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Informazione libera


Berlusconi si crede un amministratore delegato come Pacciani si credeva un chirurgo

ByoBlu - Sab, 31/07/2010 - 19:44


 Se te ne vai in giro con Pacciani a mutilare giovani donne, certo non puoi lamentarti se, nel pieno di un'impeto di frenesia chirurgica, al tuo compagno di merende scappa il coltellaccio di mano e ti tagliuzza il mignolo. E soprattutto, non puoi andartene in giro a giustificarti dicendo che il mostro non rispetta il giuramento di Ippocrate.
 
 Così, Fini non può sbattere la porta accorgendosi solo ora che "Berlusconi si crede un amministratore delegato": che il suo compagno di merende considerasse il paese come la sua azienda personale, l'Italia SpA, a noi della rete era chiaro da molto tempo. Quindi delle due l'una: o Fini ha l'intelligenza politica di una casalinga di Voghera, oppure gli è sempre convenuto qualcosa che adesso non gli conviene più. Non si può entrare in pompa magna nella Banda della Magliana e poi andarsene perché la legalità non è al centro di un'associazione a delinquere.

 Ma Fini è anche quello che si straccia le vesti per la rete e poi Giulia Bongiorno, finiana e presidente della Commissione Giustizia, non ammette neppure alla discussione in aula gli emendamenti al Diritto di Rettifica - comma 29 DDL Intercettazioni - presentati dalla rete per evitare la dolce eutanasia della blogosfera. Una impressionante lezione di coerenza.
 
 Nel frattempo, qualcuno dovrebbe spiegare a Piero Ostellino la differenza tra una notizia non veritiera e la trascrizione di un'intercettazione. Oggi, a pagina 47 del Corriere, scrive: 
« Se, invece, il giornalista pubblica i verbali dell'indagine di una Procura sa di non correre rischi. Anche se ciò che ha individuato non fosse veritiero, ledesse la rispettabilità dell'uomo pubblico, nessuno ne risponderebbe. »   Chiedete a postellino@corriere.it come fa un giornalista che pubblica il testo di un'intercettazione a divulgare qualcosa che non è veritiero. Il testo di un'intercettazione, telefonica o ambientale che sia, fintanto che riporta con puntualità quanto registrato, non è nè vero nè falso. Semmai, può essere rilevante penalmente oppure no. Ma questa è un'altra storia.

 Partendo da questo assunto - sbagliato - Ostellino ne desume che la battaglia per la pubblicazione delle intercettazioni non sia stata una battaglia per la libertà di informazione. Bisognerebbe, cioè, completare la pubblicazione delle intercettazioni con le dichiarazioni degli avvocati e dei diretti interessati, ma è proprio quello che vuole fare lui ad esulare dal concetto di informazione. Ostellino vuole fare direttamente il processo, ovvero vuole anticipare la rettifica a monte, con il risultato che nell'attesa non si pubblicherebbe più nulla.

  E poi, caro Ostellino, quale parte di "Io stamattina ridevo alle tre e mezza dentro al letto" beneficerebbe delle spiegazioni dei diretti interessati?


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31 luglio 2010 da Ines Tabusso

Voglio Scendere di Travaglio, Gomez e Corrias - Sab, 31/07/2010 - 16:03

guardian.co.uk
Saturday 31 July 2010
Now Berlusconi wants to censor bloggers as well as journalists
Roy Greenslade

Dopo aver tentato di censurare i giornali che non controlla, il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, non ancora soddisfatto, cerca di interferire con la liberta 'dei bloggers e degli utenti dei siti di social networking...


Financial Times.com
July 30 2010
Berlusconi moves on rebels
By Guy Dinmore

...Their incompatibility was always obvious – Mr Berlusconi, the populist with no coherent ideology other than his visceral opposition to the left, and Mr Fini, a believer in strong central government whose statesmanlike image was always at odds with the ad hoc allies of the prime minister.



Napolitano e interpreti a confronto

Ansa
31/7/2010
P3: Napolitano a Csm, trame inquinanti
Napolitano riceve i nuovi componenti del Csm e ribadisce l'esigenza di regole rigorose contro 'trame inquinanti che turbano e allarmano'. Il presidente cita vicende recenti legate all'operare, come aveva gia' detto, di 'squallide consorterie', delle quali 'tuttavia spettera' alla magistratura accertare l'effettiva fisionomia e rilevanza penale'. Occorre alzare la guardia, ribadisce, contro 'pratiche spartitorie' rispondenti ad 'interessi lobbistici'. Vanno evitato scontri istituzionali

tgcom.mediaset.it
31/7/2010
Napolitano: stop ai giudici in tv
"Più solide le regole deontologiche"

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lancia un duro attacco ai giudici. Dice che il sistema giustizia è gravemente insoddisfacente, chiede ai magistrati di rinunciare ad essere sempre sotto i riflettori della tv e auspica che siano consolidate le regole deontologiche per i magistrati e per i membri del Consiglio superiore della magistratura. "A ciò - sottolinea - si potrà dedicare con la necessaria ponderazione il nuovo Csm".



SkyTg24

31 luglio 2010
La rottura Fini-Berlusconi sulle prime pagine dei quotidiani
Le aperture dei principali giornali italiani puntano tutte sulla crisi all’interno della maggioranza e con la rottura tra Silvio Berlusconi e il presidente della Camera e cofondatore del Pdl, Gianfranco Fini.
Guarda la rassegna stampa


SkyTg24
30 luglio 2010
Fini: "Berlusconi illiberale. Non mi dimetto"
Dura replica a Berlusconi: "Sono stato espulso dal partito che ho contribuito a fondare senza che potessi esprimermi. Garantismo non vuol dire immunità". Creato il nuovo gruppo Futuro e Libertà per l'Italia.
L'intervento integrale in video

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E adesso che succede?

Voglio Scendere di Travaglio, Gomez e Corrias - Sab, 31/07/2010 - 15:45



da Il Fatto Quotidiano, 31 luglio 2010



Solo l’inciucio lo salverà - di Marco Travaglio
 


Nel 1994 il traditore era Bossi. Nel 2001-2006 erano Casini e Follini. Ora è Fini, che nei prossimi mesi verrà randellato a reti ed edicole unificate. Si scoprirà che Granata rapina le banche, Bocchino spalanca l’impermeabile ai giardinetti, Briguglio deruba le vecchiette. Stessa sorte toccherà a chiunque si avvicini ai finiani. Ma qualcosa rischia anche B.
Visti i tassi di assenteismo parlamentare del Pdl, solo gli inciucisti Pd & Udc potranno salvare le sue leggi vergogna prossime venture. Il redde rationem arriverà a dicembre, quando la Consulta (P3 permettendo) dovrebbe bocciare il legittimo impedimento. B., tornato imputato, dovrà strappare subito il processo breve o il lodo Alfano-bis. A quel punto, delle due l’una: o B. riuscirà a rimpiazzare i finiani con un pezzo di Udc (Cuffaro & his friends), o dovrà giocarsi il tutto per tutto alle urne. E, votando con la porcata Calderoli e col Pd in coma, potrebbe pure rivincere. Autoincoronandosi finalmente imperatore d’Italia. 

   
Tra lo scudo e il Carroccio - di Peter Gomez

Il pallino è in mano alla Lega. Bossi sosterrà B. finché penserà di poter ottenere il federalismo. Ma il sentiero è stretto. Perchè il Cavaliere ha due necessità primarie. Allargare la maggioranza e ottenere l’impunità per sè e i suoi amici. Il 14 dicembre la Consulta esaminerà, e verosimilmente casserà, la legge sul legittimo impedimento: la norma che blocca i dibattimenti contro il premier e tutti i ministri.
Prima di allora, per l’imputato B. è così necessario approvare lo scudo di riserva: il processo breve. Per farlo servono nuovi deputati. B. punta, sotto la regia dell’imputato Dell’Utri, ad imbarcare i parlamentari vicini all’imputato Cuffaro e molti altri impresentabili. Se non ci riuscirà si appellerà alla piazza. E userà i media per randellare non solo i finiani, ma chiunque nel centro-destra pensasse di seguirli. A Bossi, però, battere questa strada conviene poco. Significa rimandare il federalismo a un eventuale dopo elezioni. Più facile che stacchi la spina e tratti su un tavolo diverso. 

(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)


Nella rassegna stampa a cura di Ines Tabusso gli articoli sulla rottura Berlusconi - Fini e il testo integrale della bozza del documento votato dall’ufficio di presidenza del PdL.





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Filippo Ongaro: considerazioni sulla medicina e sui vaccini

Luogo comune - Sab, 31/07/2010 - 05:00

di Federico Povoleri

Nell'ambito del dibattito sui vaccini, desidero riportare alcune considerazioni del Dr. Filippo Ongaro, dottore e ricercatore conosciuto e stimato a livello internazionale, che ha pubblicato importantissime ricerche sul sistema immunitario.

