblica, lo deve essenzialmente al ricordo di Berlinguer, unico leader della sinistra rimasto nel cuore degli italiani. Intanto il Psi veniva annientato dalle ruberie craxiane. E ora quel poco che ne resta è annesso al Pdl, dove la signora Craxi siede comodamente in poltrona, scambiando Storace per Turati e la Santanchè e la Mussolini per la Kuliscioff. Significativamente il dibattito su Berlinguer è circoscritto entro i confini del Pdl. Il Pd ha altro da fare: perso per strada Tony Blair, faro dei “riformisti” nostrani (dopo i trionfi irakeni ed elettorali, ha appena fondato una banca per super-ricchi), si accapiglia intorno a un rovello epocale: invitare o no alla sua festa il leghista Cota? Vivo entusiasmo nella base.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)
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L’Aquila, Italia
Ven, 03/09/2010 - 18:14
Tragedia in quattro atti
Atto quarto
L’Aquila e Italia, sorti parallele,
entrambe hanno subito un grave sisma,
a L’Aquila fu fisico e crudele,
per l’Italia un morale cataclisma.
Entrambi sono stati preannunciati,
ma sottovalutati dal poter,
Giuliani profetò morti e sfollati,
tangentopoli Enrico Berlinguer.
Disgrazia volle che in entrambi i casi
si dispose lo stesso personaggio
a utilizzar fandonie e Bertolasi
per ben ripristinar menti e paesaggio.
A L’Aquila sappiamo com’è andata:
vagano gli Aquilani fra la costa,
le macerie, una casa molleggiata
e una ripresa a forma di supposta.
Ma alla Nazione è andata peggio assai,
poiché quell’uomo un giorno sceso in campo
con l’impegno di cancellare i guai
era un millantatore che in un lampo
decise di pensare ai suoi interessi,
con bande d’Attila e di Gengis Khan
impegnati a evitare i suoi processi
e a tenergli le carceri lontan.
Giustizia, verità, ricerca, scuole,
lavoro, informazione e libertà
son, come agli Aquilani le carriole,
sequestrati dal vil quaraquaquà.
La rinascita è sempre più lontana,
vediamo intorno sol tante macerie
e nugoli di figli di puttana
che si spacciano per persone serie.
Carlo Cornaglia
Il Misfatto, 29 agosto 2010
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3 settembre 2010 da Ines Tabusso
Ven, 03/09/2010 - 09:00Corriere della Sera
3 settembre 2010
Costa e il nuovo progetto di “scudo”
Int. a Enrico Costa
“Serve piu’ tempo per sentire i testimoni”
"Agirebbe sui procedimenti del premier, pero' non voglio fare esempi personali"
R.Zuc
la Repubblica
3 settembre 2010
L'ultima sfida di Berlusconi
"Non tratto più, ritirate quella legge"
Lo sfogo del Cavaliere sul processo breve.
Il Quirinale: la valutazione sul testo solo se sarà approvato.
I finiani avvertono: "valutiamo altre soluzioni solo se non danneggiano il sistema"
di Liana Milella
Typical Silvio
Il Giornale
2 settembre 2010
"Ammiro Silvio, è un uomo del fare"
di Tony Blair
L'ex premier inglese, Tony Blair, nel suo libro di memorie Un Viaggio parla anche dell'Italia e dei suoi leader. Significativi i passaggi su Berlusconi (citato a proposito della candidatura inglese alle Olimpiadi 2012)
"Dice Blair che, sulle prime, lui e altri membri del Governo avevano dei dubbi se proporsi per ospitare le Olimpiadi e che, alla fine, fu Tessa Jowell, il ministro per la Cultura, Media e Sport, che lo convinse ad appoggiare il progetto".
Il 6 luglio 2005, a Singapore, i membri del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), riuniti nel 117º Congresso, elessero la città di Londra sede dei XXX Giochi Olimpici. Il nuovo incarico di ministro per le Olimpiadi fu affidato a Tessa Jowell che lo mantenne fino all'11 maggio 2010.
Telegraph.co.uk
Published: 8:29AM BST 02 Sep 2010
London 2012 Olympics: Tony Blair feared 'humiliation' by French in final IOC vote
Former British Prime Minister Tony Blair feared being "humiliated" by the French in securing the 2012 Olympics.