Il Dottor Ongaro ha vissuto per molti anni all'estero, dove ha lavorato come medico degli astronauti presso l'agenzia spaziale europea (ESA). Si è occupato per anni dell'invecchiamento accelerato negli astronauti, sviluppando metodi di intervento per rallentarlo adottati sia dall' ESA che dalla NASA, dove ha lavorato a lungo presso il Johnson Space Center di Houston.

E' stato anche “Flight Surgeon” (medico d'equipaggio) presso il Gagarin Cosmonaut Training Center in Russia, dove tra il 2001 e il 2002 ha seguito con tale incarico il Colonnello Roberto Vittori, il primo italiano a volare con la navicella russa Soyuz.

Negli Stati Uniti ha perfezionato i suoi studi in Medicina Funzionale, Medicina Rigenerativa e Anti-Invecchiamento, ottenendo il diploma dell'American Board of Anti-Aging & Regenerative Medicine (ABAARM)

Il Dr. Ongaro è oggi Direttore Scientifico dell'Istituto di Medicina Rigenerativa e Anti-Aging (ISMERIAN). ...

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Litigio porta alla crisi di governo in Italia

Italia dall'estero - Ven, 30/07/2010 - 21:17

[Dagens Nyheter]


Nuove elezioni si avvicinano in Italia da quando il disaccordo tra il primo ministro Silvio Berlusconi e il suo vecchio sostenitore Gianfranco Fini si è incendiato fino a diventare guerra aperta.

Dopo mesi di critiche e relazioni tese tra i due, durante la sera di giovedì la loro collaborazione politica si è distrutta. Berlusconi ha accusato Fini di essere un traditore e un cospiratore che cerca di “uccidere lentamente” il loro partito, il Popolo della Libertà, che per due anni ha guidato la coalizione di governo.

In un’amara dichiarazione della direzione di partito, Fini è stato dichiarato non essere più all’altezza degli ideali del partito.
La stampa italiana ha tratto la conclusione che Fini in pratica sia stato buttato fuori dal partito e che con questo il forte Presidente della Camera potrà costringere Berlusconi ad andare alle elezioni anticipate. Il mandato scadrà nel 2013.

– “Non c’è alcun rischio. Abbiamo la maggioranza.” ha commentato Berlusconi sulla crisi di governo. Ma diversi osservatori riferiscono che la maggioranza è pericolosamente risicata e potrebbe rompersi in qualsiasi momento se Fini porterà con sé un numero sufficiente di simpatizzanti.

Secondo il quotidiano Corriere della Sera la brutalità dell’espulsione di Fini da parte di Berlusconi, inoltre, potrà avere effetti a lungo termine per tutta la coalizione di destra.

L’ex neofascista Fini ha appoggiato politicamente Berlusconi a lungo e ha sciolto il proprio partito per fondare, insieme con Berlusconi, il Popolo della Libertà.

Negli ultimi tempi Fini ha, tra l’altro, criticato duramente i tentativi di Berlusconi di proteggersi contro i suoi processi e limitare le possibilità della stampa di riportare informazioni sulle intercettazioni.

Gianfranco Fini ha fatto sapere venerdì che intende mantenere la carica di Presidente della Camera.
Ha spiegato che il Presidente è responsabile di fronte al Parlamento e non di fronte alla maggioranza che lo ha eletto, scrive il Corriere della Sera.

Fini ha detto di essere praticamente stato escluso dal partito giovedì sera. Egli ha accusato Berlusconi di avere un concetto “ben poco liberale” di democrazia.

Secondo il Corriere della Sera i sostenitori di Fini costituiranno immediatamente un nuovo gruppo alla Camera, chiamato Futuro e Libertà.

Fini ha rilasciato una conferenza stampa venerdì pomeriggio e ha detto, secondo Reuter, che i suoi alleati “appoggeranno lealmente il governo ogniqualvolta agirà nel solco del programma elettorale, ma non esiteranno a contrastare scelte ritenute ingiuste e lesive dell’interesse generale”.

[Articolo originale "Bråk skapar regeringskris i Italien"]

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I profeti del giorno dopo

Voglio Scendere di Travaglio, Gomez e Corrias - Ven, 30/07/2010 - 18:13



Signornò, da L'Espresso in edicola


E’ davvero encomiabile l’alto monito del capo dello Stato contro la “squallida consorteria” detta anche P3 che accomunava faccendieri, politici e magistrati. Così come quello del segretario dell’Anm Giuseppe Cascini: “Provo vergogna per l’immagine della magistratura emersa dai colloqui” intercettati fra alcune toghe illustrissime e il geometra irpino Pasqualino Lombardi. E come l’intemerata del vicepresidente del Csm Nicola Mancino.

Eppure, nelle tre autorevoli denunce, è come se mancasse qualcosa: uno sforzo di memoria per collegare la P3 a certe discusse e discutibili iniziative del Csm, avallate da Napolitano, plaudite dall’Anm e votate da Mancino contro magistrati certamente fallibili, ma altrettanto certamente estranei ai giochi di potere di questa e altre consorterie: Clementina Forleo, trasferita da Milano dopo aver osato intercettare il governatore Fazio e i furbetti del quartierino (fra cui Consorte, a proposito di consorterie); Luigi De Magistris, trasferito da Catanzaro dopo aver osato indagare sulla consorteria che chiamò profeticamente “nuova P2”; i pm salernitani Apicella, Nuzzi e Verasani, il primo cacciato dalla magistratura, la seconda e il terzo trasferiti dalla Campania dopo aver osato perquisire (con un decreto di sequestro giudicato addirittura “troppo lungo”) la consorteria calabrese che aveva isolato e sabotato De Magistris.

L’ispezione ministeriale su De Magistris partì subito dopo una perquisizione all’ex piduista Luigi Bisignani, indagato in “Why Not”: ispezione promossa dal ministro Clemente Mastella, amico di Bisignani, e condotta dall’ispettore capo Arcibaldo Miller, amico della P3. Il trasferimento di De Magistris, votato dal Csm unanime (lo disse Mancino), fu confermato dalle sezioni unite della Cassazione presiedute da Vincenzo Carbone, su richiesta del Pg Antonio Martone. Anche Mancino, Carbone e Martone risultano in contatto con uomini della P3. E chissà quante altre notizie interessanti sarebbero emerse sui casi Forleo, De Magistris e Salerno se le intercettazioni sulla P3 fossero scattate non uno, ma due o tre anni fa.

L’altro giorno De Magistris ha ricevuto una busta verde da Palazzo dei Marescialli: l’ordinanza della sezione disciplinare (presidente Mancino, vedi sopra) che ha archiviato, per le sue sopraggiunte dimissioni, l’ennesimo processo disciplinare nato dall’ennesima ispezione di Miller (vedi sopra) per una sua gravissima affermazione del 2008 su Micromega.it: “Non sono pochi i magistrati pienamente inseriti in un sistema di potere criminale che reagisce alle attività di controllo e si muove, dal sistema, per evitare che sia fatta verità e giustizia sui tanti fatti inquietanti della storia del Paese”. Miglior descrizione della P3 non si poteva fare. De Magistris ci era arrivato, senza intercettazioni, due anni fa ed è stato punito dagli amici della P3. Altri ci arrivano soltanto ora: che fanno, chiedono scusa o aspettano il Premio Lungimiranza 2010?
(Vignetta di Fifo)



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Prendere il toro per le corna

Luogo comune - Ven, 30/07/2010 - 16:50

Questa vicenda personale rappresenta uno splendido esempio di come possiamo cambiare il corso delle cose nel momento in cui decidiamo di assumerci la responsabilità per la nostra salute. Non in modo avventato e casuale, naturalmente, ma in modo razionale e informato, coma hanno fatto i due protagonisti della vicenda.

Prendere il toro per le corna di Freeman

Evitando di ribattere ai talebani delle vaccinazioni-che-hanno-salvato-il-mondo, vorrei limitarmi a riportare la mia esperienza personale con le vaccinazioni.

Antefatto. Mia moglie in occasione della somministrazione di una vaccinazione infantile ebbe una bruttissima reazione: rash cutanei, febbre altissima, vomito, convulsioni. Il tutto durò qualche giorno, e la madre terrorizzata decise di evitarle tutte le vaccinazioni future, anche se il suo medico diceva (già allora!, li indottrinano proprio bene...) che non era certa la correlazione. Ma il suo buon senso di madre prevalse, e così niente più vaccinazioni.

Purtroppo, servì a poco: di lì a qualche anno avrebbe sviluppato il diabete di Tipo 1, a seguito di una reazione autoimmune. Qualsiasi tentativo di collegare l'insorgenza improvvisa della malattia alla reazione avuta in seguito al vaccino si è scontrata contro il muro di gomma del "non è dimostrabile", ma lei in cuor suo ha questo fortissimo sospetto, anche perché nella storia della sua famiglia non esistono casi di diabete (quindi tanti saluti per il fattore ereditario).

Oggi ho due figli, il primo nato ormai quasi 5 anni fa. Si è preso 3 dosi di esavalente, ...

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Ma se ti Sposi una Mignotta non ti Puoi Lamentare se ti Mette le Corna!

Mente Critica - Ven, 30/07/2010 - 12:28


Ieri sera Belpietro, incredibile ma vero, è riuscito a dire una cosa giusta, anzi sacrosanta. A proposito della guerra tra Fini e Berlusconi ha detto che quando è stato fondato il PdL obiettivi e metodi erano ben chiari, il programma di governo era conosciuto, si sapeva esattamente cosa e come si sarebbe fatto. Lo sapevano tutti e, ovviamente, lo sapeva Fini che è uno dei fondatori del partito.
Quindi, di che si lamenta?

E’ inutile che vada cianciando di legalità, rispetto delle regole e dei ruoli, liberalismo, democrazia, giustizia; è inutile che chieda la cittadinanza breve, il rispetto per gli immigrati, posizioni più aperte sulla bioetica; è inutile chiedere che il partito funzioni in modo democratico, che chi ha problemi giudiziari si faccia da parte. Ha fondato un partito (ammesso che si possa parlare di “partito”), e anche prima ha sostenuto un governo, che è esattamente il contrario di tutto questo, per cui ha poco da lamentarsi.
Se oggi ci ritroviamo in una situazione che è eufemistico definire drammatica, è anche colpa sua. A meno che quello che dal 1994 è alleato e sostenitore di Sua Bassezza non sia un omonimo, ma non mi risulta.

Io non so se Fini riuscirà nel suo intento, se i suoi seguaci saranno tanti o pochi, se troverà un seguito tra gli elettori, ma non è questa ora la cosa importante. Se fosse in buona fede dovrebbe dire qualcosa come “Mi sono reso conto che la strada che ho seguito fino ad oggi è sbagliata. Ho danneggiato il paese sostenendo posizioni contrarie all’interesse dei cittadini. Lascio un partito che ho fondato ma nel quale non mi riconosco più. Chiedo scusa a tutti.
A tutti va riconosciuto il diritto di cambiare idea, di riconoscere i propri errori, perfino di avere una seconda occasione (anche se a dire il vero, Fini ne ha avute già parecchie di occasioni). Ma lui non sostiene di aver cambiato idea, tanto meno di aver commesso un errore; anzi, difende e rivendica la sua posizione dentro il partito e dentro lo schieramento di cui fa parte da sedici anni.

Fini è in mala fede. E fa una certa tristezza vedere persone che ripongono in lui la speranza di un cambiamento. Le sue posizioni, realmente di opposizione nei confronti del governo, sono il frutto non di un’opinione diversa, ma di un calcolo politico che mira ad un obiettivo ben preciso che nulla ha a che vedere con l’azione di governo. E’ in discussione, ormai lo hanno capito anche i bradipi, la leadership e quindi la successione a Berlusconi; una prospettiva dalla quale Fini rischia seriamente di rimanere tagliato fuori.

Nessuno si domanda perché in mezzo a questa bagarre Bossi se ne stia tranquillo in disparte; eppure è lì la chiave di volta, quella che può decidere le sorti sia del presente che del futuro governo. Bossi è un gran volpone, infatti se ne è guardato bene dall’entrare nel PdL, e sta aspettando di vedere chi vince questa battaglia per sapere a chi deve presentare il conto. Nel frattempo si rafforza portando avanti il suo programma e conquistando sempre più potere, potendo contare su una base elettorale che, un po’ perché ha le stesse becere posizioni un po’ perché ingenuamente ritiene che sia una forza innovatrice, lo supporta fideisticamente.

Fini non ha nulla di cui lamentarsi; noi invece sì, perché comunque finisca questa storia, non ne verrà fuori niente di buono per gli italiani. Il problema di fondo rimane sempre lo stesso: manca un’alternativa a questo gruppo di potere, e quelle poche realtà veramente nuove che ogni tanto tentano di affacciarsi sulla scena politica non trovano il sostegno dei cittadini, convinti che alternanza e alternativa siano la stessa cosa.

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Il Papa in vendita

ByoBlu - Ven, 30/07/2010 - 12:22


 Ci fu un giorno nel quale un tale di nome Gesù prese a randellate i banchetti dei mercanti di fronte al Tempio. Oggi distruggerebbe il Parlamento e lo ricostruirebbe in tre giorni. Se questo ritorno del Messia non è una sbruffonata, allora lo aspetto con ansia.

  Il tale in questione radunava folle oceaniche e non si curava di allestire nessun palco, né di assoldare un service, né tantomeno di pagare rockstar. Nessuno vendeva lattine di cocacola o bottigliette d'acqua a prezzi da rapina. Casomai, bastava dare una moltiplicatina a pani e pesci e il buffet era servito. Nessuno pagava il biglietto, nessuno pagava il conto. Nessuno scontrino, nessuno spreco di alberi, nessuna verifica fiscale, nessuna SIAE... Dio è eco-sostenibile, equo-solidale e open-source.
 
 Fatto fuori lui, i suoi discepoli ricostruirono i banchetti. Iniziarono a vendere souvenir della sua esecuzione capitale (a proposito: chi produce tutti i crocefissi appesi per legge nella maggioranza dei luoghi istituzionali? Così, tanto per sapere...), e misero in commercio addirittura biglietti d'ingresso per il regno dei cieli. La chiamavano indulgenza divina ed era dispensata in cambio di un ragionevole corrispettivo: un'assoluzione in scatola, una specie di ricarica spirituale in comodi tagli da dieci e da venti. Poi inventarono i pellegrinaggi, il fenomeno del turismo religioso, l'esenzione ICI ed altre amenità che consentono di gestire un esercizio alberghiero in regime di totale e sleale concorrenza; eressero lenzuoli di lino orditi con trame complesse e con più di due fili - introdotte in epoca successiva a quella del corpo che si vuole vi fosse avvolto - a oggetti di culto, simulacri della divinità da adorare a pagamento dopo lo smaltimento di interminabili code. Riempirono i mercati di vitelli d'oro, immaginette, medagliette, collanine, ciondoli, statuine di plastica ricolme di acque sacre, riproduzioni in miniatura di santuari ove miracolose apparizioni impongono almeno un costoso pellegrinaggio nella vita, viaggi della speranza verso luoghi di guarigione per ammalati senza speranza e così via. Alcuni seguaci divennero addirittura tesorieri di attività illecite, altri diedero vita ad un impero economico coinvolto nei più grossi scandali finanziari come l'affare Sindona e il crac del Banco Ambrosiano. Tutto questo in nome dello stesso tale che prendeva a calci in culo i mercanti del Tempio.
 
  Ora, causa ristrettezze economiche, mettono in vendita il Papa. Se lo vuoi vedere, paghi. 10 sterline per una veglia di preghiera ad Hyde Park, il 18 settembre, e ben 25 per assistere allo show della beatificazione del cardinale John Henry Newman, il giorno successivo. Organizzare un evento costa, e del resto il tale che moltiplicava pani e pesci (e prendeva a randellate i box office) non è più disponibile. E poi, vuoi mettere: canteranno gruppi cattolici provenienti dall'Inghilterra, dalla Scozia e dal Galles, compreso il formidabile trio di sacerdoti: The Priests.

 Certo, non si tratta di un vero e proprio biglietto di ingresso. Piuttosto, dicono, è un contributo spontaneo. Fisso. 35 sterline da versare volontariamente. Se poi uno è indigente, si fa uno strappo. Eppure, a voler essere populisti e qualunquisti - che ci piace tanto - mi domando quante veglie di preghiera si potrebbero finanziare mettendo all'asta l'anello di Ratzinger.

 Sono lontani i tempi del discorso della montagna.
« Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
   Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
   Beati voi che ora piangete, perché riderete. [...]
   Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
   Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
   Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
» Quanti chiodi bisogna ancora piantare nelle carni di questo povero Cristo?


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Berlusconi e le “mele marce”

Italia dall'estero - Gio, 29/07/2010 - 18:54

[Jeune Afrique]


Non si contano più i responsabili politici, i magistrati o gli uomini d’affari chiamati in causa per corruzione. Come se il capo del governo fosse ormai incapace di assicurare protezione dei suoi amici.

Sette mesi dopo l’aggressione di cui è stato vittima di fronte al duomo di Milano, Silvio Berlusconi (73 anni) è tornato sul luogo del “delitto” per ricevere un premio che ricompensa il suo carisma e la sua leadership. Numerosi membri del suo governo si trovano tuttavia coinvolti in scandali. Al punto che molti italiani cominciano a chiedersi se, per il presidente del Consiglio, non sia arrivato il momento di passare il testimone.