By Telegraph staff
In his book "A Journey" released Wednesday, Blair gives his fullest account to date of his role in London's victory over Paris in the International Olympic Committee vote in Singapore in July 2005…
In the book, Blair reveals he had the help of an unlikely ally. "There was one final person without whom we may not have won: Silvio Berlusconi," he writes.
Blair relates that the previous August he went to visit Berlusconi at his home in Sardinia to seek his help with the Olympic bid because Italy "was a key player."
"He asked me how much it mattered to get the Olympics. 'It matters,' I said," Blair writes. "'Greatly?' he asked. 'Greatly,' I said."
"He said, 'You are my friend. I promise nothing but I see if I can help.' Typical Silvio, which is why I like him. Most politicians say 'I promise' but then do nothing. He said 'I promise nothing' but then delivered."
Italy had five IOC members, the most — along with Switzerland — of any other country.
"I have no idea how the Italians voted, but ..." Blair writes, leaving the rest unsaid. A swing of three votes in the final round would have given Paris the games.
Blair says he and his Cabinet were doubtful about mounting an Olympic bid in the first place and that it was Tessa Jowell, his secretary of state for culture, media and sports, who finally convinced him to give the project his backing.
"Yes, but suppose we get beaten and, what's worse, we get beaten by the French and I end up humiliated?" Blair says he told Jowell.
Folklore germanico
Il Sole 24 Ore
3 settembre 2010
Bundesbank caccia Sarrazin
Beda Romano
Francoforte. Dal nostro corrispondente
Dopo un lungo e imbarazzante tira-e-molla il consiglio direttivo della Bundesbank ha deciso di abbandonare Thilo Sarrazin al suo destino. Per la prima volta nella sua storia, la Banca centrale tedesca ha chiesto al presidente della Repubblica di esautorare un proprio esponente. Nelle ultime settimane, Sarrazin ha provocato vive polemiche per alcuni commenti sugli immigrati musulmani e gli ebrei.
La clamorosa scelta della Bundesbank giunge dopo la pubblicazione di un libro che rischia di diventare un bestseller in Germania. Nel volume intitolato Deutschland schafft sich ab (La Germania si distrugge da sé), Sarrazin spiega che spesso gli stranieri (in particolare i musulmani) ricevono dallo stato più di quanto diano, non vogliono integrarsi e potrebbero un giorno diventare maggioranza nel paese.
Tra le altre cose, la stampa tedesca ha pubblicato anche questo estratto del volume di Sarrazin: «Non voglio che il paese dei miei nipoti e dei miei antenati diventi rapidamente musulmano, nel quale il turco e l'arabo sono parlati correntemente, dove le donne portano il velo e dove il ritmo della vita quotidiana dipende dalle chiamate del muezzin».
L'ex uomo politico socialdemocratico di 65 anni ha anche affermato - prima di fare marcia indietro - che gli ebrei avrebbero «un gene particolare». Le prese di posizione hanno indotto una larga fetta dell'establishment a prendere chiaramente le distanze...
The Wall Street Journal
September 3, 2010
Bundesbank seeks to ax Sarrazin
By Marcus Walker
The Wall Street Journal
September 3, 2010
This may be the moment for Germany to look at how it appoints bank board
By Terence Roth
Frankfurter Allgemeine
FAZ.NET
03. September 2010
Der Fall Sarrazin
Eine Staatsaffäre
Von Berthold Kohler
Il Sole 24 Ore
3 settembre 2010
Intervista a Padoa-Schioppa:
«La crescita? C'è un limite agli stimoli. Meglio l'Europa degli Usa»
di Fabrizio Forquet
Radio Radicale
2 settembre 2010
Intervista a Gaetano Pecorella sulle caratteristiche del disegno di legge sul cosiddetto processo breve e sulla legge sul legittimo impedimento
durata 19' 28"
a cura di Alessio Falconio
Apcom
Londra, 3 set.
Gb/ Scandalo intercettazioni Vip, tabloid ancora sotto accusa
'News of the World' nei guai; coinvolto collaboratore di Cameron
The New York Times
Published: September 1, 2010
Tabloid Hack Attack on Royals, and Beyond
By Don Van Natta Jr., Jo Becker and Graham Bowley
guardian.co.uk,
Sunday 6 December 2009
Tessa Jowell urged to give details of inquiries into phone-hacking
Caroline Davies and Andrew Sparrow
The government is being asked to reveal details of cabinet minister Tessa Jowell's involvement in investigations into the News of the World phone-hacking scandal.
Liberal Democrat MP Chris Huhne has tabled a question to Ben Bradshaw, the culture secretary, asking exactly what assistance his predecessor gave to the Metropolitan police during their investigation into phone-hacking by the newspaper's disgraced royal editor, Clive Goodman, and private investigator Glenn Mulcaire.
The Guardian reported earlier this year that Jowell, at the time secretary of state at the Department of Culture, Media and Sport, was among those whose voicemails were said to have been targeted.
A source close to Jowell said today: "It's a matter of public record that Tessa was told by the police several years ago that her phone was one of a large number that had been hacked into. She will be happy to help Ben Bradshaw respond to Chris Huhne's question."
Huhne has asked Bradshaw "what discussions his predecessor had in 2006 with the Metropolitan police regarding their inquiry into the hacking of her mobile telephone by Glenn Mulcaire on behalf of the News of the World, and to enquire what assistance, if any, was given".
Jowell, who at the time of the hacking scandal found her private life under intense scrutiny as her husband, David Mills, was being investigated over accepting a bribe from the Italian prime minister, Silvio Berlusconi, has always refused to comment...
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Canaglie d’amore
Gio, 02/09/2010 - 18:19
Ogni tanto i lampi della cronaca consentono di vedere in trasparenza gli ingranaggi che tengono in moto la poltiglia politica del berlusconismo che ogni giorno secerne questa sequenza di agguati, punizioni, vendette, insulti, ripicche, calunnie che il Cavaliere Supremo, visitato dall’umor nero della senescenza, chiama il Partito dell’Amore.
Anche qui c’è innovazione. Dal metodo Boffo, alle Squadre della libertà, alle squadriste in azione. Con questa Francesca Pascale – una “della sue fanciulle” transitata da Villa La Certosa alla politica passando per i comitati Meno male che Silvio c’è - che organizza la spedizione punitiva contro i traditori. Chiama i militanti, dispone l’ingaggio di un pullman da Napoli, destinazione Mirabello, per fischiare l’infedele Fini, “naturalmente a spese del partito”.
Non si fatica a prevedere che insieme con i fischi sarebbero arrivate le telecamere delle tv a documentare la contestazione. Cioè a perfezionare il linciaggio. Con il contributo dei commentatori: i killer che vanno per le spicce o gorgogliando la tetra allegria di Emilio Fede che mastica i nomi dei nemici per farne scempio, e i terzisti che mimando equidistanza rendono ancora più bruciante l’umiliazione.
La sequenza è fissata: ogni delitto attiva campagne d’odio di stampa, squaderna dossier, moltiplica il castigo in pubblico, minaccia i contigui dei colpevoli, dissuade gli incerti, educa i timorosi, nutre i sondaggi. E insieme accresce la frenesia dei picchiatori che a ogni squillo di telegiornale escono a caccia di nuove vittime. Per una volta Pierluigi Bersani non è stato zitto: “Con il berlusconismo la politica regredisce a fogna”.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)
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2 settembre 2010 da Ines Tabusso
Gio, 02/09/2010 - 09:59Adnkronos
2 settembre, 2010 · 16:50
Marcello Dell’Utri dà forfait ma lo contestano lo stesso
...Ieri sera, alla presentazione milanese dei presunti diari di Mussolini, Marcello Dell’Utri non c’era, ma i contestatori si sono presentati puntuali all’appuntamento. Alle nove di sera, nella centralissima via Senato, una trentina di giovani antagonisti hanno manifestato davanti alla sede della biblioteca dove si è svolta la lettura…
Apcom
1 settembre 2010
Dell'Utri/ Lunedì a Como nuova conferenza su diari Mussolini
Il senatore Pdl accetta invito dal quotidiano 'l'Ordine'
Marcello Dell'Utri ha accettato l'invito del quotidiano L'Ordine di Como di tenere, presso la sede del giornale, la conferenza sui diari di Mussolini che gli è stato impedito di svolgere lunedì scorso da un nutrito gruppo di contestatori. L'appuntamento è per lunedì 6 settembre alle ore 18 in via Rovello. Ne dà notizia con una nota il condirettore de 'il Giornale' Alessandro Sallusti.
la Repubblica
2 settembre 2010
La riscoperta di un telegiornale
Curzio Maltese
La Stampa
2 settembre 2010
Il caso-Libia. parla il ministro degli Esteri
Frattini: "Gheddafi ci apre le porte in tutta l’Africa"
La Stampa
1 settembre 2010
Ma sul futuro il Colonnello ha ragione
Mario Deaglio
Pugnalati alla schiena
Venezia cinema: poliziotti protestano contro tagli sicurezza
(Agi) - Venezia, 1 set. - Quindici sagome di poliziotti con un pugnale nella schiena hanno sfilato sul red carpet per protestare contro i tagli alla sicurezza dell'attuale governo.