Per un po’ si pensava di essere quasi tornati all’inizio degli anni 1990, quando il moltiplicarsi di certi eventi provocò lo sprofondamento di tutto il sistema. Alcune inchieste per corruzione sono in effetti state aperte nei confronti di una sfilza di ministri, uomini d’affari, magistrati e responsabili politici – alcuni sospettati di intrattenere legami con la mafia.

“Odore di melma”

L’ultima fra queste riguarda una presunta società segreta alla quale sono sospettati di appartenere gli alleati più vicini a Berlusconi. Ma per Giulio Tremonti, ministro delle Finanze e possibile successore del Cavaliere, non si tratterebbe altro che di qualche “mela marcia”. Ossia l’albero non sarebbe compromesso, e il frutteto ancora meno. Resta il fatto che Tremonti si è recentemente pronunciato, o per la convocazione delle elezioni anticipate, oppure per l’introduzione di un governo tecnico. “Un odore di melma sta emanando dal palazzo della repubblica” ha seccamente replicato Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano d’opposizione La Repubblica.

Il Giornale, un quotidiano dell’impero mediatico della famiglia Berlusconi, denuncia, da parte sua, il clima di tradimento che prevale attualmente all’apice dello Stato. Per definire le cose, incita Gianfranco Fini, presidente della Camera (e cofondatore del Popolo della Libertà, il partito al potere), a mettere in atto la sua minaccia, velata ma esplicita, di ritirarsi dalla coalizione di governo con i suoi sostenitori. Malgrado resti un attore chiave della scena politica italiana, quest’ultimo è lontano dalla sicurezza di disporre, in Parlamento, di un numero di deputati sufficiente a rovesciare il Governo, ammesso che lo voglia fare.

Ma il principale problema di Berlusconi risiede altrove. È in effetti tutto il sistema clientelare pazientemente edificato con cura ad essere oggi minacciato da un pugno di magistrati. Dal mese di maggio [Berlusconi] è stato costretto ad accettare le dimissioni di 2 ministri e di un alto funzionario del Tesoro. Alcune persone ci vedono la prova che non sia più abbastanza forte da poter assicurare la protezione dei “suoi”.

[Articolo originale "Berlusconi et les "pommes pourries"" di Guy Dinmore]

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La Corte e i cortigiani

Voglio Scendere di Travaglio, Gomez e Corrias - Gio, 29/07/2010 - 17:15

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da Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2010

A beneficio dei finti tonti che preferiscono non vedere e non sentire, è bene rileggere fino alla noia poche righe dell’ordinanza con cui il presidente del Tribunale del Riesame di Roma, Guglielmo Muntoni, ha confermato il carcere per il trio P3 Carboni-Lombardi-Martino: “Lombardi era riuscito a ottenere l’assicurazione sul voto, nel senso voluto dai sodali, di 7 dei 15 giudici della Corte costituzionale” per la costituzionalità dell’incostituzionalissimo lodo Alfano. Poi uno cambiò idea e il lodo fu bocciato il 7 ottobre 2009 con una maggioranza di 9 a 6: ma “resta il fatto che tale ingerenza ci fu e venne esercitata su almeno 6 giudici costituzionali che anticiparono a un soggetto come il Lombardi la loro decisione”. Un giudice terzo, non un pm rosso di passaggio, non un ambiguo flatus vocis intercettato, ha le prove che “almeno 6 giudici” della Corte violarono il segreto della camera di consiglio e anticiparono a un faccendiere di quart’ordine, il geometra irpino Pasqualino Lombardi, il voto favorevole a una legge incostituzionale.

Cioè: la Consulta è inquinata per i due quinti dei suoi componenti da giudici felloni e continuerà ad esserlo finché costoro non cesseranno dall’incarico. La stessa mafia partitocratica che regna nelle Asl, nelle fondazioni bancarie e nelle cosiddette Authority (vedi indagine di Trani) è penetrata non solo nel Csm (dove l’elezione dell’Udc Vietti a vicepresidente e di politicanti di destra e sinistra a membri laici perpetuerà l’andazzo anche per la prossima consiliatura), ma addirittura nel massimo organo di garanzia sulla legittimità delle leggi dello Stato. Ciascun partito, lobby, banda, cricca, P2 e P3 ha i suoi uomini di fiducia da chiamare per pilotare, condizionare o almeno conoscere in anticipo le decisioni dell’organo costituzionale che più di ogni altro dovrebbe essere super partes, dunque impermeabile.

L’ennesimo colpo di Stato si consuma sotto gli occhi di chi si ostina a non vedere e non provvedere. Non erano dunque millanterie, fanfaronate, voci dal sen fuggite quelle captate nelle telefonate fra Lombardi e gli altri compari di P3 dopo la bocciatura del lodo: “Chist’ erano sette, so’ statt’ siempre sette, l’ottav’ nun l’ammo mai truvate... che cazz’ t’agg’a dicere... Noi ne tenevamo cinque certi e ce ne volevano (altri, ndr) tre, ne tenevamo due (incerti, ndr) e ce n’è rimasto uno... ch’amm’a fa’...”. E non erano tentativi maldestri di “quattro sfigati in pensione” le riunioni chez Verdini col sottosegretario Caliendo, il senatore Dell’Utri, i giudici Martone e Miller, collegati via cavo con Carboni, Martino e Lombardi, alla vigilia del voto della Consulta. L’ha confessato Lombardi ai pm: “Facevo pressioni sulla Corte per acquisire meriti con Berlusconi”.

E B. sapeva tutto, se è vero che la sera del 7 ottobre tuonò a Porta a Porta: “Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta. Bastava che intervenisse con la sua nota influenza sui giudici e ci sarebbe stato quello spostamento di due voti che avrebbe fatto passare la legge. E su Napolitano le mie dichiarazioni potrebbero essere anche più esplicite e dirette...”. Come poteva il premier conoscere i numeri top secret dei voti favorevoli e contrari al lodo? Chi gli aveva detto che, per raggiungere la maggioranza di 8 a 15, bastava uno “spostamento di due voti”? Un mese prima L’espresso aveva rivelato che due dei giudici pro-lodo, Mazzella e Napolitano (solo omonimo del capo dello Stato) avevano cenato con B., Alfano e Gianni Letta. Ma quando Di Pietro osò chiedere loro di dimettersi o almeno di astenersi dal voto, restò isolato e il Colle tacque. Che intende fare ora il Quirinale, a cui spetta la nomina di 5 giudici costituzionali, per bonificare la Consulta ed evitare che gli “almeno 6 giudici” di cui sopra continuino a rispondere a questo o quel faccendiere di governo, anziché alla Costituzione repubblicana? Stavolta il solito “monito” potrebbe non bastare. Ma, finora, non è arrivato nemmeno quello. 
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Gano Jago e Sansonetti di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org
Il traditore - Ucuntu n,82 del 28 luglio 2010


No al bavaglio della rete - Firma l'appello di Valigia Blu contro le norme bavaglio ai blog e per la modifica del comma 29 del Ddl intercettazioni.

Giovedì 29 luglio, ore 16, Piazza Montecitorio, Roma - Presidio "Né tagli né bavagli" (dal blog della FNSI No al silenzio di Stato

Video - La notte dei blogger (da repubblica.it)

"Non facciamo morire i libri" - L'appello dei giuristi contro le norme sull'editoria del Ddl intercettazioni


 

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28 luglio 2010 da Ines Tabusso

Voglio Scendere di Travaglio, Gomez e Corrias - Mer, 28/07/2010 - 19:51


Corriere della Sera
29 luglio 2010
Il deferimento di tre deputati, la sfiducia a Fini
Pdl: la bozza del documento dell'ufficio di presidenza
«Uso politico della giustizia sulla base di una campagna mediatica e scandalistica»


ANSA
28 luglio, 22:02
Fini: sto con Berlusconi, Premier: Governo è saldo
Offerta di pace dal presidente della Camera: resto per onorare gli impegni politici


Il Giornale
28 luglio 2010
Fini, la compagna, il cognato e la strana casa a Montecarlo
di Gian Marco Chiocci




ilsole24ore.com
28 luglio 2010
Ecco le motivazioni della condanna per diffamazione al senatore Andreotti
di Patrizia Maciocchi