"Abbiamo chiesto le dimissioni del ministro Maroni - afferma Franco Maccari, segretario generale del sindacato indipendente Coisp - questo e' il governo che negli ultimi dieci anni ha fatto meno per la sicurezza, e' il governo delle parole, e non servono solo le parole per tranquillizzare la gente. Abbiamo subito un taglio del 30% delle risorse - prosegue Maccari - persino il cibo per i cani scarseggia. Non lo diciamo solo noi, per la prima volta da giugno stanno manifestando uniti tutti i sindacati della polizia".
La Stampa
2 settembre 2010
Sui tempi della giustizia Berlusconi scrive all’Europa
La lettera ai ministri degli Esteri Ue per spiegare cosa provoca ritardi e ricorsi contro l'Italia
Ugo Magri
Breve o lungo per lui pari sono
Il Sole 24 Ore
2 settembre 2010
Processo breve economia grave
Corriere della Sera
2 settembre 2010
Il Processo Lungo
Le perplessità sulla riforma, anziché diminuire, aumentano
Giovanni Bianconi
Ufficialmente la riforma chiamata «processo breve» - che impone limiti di tempo insuperabili ai dibattimenti, pena la loro estinzione - è stata motivata con la loro eccessiva durata. Una vera e propria «emergenza», s'è detto, certificata dalle condanne della Corte europea dei diritti dell'uomo, con «rilevante danno d'immagine» oltre che finanziario.
...Ma le perplessità sulla riforma, anziché diminuire, aumentano. C'è il rischio concreto che non passi.
Ecco allora farsi strada, nel governo e nella parte di maggioranza che ne sostiene la strategia su questi temi, l'ipotesi…
…togliere al giudice la possibilità di escludere l'assunzione di prove «manifestamente superflue» (come l'ascolto di testimoni non necessari) chieste dalla difesa e impedire l'acquisizione di sentenze definitive di altri processi. Queste proposte sono contenute in un disegno di legge governativo presentato un anno e mezzo fa e da allora fermo al Senato (il che la dice lunga sulla sua urgenza), e ora potrebbero essere ripescate e approvate al più presto. Si tratta di modifiche già duramente criticate nel parere del Consiglio superiore della magistratura, perché comporterebbero «un pesante limite al celere svolgimento del processo, un inutile aggravio e un conseguente allungamento dei tempi necessari all'accertamento di fatti e situazioni già acclarate». La durata dei dibattimenti, cioè, verrebbe irragionevolmente prolungata, in palese contrasto con l'obiettivo di restringerli entro limiti «ragionevoli» imposti addirittura per legge con la riforma del «processo breve»… (leggi tutto)
Il Sole 24 Ore
2 settembre 2010
Alfano sale al Quirinale
Faccia a faccia sulla giustizia
Donatella Stasio
[...]
"Perché oggi, invece di guardare avanti, si guarda indietro? Perché si ripropongono riforme - come il «processo breve» o quello «lungo» del ddl Alfano, in versione ridotta firmata da Enrico Costa - senza essere accompagnate da affidabili valutazioni di impatto e da adeguate misure finanziarie e organizzative?"
[…]
La parola d'ordine è rassicurare il capo dello stato, nonostante l'emergenza dei processi al premier. Alfano sa come la pensa Napolitano sul «processo breve» e anche sul «processo lungo». Conosce le sue preoccupazioni per le gravi ricadute che il primo avrebbe sul sistema giudiziario, non solo a causa della norma transitoria, ma anche di quelle "a regime" (dal 10 al 40% di processi estinti). Sa delle sue riserve (in parte riflesse nel parere del Csm) sulla riforma del processo penale varata dal governo nel 2009 e ora riproposta da Costa in versione small. In particolare sulle due norme che rendono inutilizzabili le sentenze irrevocabili, ai fini della prova dei fatti in esse accertati (articolo 238 bis) e che ampliano il diritto della difesa di far ammettere dal giudice liste infinite di testimoni, anche manifestamente superflui (articolo 190). Norme destinate a incidere negativamente sull'efficienza del processo (rischio prescrizione), sulla sicurezza dei cittadini (l'allungamento dei tempi processuali potrebbe portare alla scarcerazione degli imputati per scadenza della custodia cautelare) e sulla lotta alla mafia (vista la loro applicabilità nei processi per i cosiddetti "reati spia").
Per il Pdl, il «processo breve» può essere parzialmente corretto, ma l'impianto va tenuto fermo perché affonda le sue radici nell'articolo 111 della Costituzione, sul «giusto processo», che sancisce il principio della «ragionevole durata». E all'obiezione che è inutile fissare in tre anni il tempo massimo del primo grado di giudizio se poi si approvano norme (come i nuovi articoli 238 bis e 190) che rendono impossibile rispettarlo, risponde che anche quelle norme traggono linfa dall'articolo 111 là dove impone «il contraddittorio nella formazione della prova».
Il «111», insomma, è il grimaldello che il Pdl vuole usare per aprire la strada alle nuove norme-scudo. Operazione difficile, in assenza di bilanciamento con altri principi costituzionali, come l'efficienza del processo, più volte affermato dalla Corte costituzionale. Perciò, se fallissero il piano A e B e gli scudi si rivelassero una scudisciata, potrebbe scattare il piano C: un nuovo «legittimo impedimento».
(leggi tutto)
Le tre opzioni
Piano A: processo breve
Fissa in 3, 2 e 1 anno e 6 mesi i tempi massimi del dibattimento, rispettivamente in primo grado, appello e Cassazione, per processi relativi a reati puniti con meno di 10 anni. Nei processi in corso per reati commessi prima di maggio 2006, la durata è di soli 2 anni
Piano B: processo lungo
Modifica degli articoli 238 bis e 190 Cpp per rendere inutilizzabili le sentenze irrevocabili ai fini probatori e consentire di far ammettere liste infinite di prove a discarico, anche se superflue
Piano C: nuovo legittimo impedimento
Una nuova legge correttiva (sul punto dell'autocertificazione) di quella in vigore che sospende i processi ad alte cariche, su cui la Consulta si dovrebbe pronunciare il 14 dicembre
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La tragedia di un uomo ridicolo
Mer, 01/09/2010 - 18:30
da Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2010
Questo Gheddafi è proprio adorabile. Da anni fa la caricatura di B. per farci capire la ridicolaggine dell’ometto che ci governa. Ma noi niente, continuiamo a prenderlo sul serio. Arriva in Italia più truccato e pittato di lui, coi capelli più incatramati di lui, addobbato da abiti più comici dei suoi, tipo il principe De Curtis in Totò sceicco. Se lui sfoggia dieci o venti ragazze alla volta, il Colonnello ne recluta 600 in una botta sola, sempre a pagamento. Porge a B. la mano da baciare, ben sapendo che lui bacia chiunque gli capiti a tiro, purché provvisto di pecunia. Anche i 30 cavalli berberi sono un perfido messaggio subliminale contro un tipetto che si fa chiamare Cavaliere ma ha sempre maneggiato stallieri: i cavalli preferisce farli senatori, deputati e ministri (i 32 denti bianchissimi del maggiordomo Frattini Dry col sorriso prestampato, tipo paresi, parlano da soli).
Il discorso-fiume di un paio d’ore al galoppatoio dei carabinieri, poi, è un’altra citazione comica, stavolta da Totò a colori, dove il maestro Antonio Scannagatti e la sua banda attaccano una marcetta infinita mandando in bestia il boss italoamericano Joe Pellecchia che tenta di arringare dal balcone la folla del paesello natìo. Tra qualche anno, quando sulla tragedia di quest’uomo ridicolo (non Gheddafi, l’altro) sarà calato il sipario, gli storici s’interrogheranno sull’epidemia che contagiò un’intera nazione, accecandola al punto di non farle vedere la comicità involontaria di chi la governava.