La Stampa
28 luglio 2010
Gli elettori senza potere
Michele Ainis


C’è un fantasma nella nostra scena pubblica: la legge elettorale. La sua riforma non ha mai occupato i desideri della maggioranza di governo, ora non interessa più nemmeno all’opposizione. Perché dovrebbe? È così comodo manovrare un esercito di soldatini di piombo travestiti da parlamentari.
Niente capricci, niente alzate d’ingegno: altrimenti la volta prossima te ne rimani a casa, anche se la tua pagina su Facebook conta un popolo di lettori e di elettori. E poi nell’agenda politica incalzano altre urgenze, altre questioni: la manovra finanziaria, le intercettazioni, il federalismo, l’università. Perché mai dovremmo attardarci sugli alambicchi del maggioritario o del proporzionale?
Eppure c’è un nesso tra i funerali della legalità e il battesimo della nuova classe dirigente. Basta misurare le reazioni dei politici finiti sotto torchio. Verdini: una congiura mediatica. Cosentino: un complotto giudiziario. Brancher, Dell’Utri, Caliendo: idem. E comunque l’essenziale è mantenere la fiducia del Capo, chissenefrega dei giornali. Tanto è lui, soltanto lui, che decide il tuo posto in Parlamento. L’insubordinazione, ecco il delitto più infamante.
Per i disobbedienti s’agita il randello dell’epurazione, oggi dal Pdl contro il finiano Granata, ieri dal Pd verso Riccardo Villari, dal Pdci verso Marco Rizzo, da Idv verso Nicola D’Ascanio, dalla Lega con una lista di proscrizione lunga come l’elenco del telefono. D’altronde Bossi l’ha detto chiaro e tondo, inaugurando nei giorni scorsi la sezione di Travedona Monate: «chi pianta casino è fuori dal partito». Berlusconi usa un linguaggio più tornito, ma anche per lui la «lealtà» costituisce la prima virtù dei suoi parlamentari. Insomma ai padroni del vapore sta a cuore la fedeltà, non certo l’onestà. Le nomine si fanno per appartenenza, non per competenza. Sicché gli incompetenti disonesti sono ormai il grosso della nostra classe dirigente.
Negli Stati Uniti o in Inghilterra non succederebbe. Lì, se un deputato viene sorpreso con le dita nella marmellata, la sua constituency gli sbatte la porta in faccia senza troppi complimenti, e lui poi difficilmente trova un altro collegio elettorale. Lì l’accountability, la responsabilità dell’eletto verso l’elettore, è l’olio che fa girare il motore democratico. Lì la reputazione dei politici è come la verginità: quando l’hai persa è per sempre, non c’è chirurgo plastico che tenga. Noi, in Italia, questa medicina non l’abbiamo mai bevuta. Neanche ai tempi della Dc, un partito che ha pietrificato per 45 anni ogni alternanza di governo. Sarà che abitiamo in un Paese cattolico, dove il confessionale monda ogni peccato. Sarà l’eredità delle corporazioni medievali, un mondo dove il mestiere dei padri spettava di diritto ai figli, senza concorrenza, senza ricambio d’uomini e di idee. Ma certo dal 2005, da quando abbiamo in circolo questa legge elettorale, lo spettacolo è scaduto ulteriormente. Servirebbe l’uninominale, uno contro uno. Servirebbe la possibilità di revocare gli eletti immeritevoli. Invece la politica italiana ha revocato gli elettori.



"… Anche se gli alleati causeranno la caduta di Berlusconi, dovranno rispondere ad una domanda che ogni cittadino ha il diritto ed il dovere di rivolgere loro: “dove eravate voi quando Silvio Berlusconi costruiva e rafforzava il suo potere devastando la libertà di tutti?”. Poiché dovranno ammettere che erano con Berlusconi e che lo hanno aiutato ad erigere il suo sistema di corte, dovranno avere la bontà di spiegare in che cosa e perché il Berlusconi del, poniamo, 2001-2006, sarebbe diverso dal Berlusconi del 2010 a tal segno che il primo doveva essere sostenuto, il secondo deve essere combattuto. È bene non dimenticare che senza alleati non avrebbe avuto la maggioranza per governare e l’Italia si sarebbe risparmiata quindici anni di degrado civile. […] I casi sono due: o questi signori non capirono per difetto di sapienza politica, e allora non meritano di essere leader e devono ritirarsi in buon ordine a svolgere attività più consone ai loro talenti; o capirono perfettamente e, gli alleati, decisero egualmente di sostenere Berlusconi, l’opposizione, di non combatterlo, allora sono tutti complici e, a maggior ragione, dovrebbero lasciare il posto ad altri che sappiano parlare un linguaggio davvero alternativo a quello berlusconiano e sappiano far seguire alle parole azioni coerenti. […] L’emancipazione dal sistema berlusconiano non avverrà quando al governo ci saranno vecchi alleati insieme ad accomodanti oppositori, ma quando a guidare la Repubblica ci saranno donne e uomini che, alla domanda “dove eravate voi?”, potranno rispondere “dall’altra parte. Sempre!”".
(Maurizio Viroli, il Fatto Quotidiano, 25 luglio 2010)



"…Non vi è uccello che si lasci più facilmente prendere nella pania, o pesce che per ingordigia del verme abbocchi all'amo più prontamente di quanto tutti i popoli si facciano adescare dalla servitù, solo che ne abbiano il minimo sentore. È sorprendente come cedono sull'istante alla minima lusinga. Teatri, giochi, commedie, spettacoli, gladiatori, animali esotici, medaglie, esposizioni di dipinti e altre droghe di questo genere costituivano per i popoli antichi l'esca della servitù, il prezzo della libertà, lo strumento della tirannide. Con questi mezzi, questi sistemi, questi allettamenti, gli antichi tiranni stordivano i loro sudditi sotto il giogo. Così quei popoli inebetiti, trovando gradevoli simili passatempi, divertiti dai vani piaceri che venivano fatti balenare davanti ai loro occhi, si abituavano a servire in modo sciocco. […] Non sono gli squadroni a cavallo né le schiere di fanti, né le armi a difendere il tiranno. Da principio si fa fatica a crederlo, ma è così […] È accaduto sempre che cinque o sei uomini siano diventati i confidenti del tiranno, o perché si sono fatti avanti da soli o perché sono stati chiamati da questi per diventare complici delle sue crudeltà, compagni dei suoi piaceri, ruffiani della sua lussuria, soci nello spartirsi i frutti delle sue ruberie. […] Questi sei profittatori ne hanno altri seicento sotto di loro, che si comportano nei loro riguardi come essi fanno col tiranno. A loro volta i seicento ne hanno sotto di loro altri seimila […] Dietro costoro la fila prosegue interminabile, e chi volesse divertirsi a dipanare questa matassa vedrebbe che non sono seimila, ma centomila, milioni le persone che rimangono legate al tiranno con questa fune e si mantengono ad essa […] Insomma, tra favori e vantaggi, protezioni e profitti ottenuti grazie ai tiranni, si arriva al punto che quanti ritengono vantaggiosa la tirannia sono quasi altrettanto numerosi di quelli che preferirebbero la libertà.
Così il tiranno assoggetta gli uni servendosi degli altri, e viene difeso da uomini da cui dovrebbe difendersi, se valessero qualcosa […] Eppure, vedendo questi individui che servono il tiranno per trarre vantaggio dal loro potere e dalla servitù del popolo, spesso mi stupisce la loro malvagità e talvolta mi fa pena la loro stupidità; perché, a dire il vero, avvicinarsi a un tiranno cos'altro significa se non allontanarsi dalla propria libertà e afferrare, per così dire, a due mani e abbracciare la propria servitù? […] Non è sufficiente che gli obbediscano, devono compiacerlo rompendosi le ossa, tormentandosi e distruggendosi per curare i suoi interessi; devono amare ciò che egli ama, sacrificare i propri gusti ai suoi, violentare la propria indole sino a spogliarsi della propria personalità […] Quale condizione è più miserabile del vivere così, senza avere nulla di proprio, dipendendo da un altro per il proprio benessere, la propria libertà, il proprio corpo, la vita stessa? …"
(Étienne de La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, intorno al 1550)