Un po’ come in Cecità, il romanzo di Saramago, dove gli abitanti di una città immaginaria cadono vittime di un misterioso virus e diventano tutti ciechi. Immaginiamo un elettore del mitico Nord-Est, con la sua bella partita Iva, la sua villetta, il suo capannone, i suoi chiavistelli anti-rapina, la sua ronda padana anti-negher, il suo fazzoletto verde al collo o nella pochette, i suoi poster di Calderoli e Borghezio, insomma le sue radici cristiane. E proviamo a immedesimarci nei suoi pensieri alla vista del beduino travestito da dittatore dello Stato libero di Bananas che insegnava la storia del colonialismo e la teologia islamica e pure cristiana a ministri imbalsamati, noti prenditori e banchieri con le pezze al culo e al suo omologo italiota, accasciato e assopito sul trono imperiale mentre persino i cavalli berberi, per non parlare di quelli dei carabinieri, davano segni di impazienza. Avrà pensato, sentendolo chiedere altri 5 miliardi all’anno dall’Europa e minacciare in caso contrario l’invasione islamica, di essere stato preso per i fondelli dal Pdl? Avrà deciso di smettere di votare per questi impostori? Avrà provato un fugace desiderio di una destra normale, presentabile, sobria, allergica a certe sceneggiate? Macché.
Chi dovrebbe informare e far riflettere questa brava gente, cioè i giornali di centrodestra, è troppo impegnato a giustificare persino il Berlusgheddafi Show. Titoli de Il Giornale: “Gheddafi? Per la sinistra era un fratello”, “Perché bisogna fare affari con il Colonnello”, “Berlusconi: Con la Libia si è chiusa una ferita”. Titoli di Libero: “Silvio nella tenda: Sto lavorando per l’Italia”, “La Libia è meno terrorista per merito dell’Italia” (il concetto di “meno terrorista” ricorda quella fanciulla “un po’ incinta”), “È un’alleanza necessaria per uscire dalla morsa cinese” (sic). Dunque, malgrado gli sforzi del Cammelliere, ci terremo il Cavaliere senza nemmeno riderci su. E lui si prepara a nuovi e decisivi appuntamenti politici: il lancio del nuovo album scritto a quattro piedi con Apicella (13 canzoni d’amore in napoletano, titolo ancora coperto da segreto di Stato) e il “processo breve” per non finire in galera. “Voglio andare in tv – annuncia – e spiegare agli italiani la mia odissea giudiziaria, non voglio fare la fine di Craxi”. Tanto per farci capire che anche lui è colpevole. Grazie, l’avevamo intuito.
(Vignetta di Natangelo)
Segnalazioni
Da "Papi" a "Pappi" - di Vito Laudadio da ilfattoquotidiano.it
Categorie: Informazione libera
1 settembre 2010 da Ines Tabusso
Mer, 01/09/2010 - 15:40Carpe diem!
MF Dow Jones
September 01, 2010 04:35 ET (08:35 GMT)
Expo 2015: Milano addio, spunta Smirne (Italia Oggi)
MILANO (MF-DJ)--La notizia sulle difficolta' di avvio dell'Expo milanese ha suscitato nuove speranze per la Turchia che candidava come sede dell'Expo 2015 la sua citta', Smirne.
E' quanto si legge in un articolo di Italia Oggi dove si spiega che da Ankara sarebbero arrivate offerte di disponibilita' a subentrare a Milano nelle migliori condizioni.
La Turchia sarebbe infatti disposta non solo a rifondere i costi gia' sin qui sostenuti dagli organizzatori dell'Expo meneghina, ma anche a fornire una congrua somma di avviamento/risarcimento che potrebbe servire a coprire il baratro che Giulio Tremonti ha aperto nei conti degli enti milanesi e in particolare della Regione Lombardia. red/ste
La Repubblica
1 settembre 2010
Processo breve
Il piano B di Silvio allunga le cause
Stop dei finiani: non basta un ritocco
Pronto un nuovo ddl che dilata i tempi dei processi e vieta di fatto l'uso della sentenza Mills. Doppia strategia: modifica delle norma transitoria per evitare l'effetto amnistia e ascolto di tutti i testimoni della difesa
di Liana Milella
la Repubblica (via Dagospia)
1 settembre 2010
"Il Giornale" con Feltri vende di più ma per i conti serve l´aumento di capitale
Ettore Livini
Mosca (Reuters)
martedì 31 agosto 2010 19:04
Russia, oltre 100 arrestati in protesta anti-Cremlino
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Geronzocomio
Mar, 31/08/2010 - 18:00
da Il Fatto Quotidiano, 31 agosto 2010
Il Meeting di Rimini, com’è noto, è un evento “ecclesiale” e “religioso”. Infatti anche quest’anno si stentava a distinguerlo da un raduno di banchieri, da un Consiglio dei ministri, da un forum di Confindustria e dall’ora d’aria di San Vittore (erano presenti i noti condannati Paolo Scaroni, corruzione, e Renato Farina, favoreggiamento in sequestro di persona). Ma è anche un festoso ritrovo giovanile. Infatti, da quando non arriva più Andreotti per evidenti problemi di deambulazione, è stato degnamente sostituito da un altro tenero virgulto della finanza: Cesare Geronzi, 75 anni suonati, ex banchiere di Capitalia e poi di Mediobanca, ora presidente di Generali, nonché imputato per i crac Parmalat e Cirio. “Ora – ha detto Geronzi ai suoi coetanei ciellini – siamo tutti chiamati a una fase di impegno di costruzione del futuro”.