"...Un giorno l'imperatore decise di intrattenermi con parecchi dei loro giochi nazionali, nei quali eccellono su tutti i paesi che ho conosciuto, sia in destrezza che in magnificenza. Nessuno mi diverti' quanto quello dei funamboli eseguito su di un sottile filo bianco, lungo circa due piedi e alto dodici pollici, sul quale, se il lettore me lo permette, vorrei dilungarmi un po'.
Questo gioco e' praticato solo da quelle persone che, a Corte, sono candidate a cariche molto elevate o a godere di grandi onori. Si esercitano in quest'arte fin dalla giovinezza, e non sempre sono di nobili natali, o hanno ricevuto un'istruzione liberale. Quando una carica importante si rende vacante perche' il titolare e' morto o e' caduto in disgrazia (cosa tutt'altro che rara), cinque o sei candidati rivolgono una petizione all'Imperatore chiedendo il permesso di intrattenere Sua Maesta' e la Corte, esibendosi nella Danza sulla Corda. Chi esegue il salto piu' alto, senza cadere, ottiene l'incarico. Capita molto spesso che anche i Ministri in carica ricevano l'odine di dare un saggio della loro bravura, per convincere l'Imperatore di non aver perduto le loro capacita'.
Flimnap, il Tesoriere, ha il permesso di eseguire una capriola sulla corda tesa almeno un pollice piu' in alto di qualsiasi altro Lord dell'Impero. L'ho visto fare il salto mortale parecchie volte di seguito su una tavoletta fissata ad una corda che non e' piu' grossa di un comunissimo spago. Il piu' bravo, dopo di lui, se non sono parziale, credo sia il mio amico Reldresal, Primo Segretario agli Interni. Tutti gli altri alti dignitari sono piu' o meno sullo stesso livello.
Nel corso dei giochi si verificano spesso incidenti mortali: se ne sono registrati moltissimi casi. Io stesso ho visto due o tre candidati rompersi un braccio o una gamba. Ma il pericolo piu' grave lo corrono i ministri, quando viene loro ordinato di comprovare la loro abilita'. Perche', nell'ansia di superare se stessi e i loro colleghi, si sforzano a tal punto che nessuno di loro e' riuscito a non cadere mai, anzi, alcuni sono gia' caduti due o tre volte. Ho appreso da fonti attendibili che, un anno o due prima del mio arrivo, Flimnap si sarebbe certamente rotto l'osso del collo, se la violenza della sua caduta non fosse stata attutita da uno dei cuscini del Re, che si trovava in terra per puro caso.
L'imperatore tiene in mano un bastone, le cui estremità' sono parallele all'orizzonte, mentre i candidati, avanzando l'uno dopo l'altro, a volte saltano sopra il bastone, a volte vi strisciano sotto, avanti e indietro per parecchie volte, a seconda che il bastone venga alzato o abbassato. A volte e' l'Imperatore che tiene un capo del bastone e il primo Ministro l'altro, altre volte lo regge solo il Primo Ministro. Chi svolge l'esercizio con piu' agilita', e resiste piu' a lungo saltando e strisciando, riceve in premio il filo di seta Azzurro. Il filo Rosso va al secondo classificato, e il Verde al terzo. Tutti loro se li portano girati due volte intorno, piu' o meno all'altezza della vita, e sono pochi i dignitari di questa Corte che non si fregino di una di queste cinture..."
(Jonathan Swift, "I viaggi dI Gulliver, Parte I, VIaggio a Lilliput, Capitolo III, 1726)


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Notti bianche, Milano trema

Voglio Scendere di Travaglio, Gomez e Corrias - Mer, 28/07/2010 - 18:00




da Il Fatto Quotidiano, 28 luglio 2010
 Non serve scendere nei bagni dell'Hollywood se si vuol davvero capire che cosa sta accadendo a Milano. Lì troverete solo quello che si allinea in ogni locale notturno del Paese: polvere e stelline. Ragazze immagine, escort, manager e sportivi, ma anche impiegati, studenti e qualche politico, dalle pupille e le narici dilatate. No, per comprendere questa città bisogna volare alto. Si deve salire sulle guglie del Duomo dove, il 19 luglio, la Corte ha celebrato il suo Sovrano donando al premier Berlusconi il premio Grande Milano.
Una foto di gruppo con famiglio da lasciare a bocca aperta: i ministri La Russa e Brambilla, il banchiere Doris, il prete don Verzé, il sindaco Moratti e il governatore Formigoni. E poi lui, il famiglio, Lele Mora, felice di essere lassù, nonostante un cognato condannato per traffico di droga, un’inchiesta per bancarotta in corso, le tasse non pagate e molti scandali, legati allo spregiudicato utilizzo di attricette e ragazze immagine, evitati per un soffio. Sì, perché Lele, il re dell’Hollywood, è <?xml:namespace prefix = owc ns = "http://www.olivesoftware.com/schema/owc.xsd" /> tornato. Come? Se ne erano già accorti gli addetti alla sicurezza di Berlusconi che, a Natale, lo avevano visto entrare ad Arcore con il consueto seguito di bellezze sudamericane. E come si accorgono adesso, senza battere ciglio, i benpensanti milanesi pronti invece a scandalizzarsi per quello che i loro figli fanno nei cessi delle discoteche. La sua presenza ufficiale al fianco del premier, le sue sfacciate interviste in cui racconta di cenare abitualmente con Dell’Utri per leggere i falsi diari di Mussolini, spiegano meglio di un trattato di sociologia cosa è accaduto in città.

Vent’anni di Berlusconi (ma non solo) hanno fatto venir meno il valore dell’esempio. È stata, a poco a poco, fatta scomparire la consapevolezza che ci sono molti comportamenti forse irrilevanti penalmente, ma che chi è stato scelto dagli elettori come classe dirigente non si deve permettere. Così se a Milano il Capo si vede con Mora, Dell’Utri si può incontrare con Mangano o con la famiglia del boss Piromalli. E una quindicina tra consiglieri regionali e amministratori locali lombardi possono frequentare abitualmente, come dimostrano fotograficamente le ultime indagini, capimafia della ‘ndrangheta. Nessuno, intanto, nei loro partiti può permettersi di chiedere conto e ragione dei loro comportamenti. Anche se sono comportamenti a rischio. Perché il pesce, si sa, puzza dalla testa.   
(Vignetta di Bandanax)

Mele marce - Le poesie di Carlo Cornaglia
Il primo ottobre del duemilanove
c’è a casa di Verdini un bel gruppetto
e le intercettazion ne dan le prove:
Flavio Carboni, amico del ducetto

dai giorni dell’arrivo alla Certosa,
l’ex socialista Arcangelo Martino
che presentò il papà della virtuosa
minorenne Noemi all’omarino
(leggi tutto)

Segnalazioni

"Non facciamo morire i libri" - L'appello dei giuristi contro le norme sull'editoria del Ddl intercettazioni

Video - Piazza Duomo: vietato l'ingresso ai dissidenti (dal blog Qui Milano Libera)

No al bavaglio della rete - Firma l'appello di Valigia Blu contro le norme bavaglio ai blog e per la modifica del comma 29 del Ddl intercettazioni.

Giovedì 29 luglio, ore 16, Piazza Montecitorio, Roma - Presidio "Né tagli né bavagli" (dal blog della FNSI No al silenzio di Stato

"Imporre la rettifica ai blog è assurdo e ingiusto" - Intervista a Peter Gomez, di Micol Sarfatti (da articolo21.org)


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Ritorno al futuro

ByoBlu - Mer, 28/07/2010 - 16:15


  In Finlandia 100 megabit a testa sono un diritto come quello di cittadinanza. L'Islanda ha appena approvato all'unanimità una risoluzione che la renderà il Paradiso dell'Informazione, istituendo il diritto di bloggare in un mondo libero da querele. Noi non siamo neanche più il fanalino di coda. I fanalini di coda vanno perlomeno nella stessa direzione del resto del convoglio. Noi andiamo in direzione ostinata e contraria.

  Einstein scoperse che tanto più velocemente due treni si allontanano l'uno dall'altro, tanto pià il tempo scorre a velocità diverse per i viaggiatori dell'uno e dell'altro convoglio. L'Italia si allontana dalla modernità a passo spedito. Il tempo, per gli italiani, oramai si muove all'incontrario. Siamo tachioni: viaggiamo all'indietro verso il medioevo dell'informazione.

 Questo è un blog frequentato da gente umile, con i piedi per terra. Non siamo per nulla megalomani nè esaltati. Infatti non vogliamo cambiare il mondo: ci limiteremo a cambiare l'Italia. Nel tempo libero, s'intende. Portiamo in questo paese oscurantista e retrogrado una ventata di futuro: chiediamo l'approvazione di una Italian Modern Media Initiative.

  Per una Italian Modern Media Initiative è una pagina sociale. Raggiunti qualche migliaio di iscritti, diventerà patrimonio collettivo e andrà in autogestione. Mettete il vostro "Mi Piace" e fatelo mettere ai vostri amici. Creiamo un movimento trasversale che inverta lo scorrere del tempo negli orologi di Montecitorio e di palazzo Madama. E' l'ora del ritorno al futuro.

Arruolati anche tu nel movimento che vuole una ITALIAN MODERN MEDIA INITIATIVE metti il tuo "Mi Piace"
 
 
 Nel frattempo, questo è il testo della lettera aperta a Corrado Calabrò con la quale io, Guido Scorza, la Federazione delle micro web-tv e tutti i firmatari in calce chiediamo all'AGCOM di rivedere la regolamentazione che, qualora divenisse operativa, costringerebbe molte web-tv e anche qualche videoblogger a cessare la propria attività.

Ill.mo
Pres. Corrado Calabrò
Presidente Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni


Ill.mo Presidente,
 
 all’indomani del varo del c.d. Decreto Romani, Lei ha manifestato forti perplessità sul testo del provvedimento, dichiarando alla stampa che “Un filtro generalizzato su internet da una parte è restrittivo, come nessun paese occidentale ha mai accettato di fare, dall'altra è inefficace perchè è un filtro burocratico a priori”.

 Lo scorso 6 luglio, nel prendere la parola alla Camera dei Deputati, per la Sua relazione annuale, ha sottolineato come “I seri problemi generati da internet non obliterano la sua insostituibile funzione informativa” e ricordato come “è stato giustamente osservato che se ci fosse stato internet l’Olocausto non avrebbe potuto essere ignorato".

  Si è trattato di dichiarazioni importanti perchè provenienti da un profondo conoscitore delle dinamiche dell’informazione offline ed online e perchè costituenti un segnale di grande attenzione e sensibilità dell’Autorità che Lei presiede verso la Rete, la sua multiforme natura e le importanti differenze sussistenti tra questo nuovo media ed il mondo dell’informazione tradizionale.

  Gli schemi di Regolamento sulla disciplina dell’attività di fornitura di contenuti audiovisivi in modalità lineare e on demand, sui quali, nelle scorse settimane, con le Delibere n. 258 e 259, la Sua Autorità ha promosso due distinte consultazioni pubbliche, tuttavia, sembrano muovere da presupposti lontani anni luce da tali dichiarazioni e condurre a conclusioni incompatibili con la convinzione da Lei reiteratamente manifestata di voler rispettare la natura della Rete e le peculiarità dell’informazione online.

  Tali Regolamenti che il c.d. Decreto Romani ha demandato alla Sua Autorità di emanare, infatti, minacciano di obbligare migliaia di soggetti – giovanissimi, non imprenditori o piccoli imprenditori – a confrontarsi con un’infrastruttura burocratico-amministrativa impegnativa, a richiedere un’autorizzazione per l’esercizio della propria attività anche se poco o niente affatto lucrativa, a versare un importo tra i 3 ed i 6 mila euro per rimborsare alla Sua Autorità i costi di gestione dell’istruttoria che sarebbe necessaria al rilascio delle autorizzazioni ed ad iscriversi nel Registro unico degli operatori della comunicazione.

Gli stessi Regolamenti, inoltre, appaiono destinati ad imporre a tali soggetti stringenti obblighi di conservazione e registrazione dei contenuti diffusi al pubblico nonchè l’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla Stampa a carico dei professionisti – giornalisti ed editori – dell’informazione.

  Siamo consapevoli che il c.d. Decreto Romani circoscrive in maniera importante il margine di autonomia della Sua Autorità nel dettare la disciplina secondaria della materia e, ad un tempo, siamo convinti che la formulazione dei due schemi di Regolamento in termini tanto distanti dalle posizioni da Lei manifestate pubblicamente sia dovuta alla complessità ed al livello di articolazione dell’attività svolta da AGCOM in questo clima di grande tensione e fermento nel mondo dell’informazione.

  E’ proprio muovendo da questi presupposti che Le chiediamo di tornare ad esaminare – con il contributo di quanti hanno già rappresentato l’intenzione di partecipare alle consultazioni promosse – i due schemi di Regolamento ed a intervenire al fine, almeno, di rimuovere le più eclatanti e preoccupanti anomalie in essi contenute.

  Allegate alla presente, troverà le risposte ai quesiti posti dall’AGCOM agli interessati nell’ambito delle due citate consultazioni.

  Ci auguriamo che la Sua Autorità – come di recente avvenuto anche in occasione della predisposizione dello Studio sul diritto d’autore – voglia confermarsi attenta ai problemi ed alle questioni della Rete, senza sottrarsi al proprio ruolo di Autorità di controllo e regolamentazione ma, ad un tempo, interpretando tale ruolo in modo moderno e coerente con le dinamiche della circolazione delle idee e dei contenuti nello spazio telematico.

Con osservanza,

Giampaolo Colletti - Femi – Federazione Italiana micro web TV
Juan Carlos de Martin - Nexa Center for Internet & Society
Guido ScorzaIstituto per le politiche dell’innovazione
Claudio MessoraByoblu
Arianna Ciccone – Festival Internazionale del giornalismo - Valigia Blu
Vittorio ZambardinoScene digitali
Alessandro GilioliPiovono Rane
Laura Ricci - Orvieto TV


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Mele marce

Voglio Scendere di Travaglio, Gomez e Corrias - Mer, 28/07/2010 - 12:12

 Il primo ottobre del duemilanove
 c’è a casa di Verdini un bel gruppetto
 e le intercettazion ne dan le prove:
 Flavio Carboni, amico del ducetto

 dai giorni dell’arrivo alla Certosa,
 l’ex socialista Arcangelo Martino
 che presentò il papà della virtuosa
 minorenne Noemi all’omarino,

 Pasqualino Lombardi, un faccendiere
 e un esperto accalappia-magistrati.
 Dal còordinator del Cavaliere
 ci son dunque i tre vecchi pensionati,

 per qualcun mele marce dentro un cesto,
 mentre per i piemme sono, ahimé,
 gente che traffica in un contesto
 di società segreta, la P3.

 Flavio chiama la moglie al cellulare:
 “Qui da Verdini portami, Maria,
 gli assegni che tu sai, non indugiare…”
 La moglie corre e scende nella via

 Carboni a ritirare il gruzzoletto,
 il qual sarà incassato il giorno appresso
 o da Verdini o da un suo amichetto…
 Il còordinator: “Questo è un processo

 fatto in piazza per soldi regolari,
 frutto dei sacrifici di famiglia!
 I tesoretti sono immaginari,
 è una persecuzion rosso vermiglia!”

 Giran le pale sopra la Sardegna
 producendo energia marca P3,
 ma giran più le palle a chi si sdegna
 per le tre mele marce del premier!

 Carlo Cornaglia
 da Il Misfatto, 25 luglio 2010

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Champagne, cocaina, celebrità, affari e corruzione. Chiusa la discoteca più frequentata d’Europa

Italia dall'estero - Mar, 27/07/2010 - 23:30

[Terra Magazine]


Essere fotografata e entrare a far parte, anche se per poco tempo, della galleria dei frequentatori della discoteca Hollywood, in Corso Como a Milano dal 1986, significa ottenere il “passaporto di celebrità”.

A valorizzare la galleria ci sono le foto di importanti personaggi della politica, del cinema, della musica, del calcio ecc… Sono iI VIP che ci sono stati, le cui foto adornano le pareti, sono l’élite, i migliori.

Tra i fotografati ci sono, ad esempio, George Clooney, Mara Carfagna, ex modella e oggi ministra per le Pari Opportunità del governo di Silvio Berlusconi. C’è persino una coppia di attacanti formata dai cannonieri Drogba e Adriano, che certamente farà invidia a Mano Menezes, attuale tecnico della Nazionale brasiliana di calcio.

Il prezzo di ingresso all’Hollywood non è considerato caro. Caro è il prezzo per il tavolo, con prenotazione obbligatoria. E anche quello dello champagne e della cocaina.

Per quanto riguarda la cocaina, il prezzo alto evitava la fila per entrare in bagno. E di conseguenza ha reso più facile il lavoro di polizia e magistrati che hanno piazzato microspie e filmato i consumatori e gli acquirenti di cocaina.

Grazie alle immagini il pubblico ministero è riuscito a far arrestare per favoreggiamento al consumo di droga, i tre soci dell’Hollywood: Fabrizio Guglielmini, 49 anni, Andrea Gallesi, 40, e Alberto Baldaccini, 37.

Secondo i pubblici ministeri di Milano esisteva un consenso esplicito da parte dei soci amministratori dell’Hollywood affinché i clienti VIP potessero usare il bagno per assumere e acquistare cocaina.

Oltre all’arresto dei soci proprietari, la discoteca è stata chiusa. Gli arrestati si trovano ai domiciliari con braccialetti elettronici e isolati dall’esterno. Hanno i telefoni bloccati così come le e-mail ecc. In caso di disobbedienza scatta immediatamente il trasferimento in carcere.

Nel caso Hollywood sono statii indagati 19 frequentatori.
Si trovano agli arresti, oltre ai tre soci amministratori sopracitati, il responsabile della commissione comunale di vigilanza delle disocteche ed ex presidente del sindacato dei locali da ballo. Motivo: corruzione.

La discoteca Hollywood, secondo i due procuratori che guidano le indagini, Frank Di Maio e Alfredo Robledo, era usata anche per organizzare cene con l’obiettivo di ottenere indebiti vantaggi. Per esempio, la concessione di servizi pubblici, licenze ambientali e opere pubbliche.

[Articolo originale "Champanhe, cocaína, celebridades, negócios e corrupção. Fechada a discoteca mais badalada da Europa" di Wálter Fanganiello Maierovitch]

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Wikileaks mette a nudo la guerra in Afghanistan

Luogo comune - Mar, 27/07/2010 - 21:00

La pubblicazione su Wikileaks di oltre 90.000 pagine di documenti riservati, riguardanti le operazioni militari in Afghanistan, sta scatenando a Washington un vero e proprio putiferio. Molti paragonano l’importanza di questo trafugamento ai famosi “Pentagon Papers”, uno studio secretato sulla guerra in Vietnam che fu reso pubblico dal New York Times nel 1971, e rivelò come l’amministrazione Johnson avesse sistematicamente mentito al popolo americano, ed allo stesso Parlamento, sugli eventi di quella guerra.