In questi giorni va per la maggiore Luciano Gaucci con la sua numerosa famiglia, intervistata quotidianamente fino ai parenti di terzo grado senza dimenticare il geometra di Gaucci, la colf di Gaucci e il tabaccaio di Gaucci, dai segugi del Giornale e di Libero, per dare lezioni di morale alla Tulliani e, di carambola, a Fini. Gaucci è il maestro ideale: ha patteggiato 3 anni per bancarotta del Perugia Calcio e scampò all’arresto fuggendo a Santo Domingo lasciando in ostaggio dei magistrati i figli, incarcerati al posto suo. Pochi sanno quel che Gaucci ha raccontato ai magistrati sull’amico Geronzi (ben coperto dal servilismo di gran parte della stampa italiana): “Ho lavorato per lui per oltre 20 anni e ho fatto avere a lui, a sua moglie e a sua figlia beni per 60 milioni di euro”. In particolare Gaucci ha sostenuto di aver pagato a Geronzi tangenti da 200 milioni di lire per ciascuno dei 18 finanziamenti concessigli da Capitalia fra il 1989 e il ’92 (22 milioni di euro e rotti). Geronzi l’ha denunciato per calunnia e diffamazione, ma poi è finito indagato per false dichiarazioni al pm, mentre Gaucci è stato assolto dalla calunnia e Geronzi ha ritirato la denuncia per diffamazione. Dunque non esistono sentenze che smentiscano le accuse. Anzi tutto il contrario.
Nel 2008, sentito come parte lesa, Geronzi tenta di negare ogni rapporto personale e familiare con Gaucci, definendolo “un millantatore pericoloso e amorale”. Poi deve ammettere di averlo ricevuto a fine anni 80, quando dirigeva la Cassa di Rispamio di Roma: “Andreotti mi telefonò: ‘Ricevi Gaucci, è persona rozza ma intelligente’. Lo incontrai 2-3 volte”. Di sfuggita? Mica tanto. Altrimenti come spiegare i regali “per i miei compleanni, per Natale e per Pasqua” che gli faceva Gaucci, cliente della sua banca, e che lui si guardò bene dal rispedire al mittente? “Cibo, vini e generi alimentari che noi dirottavamo in beneficenza a don Picchi” per i ragazzi bisognosi.
Ma qualcosa restò anche al bisognoso Geronzi. Per esempio una fontana “da un miliardo” (dice Gaucci) che Geronzi ridimensiona a “vasca di 5 blocchi in pietra” e che fa bella mostra nel giardino di villa Geronzi ai Castelli Romani: “Me la portò l’autista di Gaucci, il signor Macellari, un tipo molto invadente a cui non ho voluto fare la scortesia rifiutando quei pezzi dismessi da una villa di Gaucci”. Pareva scortese rifiutare gli scarti di Gaucci, così li tenne. Idem per tre statue, anche se Geronzi dice “non ricordo bene, ma non sono antiche e non sono di valore”. Altrimenti le avrebbe dirottate a don Picchi. E l’autista Macellari era così invadente che fu invitato alle nozze della figlia di Geronzi, Chiara, giornalista del Tg5 e socia della Gea World di Moggi & C. “Chiara – spiega il finanziere – fu costretta a invitare l’autista dopo aver ricevuto in regalo un quadro”. Povera stella. Ora però, come ha annunciato papà Geronzi al Meeting, “siamo tutti chiamati a una fase di impegno di costruzione del futuro”. Applausi. Sipario.
(Vignetta di Bandanax)
Segnalazioni
Giovedì 2 settembre, Agropoli, ore 18.30 - Marco Travaglio presenta "Ad personam". c/o Castello Medievale, via Castello.
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