Ora la Casa Bianca, che ha definito “irresponsabile” il trafugamento dei documenti pubblicati da Wikileaks, è entrata in modalità di “damage control”, e sta cercando di minimizzarne l’importanza. Ma la tormenta è ben lontana dall’acquietarsi.

I documenti infatti rivelano un quadro della guerra in Afghanistan ben peggiore di quello ufficialmente dichiarato di fronte ai media e alla popolazione, con dozzine di “operazioni segrete”, condotte da “agenzie” non meglio identificate, tese a uccidere o catturare i leader talebani, con centinaia di attentati letali, mai dichiarati, subiti dai militari americani, e con migliaia di civili uccisi, intenzionalmente o meno, dagli stessi americani in azioni di vario tipo.

Le informazioni provengono direttamente dai militari e ufficiali presenti al fronte, ...

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Probovirus

Voglio Scendere di Travaglio, Gomez e Corrias - Mar, 27/07/2010 - 16:18



da Il Fatto Quotidiano, 27 luglio 2010


Bisogna essere grati all’onorevole Granata non solo per aver detto ciò che tutti sanno, e cioè che negando la protezione a Spatuzza il governo ostacola la lotta alla mafia. Ma anche per altri due fondamentali motivi. Primo, aver turbato i sonni di Pigi Battista, che intravede nella sua dichiarazione quel “certo morbo giustizialista che evidentemente in Italia alligna in tutti gli schieramenti” (magari!). Secondo, avere riportato alla luce una specie zoologica che si temeva estinta, più rara e inaspettata dell’ippogrifo, del centauro e dell’ircocervo: il proboviro del Pdl.

Pare che, ibernati nel museo di storia naturale di Palazzo Grazioli, ne esistano addirittura dieci esemplari. Di più non se ne son trovati, visto che incarnano altrettanti ossimori: oltreché viri, essi devono essere pure probi, il che per il Pdl costituisce una contraddizione in termini. Il loro presidente è un anziano filosofo sui 90 anni, Vittorio Mathieu. Poi c’è un compagno di classe di B., Guido Possa, poi c’è un pluritrombato ex fondatore di Forza Italia appena distaccato in una società Rai, poi ci sono la signora Armosino e un giudice che lavora con Alemanno, Sergio Gallo, che andava ai convegni di magistrati organizzati dalla P3; completano il quadro tali Tofoni, Sisto, Casali e un certo Cella (un nome, un auspicio). Come rivela Urbani – il più vispo fra i dieci – in due anni di Pdl l’illustre consesso non si è mai riunito. Del resto non ve ne sarebbe stato motivo: in un partito che annovera B., Dell’Utri, Previti, Cosentino, Verdini, Brancher, Scajola, Fitto, Cicchitto, Letta, Cappellacci, Scopelliti, Brancher, Matteoli, Lunardi, Caliendo, Ciarrapico, Angelucci e altri gigli di campo, i probiviri non hanno molta scelta. O si suicidano in massa, oppure per far prima cacciano chi osa parlare di legalità e questione morale. Brutte parole, pure provocazioni.

Quando Fini, all’auditorium della Conciliazione, si lasciò scappare “legalità”, la sala fu scossa da un fremito di emozione mista a sdegno e sgomento. B. rischiò di perdere pure i capelli finti, Verdini accennò alla fuga, Bondi rischiò l’ipossia e La Rissa l’embolo. Ora questo Granata si azzarda addirittura a negare la solidarietà a Dell’Utri, si dice contrario al monumento equestre per Mangano e, non contento, parla financo di lotta alla mafia. Delle due l’una: o è comunista o è indemoniato. La sua incompatibilità balza subito agli occhi di Maurizio Lupi, il ciellino amico di Abelli (vedi scandalo Poggi Longostrevi e voti della ‘ndrangheta) e di Grossi (quello della splendida bonifica a Milano-Santa Giulia): “Granata contraddice i nostri valori fondanti (probabilmente quelli custoditi al Credito Fiorentino di Verdini, ndr). O se ne va o finisce ai probiviri”. Littorio Feltri parla di “intelligenza col nemico”, senza peraltro indicare il nemico (lo Stato? L’antimafia? La legge?); ma il problema vero è l’intelligenza, tara davvero inaccettabile da quelle parti. La Rissa, triumviro del Partito dell’Amore, suggerisce a Granata “il ricovero in ospedale” e dà del “quaquaraquà” (dotta citazione di don Mariano, il padrino del Giorno della civetta). Urbani, molto viro e soprattutto molto probo, anticipa il verdetto: “C’è un’evidente incompatibilità culturale con la stragrande maggioranza del partito”.

La cultura in questione è quella che si insegna all’Università telematica del Cepu, di recente visitata da B., dove Dell’Utri è docente di Storia contemporanea (imperdibili le sue lezioni sui falsi diari del Duce) e Ubaldo Livolsi di Mercati finanziari internazionali (rinviato a giudizio per concorso in bancarotta); ma anche all’annuale seminario di Gubbio, dove il mese prossimo i professori Bondi, Cicchitto, Schifani e Carfagna sviscereranno il tema “Competenza e onestà per una buona politica”. Ancora incerta la presenza di Cosentino che, nel caso fosse ancora a piede libero, dovrebbe chiudere il simposio con una lectio magistralis sull’arte del dossier nel Terzo millennio, dal titolo “Quel culattone di Caldoro, fra bocchiniani e bocchinari”. 
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

No al bavaglio della rete - Firma l'appello di Valigia Blu contro le norme bavaglio ai blog e per la modifica del comma 29 del Ddl intercettazioni.

Giovedì 29 luglio, ore 16, Piazza Montecitorio, Roma - Presidio "Né tagli né bavagli" (dal blog della FNSI No al silenzio di Stato

Cala il sipario sul web - di Federico Mello (da www.ilfattoquotidiano.it)


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27 luglio 2010 da Ines Tabusso

Voglio Scendere di Travaglio, Gomez e Corrias - Mar, 27/07/2010 - 11:11

La Stampa on line
27 luglio 2010
P3, Dell'Utri non risponde ai pm
Indagato il sottosegretario Caliendo

Roma
Memore di precedenti infausti, il senatore Marcello Dell’Utri decide di non rispondere ai pm romani che gli avevano inviato un invito a comparire nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3 e nel registro degli indagati finisce un nuovo nominativo, quello del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. «A Palermo, 15 anni fa - ha detto Dell’Utri motivando la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed al sostituto Rodolfo Sabelli - ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base della mie dichiarazioni. Ho imparato da allora». «È una mia regola fissa - ha aggiunto lasciando gli uffici di piazzale Clodio - non avendo parlato con i procuratori non mi sembra il caso di farlo neanche con la stampa. Quella di non rispondere ai pm è una regola fondamentale per chi è indagato, la consiglio a tutti».
Nel contempo si registra un nuovo indagato, il sottosegretario Caliendo, iscritto per violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Il suo nominativo compare in alcune vicende finite sotto la lente di ingrandimento della Procura di Roma: tra queste una cena nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini, a palazzo Pecci Blunt, che avrebbe avuto il fine di stabilire le strategie di intervento sul lodo Alfano, sulla nomina di Alfonso Marra a presidente della Corte D’Appello di Milano ed il ricorso in Cassazione dell’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino contro l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti dalla magistratura napoletana. Nei prossimo giorni Caliendo sarà interrogato dai magistrati di piazzale Clodio. Berlusconi gli ha confermato piena fiducia e lo ha invitato a continuare il suo lavoro.


Antimafia 2000
dicembre 2002
Cinque comandamenti del perfetto imputato
di Monica Centofante





Libero e naturale

"Chassez le naturel, il revient au galop"
(Philippe Néricault dit Destouche, “Le Glorieux”, 1732)

Libero - Edizione Milano
27 luglio 2010
Gasparri scopre il bluff «Vogliono farsi espellere»
Il capogruppo del PdL al Senato contro i finiani: «Quando uno accusa Mantovano di ostacolare la mafia, vuoi dire che è fuori dalla realtà, che ha deciso di tirare la corda»
Elisa Calessi



Il Riformista
27 luglio 2010
Granata: «Scuse? No. Ora la verità sulle stragi»
Intervista.
Il finiano rilancia «Berlusconi, da imprenditore, aveva uomini che gestivano i rapporti con l`ambiente malavitoso».
di Alessandro De Angelis



La Stampa
27 luglio 2010
Retroscena
Il premier: quello lì ormai anticipa le procure
«Lui sa ciò ciò che faranno i pm e fa le sue mosse anticipando le iniziative giudiziarie. E io dovrei tenermi queste serpi in seno?»
Amedeo La Mattina

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